IL CORTILE | SACERDOTI & CO

Zannini Francesco Don

Purtroppo il nostro caro don Zannini è mancato ad Abadan, 30/05/1977 a 66 anni.
Un saluto molto caro e amichevole da parte nostra a tutti coloro che se ne sono purtroppo già “iti”…

Il Cortile

Alunni & Co, SSB

Mancato ad Abadan, 30/05/1977 a 66 anni


Avevo conosciuto Don Francesco Zannini durante il periodo (1962-63) in cui con la mia famiglia avevamo abitato ad Abadan nel golfo persico. Don Francesco era parroco di quella città ed era coadiuvato da Don Lucio Carboni e Father Mulligan, irlandese. Come lo ha ben descritto Eddy ciò che colpiva di lui era la profondità dello sguardo. Occhi azzurri penetranti che ti potevano mettere soggezione ma nello stesso tempo possedevano una luce rassicurante. Un piglio sicuro ed un portamento aristocratico accentuato da una chioma ondulata e bianchissima, conferivano a Don Zannini un carisma inconfondibile.

Conosceva molte lingue (aveva scritto fra l’altro una grammatica di lingua persiana per stranieri) ma parlava l’inglese come pochi e la sua pronuncia era ritenuta perfetta dagli stessi sudditi di Sua Maestà “The Queen”. La sera riuniva in parrocchia i volenterosi della comunità italiana e ci insegnava l’inglese “come avrebbe dovuto essere scritto e pronunciato”. Erano serate affascinati perché ci rendevamo conto di aver la fortuna di essere allievi di un docente di assoluta eccezione.

Lo rividi a Beirut anni più tardi quando seppi che era zio di Tojo. Non era cambiato nell’aspetto né soprattutto nello spirito. Ricordammo i bei tempi di Abadan e mi fece capire che la sua attività in quei luoghi sarebbe proseguita con lo stesso impegno di prima.
Dopo essere rientrato in Italia da Beirut, continuavo a ricevere per posta dalla Persia il giornale parrocchiale “La voce del Golfo Persico” sul quale scrivevano gli italiani residenti ad Abadan e Khorramshahr.

Nel 1977 ne ricevetti una copia in cui era evidenziata la notizia della morte di Don Zannini.
Era Father Mulligan che scriveva. Don Francesco era in visita pastorale ad un campo minerario nel deserto iraniano (credo di ricordare Maschid I Suliman) quando avvertì improvvisamente dolori al petto che col passare delle ore si fecero sempre più insistenti. Il medico, che chiamato via radio arrivò qualche ora dopo, non potè far nulla per salvagli la vita.

(M. Prosdocimo)

 

Carissimo Don Zannini,
Ho scritto a Don Filiè e come potevo non fare due chiacchiere anche con te. La tua chioma bianca, il tuo sorriso splendido, la tua parlata veneta, facevano rendere le serate affascinanti, quando venivi a trovarci con il tuo inseparabile amico Don Filiè.

Il tuo sguardo profondo e brillante, la tua saggezza e gran senso dell’humour mi trasmettevano una gran gioia. Mi hai visto crescere (vedi foto con mia sorella Rita), eri sempre presente nei momenti brutti e belli dalla mia famiglia. Sentivo che davi conforto e grande gioia ai miei genitori e questo non faceva che accrescere la mia ammirazione in quello che io consideravo un papà “spirituale”. Ricordo gli occhi di mio padre che divorava le tue parole, e mi accorgevo che ti ammirava tanto.

Poi ho dei vaghi ricordi fino a che sono arrivati i tuoi splendidi amici e nipoti, Dado e il caro Toyo. Questo ha consolidato la tua figura in casa nostra. Mamma Giulia era sempre preoccupata che i due nipoti avessero abbastanza da mangiare, allora gli preparava il brodino, la bistecca. Li considerava come suoi figli ed io ne ero felice perché due ragazzi come loro erano non solo compagni di scuola ma anche due grandi amici. E’ stato un periodo che difficilmente riuscirò a cancellare dai miei cassetti.

Mi spiace averti perso di vista, avevo saputo forse dai nipoti che eri a Teheran, poi più nulla. Quando ho letto sul sito la tua storia raccontata da Prosdocimo mi è venuto un nodo in gola, ma la tua figura rimarrà sempre scolpita nei miei occhi. E’ stato un grande onore averti avuto vicino fin da bimba, l’unico rammarico è quello di non averti potuto salutare.

Ti ho voluto bene e te ne voglio ancora.
Ciao Don Zannini
Un abbraccio
Bruna e Gianna Brughera (purtroppo è quanto resta della mia numerosa famiglia).

Per fare un passo avanti…

Il modulo WHO’S WHO qui sopra fa parte di una idea sgorgata anni fa, siamo nel 2007 a Roma durante il mega-incontro organizzato dalla Kikka e da don Caputa, per fare in modo di raccogliere più testimonianze possibili da salvaguardare e da tenere al sicuro per tanti motivi ma sopratutto perché ognuno di coloro presenti prima, dopo e durante la storia della scuola di Beirut, si ricordi della sua storia e della storia di quelli incontrati in quegli anni, una storia nella storia, in pratica…
Vi ricordiamo che siete sempre invitati a raccontare la vostra esperienza libano-libanese, basta cliccare sul link qui di seguito ed il gioco è fatto, si fa per dire…

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