Siria, l’unico ministro donna

da | 12/09/2026 | VIVA LE DONNE | 0 commenti

Hind Kabawat indica ai media vaticani che il dialogo tra i gruppi etnici e religiosi sta aiutando il Paese a ricostruirsi dopo un decennio di guerra civile

Hind Kabawat interviene alla Piattaforma interreligiosa per il dialogo e la cooperazione a Roma

Siria, l’unico ministro donna segue le orme del “mentore” gesuita Paolo Dall’Oglio

Hind Kabawat indica ai media vaticani che il dialogo tra i gruppi etnici e religiosi sta aiutando il Paese a ricostruirsi dopo un decennio di guerra civile

Joseph Tulloch – Città del Vaticano

Sulla scrivania di Hind Kabawat, avvocato, professoressa e attivista, nonché unica donna e unico ministro cristiano del Governo di transizione della Siria, non ci sono fotografia di figure politiche o familiari. C’è invece una foto di Padre Paolo Dall’Oglio, un sacerdote gesuita italiano che ha dedicato la vita a costruire relazioni interreligiose in Siria.

“È stato il mio mentore”, afferma Kabawat, in un’intervista con i media vaticani a margine di una conferenza interconfessionale a Roma. “È stato lui a insegnarmi del dialogo”.

Il dialogo è un concetto centrale per Kabawat, che prima di essere nominata ministro del lavoro e degli affari sociali nel 2025 in seguito alla caduta del regime di Assad, aveva dedicato gran parte della propria carriera a iniziative di costruzione di pace e interconfessionali. Il dialogo, inoltre, è un’importante sollecitudine per il governo nel quale ora serve, che ha preso il potere dopo una fulminea campagna militare alla fine del 2024.  Composto in gran parte da ex ribelli islamisti, deve tracciare la strada da seguire per un Paese diviso tra tendenze islamiste e laiche e frammentato in numerosi gruppi etnici e religiosi: sunniti, curdi, drusi, ismailiti, yazidi, alawiti, cristiani e altri.

A tale riguardo, Kabawat ci tiene a sottolineare l’annuncio, fatto a fine agosto, secondo cui il processo di integrazione di istituzioni curde civili e militari in precedenza autonome nello Stato siriano è stato completato. “Ora siamo sulla stessa lunghezza d’onda”, afferma Kabawat, descrivendo l’integrazione come “uno dei risultati più grandi” finora del governo di transizione.

Ma i rapporti tra gruppi etnici e religiosi nella Siria post-Assad non sono sempre stati facili. A marzo 2025, i massacri contro la minoranza alawita della Siria hanno causato circa 1.500 morti, mentre un’indagine di Reuters ha rilevato che nelle uccisioni erano coinvolte forze allineate con il governo. Nel sud del Paese, la popolazione drusa si è scontrata con tribù beduine mentre l’Isis continua a essere una minaccia costante ad est, lanciando attacchi contro le forze governative e curde.

“Ci sono tensioni”, ammette Kabawat, “e ci sono state violazioni di diritti umani. A causa degli anni di guerra, povertà e oppressione, alcune persone sono diventate molto settarie”. La Siria è un Paese con “grande dolore e ferite profonde”, aggiunge la ministra. Ma confida che il dialogo possa prevalere: “La situazione sta migliorando grazie al nostro dialogo nazionale e a iniziative della società civile”.

Dopo più di dieci anni di guerra civile, ricostruire la nazione è un compito arduo. Oltre ai divari sociali e alle questioni di sicurezza, il governo di transizione deve trovare un modo per far fronte alla grave crisi economica della Siria e creare istituzioni efficienti.

In concreto, suggerisce Kabawat, dialogo significa che ogni siriano deve essere aperto a un certo grado di compromesso. “Se le persone sono molto radicali, devono sapere che non possono rendere radicale l’intera Siria”, spiega. “Se sono molto laiche, devono sapere che non possono rendere laica l’intera Siria. Possiamo trovare un terreno comune: abbiamo bisogno di una buona costituzione, abbiamo bisogno di uno stato di diritto, abbiamo bisogno di essere tutti uguali”.

