Mi ritorni in mente…

Ricordi di classe, storie tramandate dalla memoria collettiva e attimi che non ho mai dimenticato, per vari motivi…

da | 23/06/2009 | VITA A SCUOLA | 0 commenti

Prego notare i «feromoni» accesi…


Fra le varie scorie di memoria libanesi che mi sono rimaste in questi ultimi anni, tante appartengono ai momenti scolastici, momenti con i compagni in classe ma anche con i vari professori o maestri, sacerdoti e laici.

Diego

Er Webmaster..., SSB

Reminiscenze scolastiche

Negli anni del liceo abbiamo avuto don Risatti che sebbene piccolo di statura era sempre in mezzo ad un nugolo di nonne, mamme, che gli giravano attorno come le operaie in una colonia di api.
Aveva il capello bianco che gli faceva il giro della testa a mo’ di chioma, ma appena si alzava un po’ di vento la chioma diventava ribelle e don Risatti era il vero beatnik della scuola, con i capelli più lunghi di tutti.

C’era don Pradiroux, professore di filosofia, con le sue barzellette molto “filosofiche” e che sono state tramandate anno dopo anno grazie al fatto che non ci si poteva veramente dimenticare una delle sue “barzellette”.

C’era la famosa professoressa di inglese, che molti della mia età ricorderanno, anche lei con le sottane ma non per motivi ecclesiastici e guarda caso ogni volta che avevamo lezione di inglese c’era un movimento tellurico particolare dato che tutte le matite e gomme di praticamente tutti i ragazzi (parlo di quelli con il feromone sempre acceso e la faccia da imbambolato perenne) si trovavano immancabilmente per terra con il solito strascico dello sguardo pseudo-languido, con Ezio che era l’asso nella manica della nostra classe…
Quando lui faceva certe cose non se ne accorgeva nessuno, bastava che le facessi io se ne accorgeva anche don Doveri che stava a pianterreno…

Poi c’era anche Adnan, fratello di Baba in classe con noi, che per un periodo di tempo ha fatto finta di dare lezioni di arabo, parlato e scritto. Mai riso tanto in vita mia al punto che sebbene molti erano dispensati per l’ora di lingua araba, non usciva nessuno per paura di perdere le ultime della saga dei Basatni. Un’ora di risate senza sosta, un aneddoto o storiella senza fine, una sceneggiata mattutina da far spavento ai vari comici dell’epoca, non si finiva mai di piangere dal ridere, no kidding…

Adnan, ad un certo punto della prima parte del semestre in lingua araba, si accorse di aver finito le storielle e aneddoti vari e quindi ha incominciato a parlare di quello che succedeva a casa propria, con Baba che dialogava dal suo balcone al balcone opposto, dove c’era una ragazza che rispondeva alle baggianate di Baba, sempre secondo Adnan. Poi Adnan ha incominciato a parlare dei programmi televisivi e di quello che succedeva davanti e dentro il televisore, non vi dico le varie comiche inventate o ingigantite da Adnan, ma nessuno ha mai messo in dubbio quanto ci raccontava, era troppo sganasciante e non vi nascondo che in pratica si sapeva tutti che era un po’ esagerato ma prendere fiato fra una parentesi comica ed un’altra era troppo difficile, parola di Diego, allora non ancora Webmaster…

L’ora di arabo firmata Adnan Basatni continuò fino al giorno in cui don Doveri mise la parola fine con un vero professore in cattedra, che dava vere lezioni di arabo, c’era poco da ridere…

E poi c’era don Filié, artista della scultura e della pittura ma sopratutto professore di disegno, praticamente di tutte le classi elementari, medie e liceo della scuola.

Mi ricorderò sempre quando Dado (Zanotto Alessandro per i non esperti), che era anche uno dei più  bravi,  finì il suo disegno del capitello romano in chiaro-scuro e lo mostrò a don Filié con un misto di orgoglio/soddisfazione/teladoiolamerica da far invidia e don Filié, dopo aver girato il capitello su tutti i lati gli disse che doveva aumentare il chiaro-scuro in alcuni punti e per dimostrarglielo strofinò l’indice sul versante del capitello in questione.

Ora, forse non ve lo ricordate, ma don Filié aveva il dito indice che faceva quasi 9 centimetri di circonferenza e quindi stampare quei 9 centimetri sul chiaro-scuro di Dado significò praticamente ridurre il capitello ad un chiaro-scuro, più scuro che chiaro, che rassomigliava di più alla macchia d’inchiostro che immancabilmente si faceva sul quaderno quando cambiavamo la cartuccia della penna stilografica.

Dado fu molto contento della “modifica” artistica e della mini lezione sul chiaro-scuro impartita da don Filié e dovemmo tenerlo in sette perché voleva buttarsi dal secondo piano…

Ciao ragazzuole e ragazzuoli.

Foto non “croppata”

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