Un rifugio per le persone sfollate in Medio Oriente

Foto Swodesh Shakya
Il testo qui di seguito l’abbiamo rievuto da don Gianni questo mercoledì 1 aprile e che pubblichiamo seduta stante : il testo lascia parecchio perplessi e con la testa che sta scoppiando dalle domande incessanti che sgorgano automaticamente!
Buona lettura!!
Impatto Devastante
Medio Oriente – La rete salesiana, rifugio per le persone sfollate in Medio Oriente un mese dopo l’inizio della guerra
| ANS | 30 MARZO 2026 | https://www.infoans.org/ |
(ANS) – A un mese dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, e senza una risoluzione chiara e rapida, il Libano affronta una grave crisi umanitaria con oltre un milione di persone sfollate, migliaia di vittime e una popolazione sempre più vulnerabile. In questo contesto, le opere salesiane sostengono l’educazione, l’accoglienza e il supporto psicologico come ultima rete di protezione per l’infanzia. La campagna “Emergenza Medio Oriente” di “Misiones Salesianas”, la Procura Missionaria salesiana con sede a Madrid, contribuisce a far fronte ai bisogni della popolazione sfollata dal conflitto che, in molti casi, ha perso tutto.
La guerra in Medio Oriente compie il suo primo mese con un impatto devastante in Libano. Secondo i dati sul campo, il conflitto ha già causato oltre 1.200 morti e più di 17.000 feriti, in un Paese che partiva già da una situazione estremamente fragile, con circa 1,9 milioni di rifugiati e il 30% della popolazione sotto la soglia di povertà prima di questa nuova offensiva da parte di Israele. A questi numeri si aggiunge un dato particolarmente allarmante: oltre un milione di persone sono state sfollate in poche settimane, molte delle quali costrette ad abbandonare le proprie case a causa dei bombardamenti nel sud del Paese e nei sobborghi di Beirut.
Dietro le cifre vi sono storie concrete. Lucian, un giovane rifugiato iracheno di 15 anni, accolto dai missionari salesiani, descrive così la sua quotidianità: “Le esplosioni sono molto intense. Riesco a malapena a dormire di notte, soprattutto quando suonano le sirene”. La vicinanza degli attacchi e l’incertezza permanente hanno completamente stravolto la vita dei minori. “Viviamo ogni giorno con paura, chiedendoci cosa accadrà dopo”, spiega Florina, anche lei studentessa.
L’impatto non è solo emotivo. La guerra ha interrotto l’educazione, rendendo difficile l’accesso a internet, eliminando spazi sicuri per lo studio e generando una profonda demotivazione. “A volte penso che tutto il mio impegno possa andare perduto”, riconosce un’altra studentessa salesiana. Molti di questi giovani sono, inoltre, rifugiati che erano già fuggiti da altri conflitti, per cui la situazione attuale sta riattivando o aggravando traumi precedenti.
Reinventarsi ogni giorno perché anche l’educazione sia rifugio in mezzo alla guerra
Di fronte all’insicurezza diffusa, le opere salesiane hanno dovuto reinventarsi. Centri come “Angeli della Pace”, a Beirut, hanno sospeso le lezioni in presenza e attivato sistemi di educazione online quotidiani, accompagnati da supporto psicosociale. Ma queste lezioni svolgono una funzione che va oltre l’apprendimento, perché mantenere una routine educativa è diventato uno strumento essenziale per proteggere i minori dall’impatto psicologico della guerra: “Questa aula digitale è l’unico rifugio che resta loro”, spiega un’insegnante.
Allo stesso tempo, i centri hanno rafforzato le loro misure di emergenza: piani di evacuazione, équipe di crisi, monitoraggio quotidiano della sicurezza e sistemi di comunicazione con le famiglie.
Anche se alcuni centri hanno sospeso l’attività educativa per aprire all’accoglienza, lasciando i minori senza scolarizzazione per settimane.
La risposta salesiana si concentra anche sull’accoglienza delle persone sfollate. Nella casa salesiana di Al Houssoun, per esempio, si sta offrendo rifugio attualmente a decine di famiglie sfollate interne, per lo più provenienti dal distretto di Nabatieh, nel sud del Paese, con neonati e anziani, e le cui abitazioni hanno subito danni a causa dei bombardamenti.
