Cavaglieri e la regione del Gers
Un altro mini-capitolo dell’ultima guerra, faccio fatica a scrivere “ultima”…

© Foto originale firmata D.R. e tratta dalla pubblicazione stessa
Il testo l’ho scovato in francese su di una pubblicazione settimanale qui in Francia, pubblicazione (MIDI – ma Région, mes envies) che viene aggiunta al quotidiano che si compra alla domenica. Un’altra storia di italiani qui in Francia durante la guerra, storie che si assomigliano purtroppo e che continuano anche ai giorni nostri, per altri motivi…
| par Santiago Mendieta | publié le 14 décembre 2025 |
Con la sua musa e compagna Giuletta, questo artista italiano si stabilisce a Peyloubère, a Pavie, località sempre nel Dipartimento del Gers e vicino a Auch, e prosegue la sua opera luminosa. Perseguitato durante la guerra, tornerà in Italia prima di ritornare in terra guascona.
Gli anni di guerra: sospetti e persecuzioni
Sin dal 1940, e poi con l’Occupazione, i coniugi Cavaglieri (di nazionalità italiana) devono affrontare sospetti e persecuzioni. L’Italia avendo dichiarato guerra alla Francia, la loro abitazione a Peyloubère viene perquisita. Mario viene internato nei campi di Montech, Cascaret, Mazères e al Vernet d’Ariège.
Rifiutando la menzione « ebreo » sulla sua carta d’identità, parte allora da solo per raggiungere sua sorella a Bologna, nel gennaio 1943. Si nasconde e, sballottato dalla guerra, si ritrova infine in un campo profughi fino a gennaio 1946, prima di ottenere finalmente il visto per la Francia.
Un pittore italiano stabilitosi nel Gers, apprezzato e conosciuto dagli Auscitani ma sconosciuto in Francia. Così era Mario Cavaglieri, che dipinse quadri luminosi della campagna gersoise, del giardino della sua casa di Pavie (cittadina qui in Francia e niente a che vedere con Pavia in Lombardia…), dei bagni lungo il Gers, ritratti di donne mondane e altre nature morte… Di lui si conservano due autoritratti e un busto giovanile in terracotta. Preferiva la Francia all’Italia, ma durante l’ultima guerra mondiale dovette fuggire da entrambi i paesi. Personaggio dai grandi colori, faceto, Cavaglieri nacque nel 1887 a Rovigo, in una famiglia benestante del Veneto, di origine ebraica.
Fin dal 1901, manifesta attitudini per il disegno e poi per la pittura. Ma, sotto pressione del padre, sceglie il diritto continuando comunque a seguire corsi di pittura. Già si afferma il suo stile ispirato ai grandi maestri come Vuillard e Klimt: scene d’interni, ritratti di giovani donne sublimi tra cui sua sorella Gilda. Nel 1907, addio università: conta solo la sua arte. Con la fortuna familiare, finanzia il proprio studio a Padova e comincia a esporre. Nel 1911, colpo di fulmine, il veneziano incontra a Parigi un’elegante giovane donna di sei anni più giovane di lui, la contessa Giulietta Catelini de Grossi, che diventerà la sua musa. Soggiogato, il giovane pittore non smette di ritrarla in formati sempre più grandi, alla maniera di Vuillard, aggiungendo strati di colore sulla tela. Accolte con favore dalla critica, le sue opere, caratterizzate dal colorismo, gli aprono le porte dei grandi eventi artistici del suo tempo e degli ambienti più agiati. Pittore della dolce vita, di ricchi interni, di atmosfere proustiane, di belle donne dall’aspetto curato, i suoi anni dal 1913 al 1920 sono i più prolifici.
Alla fine del 1915, l’incoscienza e la felicità finiscono, però. Il padre di Mario rifiuta il matrimonio del figlio con Giuletta. La famiglia Cavaglieri è ebrea, quella della sua amata, cattolica. Separazione e disperazione. Giuletta sposa un aristocratico. La pittura dell’artista ne risente, più cupa.
