San Francesco Grande

Morte di San Francesco
Come terzo “episodio” delle varie Chiese attorno ed in quel di Padova, non potevo non parlare del Convento di San Francesco e della Scuola della Carità, una visita ad un edificio di solo qualche anno fà…
Anche in questo caso il Convento non lo si “vede” realmente dall’esterno, una struttura secolare che racchiude anche qui opere d’arte e una storia alquanto esemplare e da raccontare.
Non ho avuto il piacere e l’onore di incontrare uno qualsiasi dei frati francescani, avrei desiderato porre duemila domande ma mi sono dovuto dirigere su internet per conoscere la storia e le vicissitudini della Chiesa e del Convento in questione. Un gran peccato ma sper di rifarmi la prossima volta sempre se riesco a tornare in quel di Padova, divento più lento ogni giorno che passa vai a capire…
Le righe qui di seguito le ho “ricavate” dal sito del Convento stesso su internet e chiedo venia, ho cercato per tutta la Chiesa articoli e messaggi riguardanti il Convento ma non sono riuscito a trovare più di tanto e quindi…
La struttura del Convento
Il convento di San Francesco a Padova è il complesso adiacente all’omonima chiesa, in via San Francesco.
Il convento originale, costruito a ridosso della chiesa nel XV secolo, fu significativamente ampliato, principalmente nel corso del XVI secolo.
La costruzione conventuale era strutturata su due piani che insistevano intorno a tre chiostri :
- Il primo, a cui si accede dal numero 118 di via San Francesco (oppure dalla sagrestia della chiesa), è di forma quadrata, ed è denominato “chiostro di S. Antonio “, per gli affreschi delle lunette, che rappresentano appunto storie della vita di S. Antonio,
- Ci si riferisce al secondo chiostro con molteplici nomi: “chiostro romboidale”, per la sua particolare forma, o “chiostro del pozzo” a seguito della collocazione, intorno al 1619, di un pozzo in marmo, oppure “chiostro di S. Francesco”, per la decorazione pittorica delle lunette, che rappresenta storie della vita di S. Francesco.
- Il terzo, di forma triangolare, da cui si accede oggi all’Istituto Magistrale Amedeo di Savoia, duca d’Aosta.
Il chiostro di S. Francesco
Nel 1810, a seguito delle soppressioni napoleoniche, i frati furono costretti a lasciare San Francesco, che diventò chiesa parrocchiale curata dal clero secolare e assorbì la parrocchia di Santo Stefano.
Nel 1827 il governo austriaco cedette metà del convento al parroco di San Francesco, per uso di canonica, e alla fabbriceria, per ragioni di culto; l’altra metà, la migliore, all’Università per installarvi la scuola di zoologia e veterinaria.
La facoltà di Veterinaria funzionò nella sede di San Francesco fino al 1871, quando il vasto edificio diventò proprietà del comune e fu destinato a ospitare una scuola magistrale femminile.
Attualmente, il chiostro di San Francesco è occupato per oltre la metà dalla scuola media Pascoli (vedere piantina) e per il resto dagli uffici della parrocchia di San Francesco.
Sono presenti 36 lunette affrescate, datate 1647, si ritiene ad opera del pittore Alvise Picaglia.
A 11 lunette si può accedere dagli uffici della parrocchia e dalla sagrestia, alle altre 25 dalla scuola Pascoli.
Il percorso con cui vengono presentati gli affreschi è in senso orario, partendo dal lato sud del chiostro (si considera come “lato sud” quello opposto alla chiesa), dov’è rappresentata la nascita di San Francesco, fino al lato est, dov’è rappresentata la sua morte.
La Scuola della Carità
La Scuola della Carità era una delle più importanti ed antiche confraternite laicali di Padova, ed amministrava i lasciti destinati al soccorso di infermi e poveri, a dotare le fanciulle e ad altre opere di bene. Ricordata fino dal Quattrocento era tuttavia più antica, come si arguisce dal fatto che la consorella di Venezia, era ricordata già dal XIII secolo. Tutto in pratica “regalato” nel 1416 dai coniugi Baldo Bonafari da Piombino e Sibilla de Cetto, padovana, che abitavano nelle case di fronte, dove poi sorse l’edificio della Scuola.
Più di così diventa più difficile spiegare o cercare di spiegare quanta storia é “incastrata” nelle mura di questa Chiesa e Convento, un esempio come tanti di come si possono “inoltrare” alle generazioni future una marea di Storia con la S maiuscola, storia scritta e redatta da frati di una epoca che si fa fatica ad immaginare.
Vi ho inserito qui di seguito alcune foto che sono riuscito a trovare sul sito ad hoc, non ho potuto scattare foto all’interno della Chiesa, tutto molto scuro e si riusciva a malapena a distinguere i vari particolari.
CI HANNO SCRITTO