La comunità accolta si mantiene stabile dall’inizio del conflitto, poiché il centro non può accogliere nuovi arrivi nonostante riceva richieste quasi ogni giorno. L’arrivo massiccio di famiglie ha messo sotto pressione comunità già impoverite. Molte famiglie hanno aperto le proprie case per accogliere altre, condividendo risorse scarse e sopportando un forte carico emotivo.
La solidarietà salesiana si manifesta anche nell’accoglienza delle famiglie sfollate
Ogni giorno si garantisce almeno un pasto caldo, oltre ad alimenti di base, prodotti per l’igiene, assistenza sanitaria, riscaldamento e accompagnamento per le famiglie accolte, in un contesto segnato anche dal freddo e dalla scarsità di risorse.
L’accoglienza non è priva di sfide. Le famiglie ospitate appartengono in maggioranza alla comunità sciita, il che aggiunge una dimensione particolarmente complessa in un contesto sociale e politico profondamente frammentato. Tuttavia, dalla comunità salesiana si insiste sul fatto che la risposta non può essere condizionata dalle divisioni, ma dalla necessità urgente di proteggere le persone.
“Stiamo vivendo una lotta costante tra la nostra umanità e la paura”, spiega una lavoratrice dell’ambiente salesiano, che ha accolto un’altra famiglia nella propria casa. L’azione salesiana si traduce anche in interventi concreti che restituiscono dignità. È il caso di una madre sfollata arrivata con il suo neonato, senza risorse né accesso a cure mediche. Grazie alla mediazione dei salesiani, il bambino ha potuto ricevere assistenza gratuitamente. “Pensavano di aver perso tutto, ma hanno recuperato qualcosa di essenziale: la speranza”, spiega il responsabile dell’accoglienza nella casa salesiana.
In questo contesto, gli educatori hanno assunto un ruolo che va oltre l’insegnamento. “Non siamo solo insegnanti; siamo sostegno emotivo, punti di riferimento e una fonte di stabilità”, spiegano dalla comunità educativa salesiana. Nonostante la paura, l’incertezza e le difficoltà materiali – come l’aumento del costo del carburante o la mancanza di risorse di base – le opere salesiane continuano a essere attive, adattandosi ogni giorno a una situazione in continua evoluzione.
Educare, proteggere, accompagnare: una missione che non si ferma in tutto il Medio Oriente
Al di là del Libano, la situazione nell’intero Medio Oriente riflette una crisi prolungata e complessa. Dalle presenze salesiane nella regione si sottolinea che la guerra non distrugge solo le infrastrutture, ma anche il tessuto sociale e le prospettive di futuro di migliaia di giovani. In territori come la Palestina, le restrizioni alla mobilità, la violenza ricorrente e la mancanza di opportunità stanno compromettendo gravemente l’accesso all’educazione e al lavoro, spingendo molte famiglie verso situazioni limite.
In questo contesto, il Superiore dei Salesiani in Medio Oriente, padre Simon Zakerian, sottolinea “l’importanza di mantenere la missione educativa e pastorale come un segno di speranza in mezzo alla crisi. Le presenze salesiane continuano ad accompagnare bambini, giovani e famiglie non solo con aiuti materiali, ma anche creando spazi di accoglienza, dialogo e ricostruzione del senso di comunità”.
L’emergenza continua e prosegue l’invio di aiuti per le famiglie sfollate
La situazione in Libano continua a peggiorare e i bisogni crescono ogni giorno. L’aumento degli sfollamenti, la distruzione delle abitazioni e l’impossibilità per molte famiglie di rientrare nelle proprie case indicano una crisi prolungata. Le opere salesiane continuano a lavorare per garantire alimentazione, rifugio, educazione e supporto psicologico a migliaia di persone, in particolare minori e giovani.
In mezzo a questa complessità, i salesiani in Medio Oriente ricordano il senso ultimo del loro lavoro: accogliere senza distinzione chi ha bisogno e sostenere la speranza anche nei contesti più difficili. “Non agiamo a partire da divisioni politiche, ma da una convinzione più profonda: che l’amore deve prevalere sulla paura, l’unità sulla divisione e la pace sulla violenza”, spiegano i Figli di Don Bosco.
Oggi, più che mai, l’aiuto è urgente. Collaborare con MISIONES SALESIANAS e con la sua campagna “Emergenza Medio Oriente” significa contribuire affinché questi bambini e queste bambine non perdano la loro educazione, la loro stabilità emotiva e il loro futuro.
Maggiori informazioni su:www.misionessalesianas.org

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