Felici nel Gers
Nel 1921, Mario apprende, non senza sollievo, la morte del marito di Giuletta e la raggiunge a Piacenza, città dell’Emilia-Romagna. Più tardi, si fa battezzare e la sposa. I giovani sposi viaggiano nelle Dolomiti, a Monaco, nel sud-ovest della Francia. Nel gennaio 1925, il destino li conduce nel Gers. I paesaggi e la luce evocano per loro la loro Italia natale. Lì incontrano il senatore Frédéric Sancet che li invita nella sua proprietà di Peyloubère, a Pavie, vicino ad Auch. Incantati dal luogo, la coppia lo acquista e vi si stabilisce. Mai Cavaglieri ne farà allusione, ma la salita deleteria del fascismo e la presa del potere da parte di Mus‑lini, alla fine del 1922, sono senza dubbio all’origine della loro lontananza. Sulle pareti di questa dimora tradizionale gersese, Mario dipinge affreschi a tema mitologico. Sottostante al parco, una spiaggia è attrezzata lungo il Gers, scenario di numerose feste estive e di dipinti. A Peyloubère, i coniugi stringono amicizia con una bambina, Andrée, che viene con sua madre a consegnare pollame. Si affezionano a lei e, non avendo avuto figli, la adottano e ne faranno in seguito l’unica loro erede. Cavaglieri continua a dipingere sia modelle provenienti dall’aristocrazia sia persone del popolo o persino i paesaggi circostanti. Dopo le prove della guerra (leggi Lo sapevi?), le amicizie tradite, arriva la fine dell’incoscienza. Mario riprende le sue composizioni, disegni, nature morte e paesaggi, percorrendo Auch, i suoi dintorni e le strade del Gers. In inverno, vivono a Mont‑martre con la loro figlia adottiva Andrée, non lontano dai grandi musei parigini e dalle esposizioni. Nonostante la perdita della sua famiglia decimata dalle deportazioni, Cavaglieri si riconcilia con l’Italia che celebra la sua opera. Mentre la sera precedente aveva iniziato un ultimo paesaggio su tela, Mario Cavaglieri si spegne all’età di 82 anni, nel sonno, a Peyoubère.
Musa e compagna di tutta una vita
Giulietta Catellini de Grossi, di ascendenza aristocratica, ha accompagnato per tutta la vita Mario Caviglieri e ispirato gran parte della sua opera. Musa e modella preferita del pittore, fu dapprima sposata e poi, rimasta vedova, sposò Mario nel 1921. Alla Liberazione, Giulietta, di nazionalità italiana, sospettata a torto di essere una «cittadina nemica», viene a sua volta internata brevemente, per due volte, su denuncia. I suoi beni e quelli del marito vengono posti sotto sequestro. Tutte queste accuse saranno rimosse alla fine di giugno 1945.
Da leggere: «Mario Cavaglieri, una vita gersoise» di Fabien Ferrer-Joly, conservatore (Musée des Jacobins, Grand Auch Agglomération, 2015).
Il fondo Cavaglieri accanto alle collezioni d’arte precolombiana
Grazie al lascito della sua figlia adottiva, Andrée, e a diversi acquisti, il museo delle Americhe di Auch possiede una delle collezioni più ricche di quadri, disegni e studi (quasi 300 opere) dell’artista italiano che aveva scelto il Gers come terra d’adozione. Creato nel 1793, il museo della città di Auch, poi museo dei Giacobini, ospitato nell’ex convento omonimo, rinominato museo delle Americhe – Auch, possiede il fondo d’arte precolombiana più ricco di Francia dopo quello del museo del Quai Branly-Jacques Chirac, a Parigi, dedicato ai popoli originari.
Museo delle Americhe – Auch, 9 rue Gilbert Bégail, tel.: 05 62 05 74 79, www.ameriques-auch.fr
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