Secondo Kabawat, le voci delle donne sono una parte essenziale di questo processo. Parla del ruolo essenziale svolto dalle donne nel conservare il tessuto sociale della Siria durante la guerra civile, esprimendo il suo dispiacere per il fatto che non siano maggiormente rappresentate nel nuovo governo di transizione. “Il primo giorno ho chiesto: ‘perché non ci sono più donne?’”, disse all’inizio dell’anno alla BBC, aggiungendo che il Presidente al-Sharaa la rassicurò dicendo che in futuro sarebbere state nominate più donne in ruoli dirigenziali. Sebbene siano ancora fortemente sottorappresentate – Kabawat rimane l’unico ministro donna del governo e le donne costituiscono solo una piccola percentuale dell’Assemblea popolare istituita di recente – sottolinea i progressi compiuti nel suo ministero, dove, dichiara, metà dei quattordici direttori regionali presto saranno donne.

La diversità religiosa è un’altra questione fondamentale per la ministra, e ritiene che debba essere mantenuta al centro del dibattito sul futuro della nazione. Parla della Siria, un Paese a maggioranza musulmana sunnita con consistenti minoranze, come di un “mosaico” di differenti confessioni religiose e descrive la mentalità “non settaria” della popolazione siriana. Nella sua famiglia, “alcuni di noi sono ortodossi, alcuni cattolici e alcuni protestanti”, afferma. “Qualsiasi chiesa io veda, entro e prego”. La stessa apertura alla diversità religiosa esiste a livello nazionale, sostiene: “Nella vita di ogni musulmano cristiano c’è un dottore, un insegnante o un amico cristiano, e vice versa”.

In questo contesto, afferma Kabawat, la Santa Sede ha un ruolo da svolgere nella ricostruzione della nazione. Pochi giorni prima della sua visita a Roma, il nuovo Nunzio Apostolico in Siria, l’Arcivescovo Luigi Roberto Cona, ha presentato le sue Lettere credenziali al Presidente siriano e ha avuto un incontro con Kabawat. “È molto attivo, molto energico”, dichiara Kabawat. “Stiamo progettando di fare tanto lavoro insieme”. Le organizzazioni cattoliche, aggiunge, “lavorano con le persone vulnerabili, lavorano con i poveri, con i rifugiati… Quando la Siria ha avuto bisogno di loro, erano lì per noi”. E riguardo alla prospettiva di una visita del Papa in Siria in qualche momento futuro, Kabawat dice semplicemente: “Mi verrebbe un attacco di cuore per la gioia”.

Ciò che emerge da questa intervista è quanto Kabawat deve a Paolo Dall’Oglio, il sacerdote italiano del quale conserva la foto sulla scrivania. Come lei, Dall’Oglio era un sincero sostenitore del dialogo interreligioso e, come lei, era un aperto critico del regime di Assad. Dopo essere stato espulso dalla Siria nei primi anni della rivoluzione siriana, Dall’Oglio è ritornato nella città di Raqqa, controllata dai ribelli, da dove è scomparso senza lasciare traccia. Kabawat parla in modo commovente del suo ultimo incontro con lui e spiega che quando, anni dopo, si è ritrovata a Raqqa, ha visitato il caffè dove Dall’Oglio era stato visto per l’ultima volta per pregare.

Le sfide – economiche, istituzionali e sociali – che deve affrontare il nuovo governo siriano sono notevoli. Come il suo mentore gesuita, tuttavia, Kabawat ha fiducia nel potere del dialogo e della collaborazione per affrontare anche le questioni più spinose. “Se lavoreremo insieme, potremo fare grandi cose”, afferma Kabawat. “Se non lo faremo, non andremo da nessuna parte”.

Hind Kabawat incontra Papa Leone all’udienza generale del 9 settembre

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