Stiamo diventando più cretini di prima???
Se ne parla dappertutto, televisione, radio, giornali e riviste specializzare, esperti a destra e a manca e ragionamenti talvolta al di sopra della media nazionale…

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TO BE OR NOT TO BE
Siamo inondati da una marea di “notizie” giornaliere che stanno trasformando la nostra maniera di vedere ed interpretare molti degli argomenti a cui facciamo attenzione ogni giorno appunto…
È il piccolo ritornello che resta in testa da un po’ di tempo a qusta parte: la nuova generazione sarebbe “ufficialmente” più stupida delle precedenti… La scienza avrebbe deciso! QI, risultati scolastici, impoverimento del linguaggio, calo dell’attenzione: di cosa stiamo parlando esattamente e come si misura l’intelligenza? Perché ogni generazione pensa che quella che la segue sia meno intelligente? Tra i grandi mali del nostro tempo, i colpevoli sarebbero proprio quelli indicati: gli schermi, i social network, l’IA… Strumenti fatti su misura per pensare al nostro posto o tenerci prigionieri davanti a contenuti sempre più stupidi.
Ma stiamo veramente diventando più stupidi di prima o forse gli obiettivi di una grande maggioranza sono cambiati in pratica a 180 gradi??
Ok, si parla di un calo del QI, sì, ma cosa si misura realmente? E soprattutto, a chi giova questo discorso allarmista sul declino intellettuale? Varie inchieste esplorano piuttosto una trasformazione, cioè l’intelligenza evolve, diventa più veloce, più frammentata, ma non necessariamente minore. Schermi e algoritmi non rendono stupidi per magia. In realtà, ridefiniscono il nostro modo di pensare. Resta da sapere se ci adattiamo o se subiamo
Negli ultimi anni diversi studi hanno osservato un rallentamento o inversione del cosiddetto “effetto Flynn” (l’aumento generazionale dei punteggi di QI), come anche cali nella comprensione del testo e nella concentrazione prolungata ed una maggiore difficoltà nel ragionamento critico e nella gestione di informazioni complesse, senza dimenticare un aumento della dipendenza da stimoli rapidi, notifiche, scrolling continuo.
Le cause probabili non sono “la gente è diventata più stupida”, ma un mix di fattori, come un sovraccarico informativo. Riceviamo più informazioni in un giorno di quante una persona di solo qualche anno fa ricevesse in mesi. Il cervello reagisce filtrando, semplificando, skippando. Poi stiamo diventando degli esperti nell’Economia dell’attenzione, molte piattaforme sono progettate per catturare attenzione, non per favorire riflessione. Contenuti brevi, emotivi e polarizzanti funzionano meglio degli argomenti complessi. Senza dimenticare una qualsiasi Esternalizzazione mentale, cioè deleghiamo ad un qualsiasi smartphone memoria, orientamento, calcoli e persino scrittura, senza dimenticare che IA riduce l’allenamento di alcune abilità cognitive.
Un po’ come usare sempre l’ascensore: le gambe funzionano ancora, ma si allenano meno.
Il problema è che queste abilità spesso sostituiscono quelle lente ma necessarie, come la lettura di un libro, studio profondo, argomentazione, pazienza cognitiva.
C’è anche un altro fenomeno che non diminuisce, anzi, oggi l’ignoranza è più visibile.
Con internet chiunque parla pubblicamente e senza alcun freno. Un tempo molte opinioni assurde rimanevano al bar, mentre ora diventano virali.
Siamo probabilmente più distratti, più frammentati e meno allenati ad una profondità mentale, ma anche più capaci in alcune forme di intelligenza adattate all’ambiente digitale e dei nostri giorni.
E la parte interessante è che queste capacità sono molto malleabili, cioè una qualsiasi concentrazione, memoria e pensiero critico si recuperano abbastanza rapidamente quando cambiano le abitudini.
Basta solo cambiarle queste abitudini…

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