Soci in affari : Come le bische clandestine si sono formate a scuola

Ancora una fetta di «vita vissuta», questa volta qualche anno prima e con qualche aneddoto alquanto «matematico-socio-bisca clandestina», non facciamone tanta pubblicità…

da | 28/09/2009 | VITA A SCUOLA | 0 commenti

Foto tratta dall’album di Giovanni


Ancora una fetta di «vita vissuta», questa volta qualche anno prima e con qualche aneddoto alquanto «matematico-socio-bisca clandestina», non facciamone tanta pubblicità…

Diego

Er Webmaster..., SSB

Bernardo Gustincic era un brillante studioso di medicina fino dal liceo, dove era in classe con me nel lontano 1964. Entrambi interni a scuola.

Come capo scout (l’unico modo allora di uscire durante il trimestre dal domicilio coatto) Bernardo era diventato specialista di primo soccorso, nonche’ assistente infermiere della infermeria primo soccorso della scuola di Beirut.

Dopo la maturita’ scientifica era andato a Genova all’Universita’ dove aveva preso medicina. Dopo il primo anno in corso con tutti trenta e trenta e lode, dovette abbandonare gli studi medici e ripiegare su Economia e Commercio dopo la improvvisa morte prematura del padre che gli ha impedito di continuare gli studi vocazionali, in un Paese dove il merito non era sostenuto allora da adeguate borse di studio per studenti meritevoli.

Ho perso di vista Bernardo (che aveva il fratello piu’ giovane Claudio anche lui a Beirut)  dopo una sua visita a Roma nel 1967 quando venne a trovarmi con il nostro compagno di classe di (4)  Giorgio Conti. Mancava all’ appello solo Piero Silli.

Bernardo fu il mio primo socio di affari a 16 anni.

Mi avvicino’ un giorno in cortile dicendomi che aveva una idea per fare i soldi ma aveva bisogno di un socio per realizzarla.

Gli chiesi di che’ si trattasse.

Bernardo mi disse che  secondo lui c’era un modo per far  divertire gli altri alunni, e trarne adeguato guadagno,integrativo di paghette varie famigliari.

Mi spiego’ come l’entusiasmo per il gioco delle palline di vetro che si era diffuso poteva essere trasformato in 500 piastre giornaliere per ciascuno di noi. Somma allora per noi enorme considerando che con 25 piastre si comprava una Pepsi Cola. (se la memoria non mi inganna)

“E come ?” gli dissi io.

“Semplice “, (disse Bernardo).” Io mi metto con un cartone, opportunamente bucato in vari posti, e con numeri misteriosi scritti sopra ogni buco,  in un posto nel cortile, poi a 4 metri tiriamo un riga sulla sabbia. Tu (io cioe’) ti metti vicino alla linea e inviti gli studenti a giocare” .

“Il gioco consiste (continuo’ Bernardo) nel posizionarsi sulla riga sulla sabbia e nel tirare una pallina di vetro verso il cartone bucato posto per terra. Se la pallina entra in un buco il “cliente” si riprende la pallina piu’ tante palline quante sono scritte sopra il buco in questione. Semplice”

Bernardo, il mio primo socio d’affari, era un biscazziere.

Naturalemnte nessuno di noi due aveva ancora studiato la teoria matematica dei giochi ne’ aveva  condotto sperimentazioni pratiche, ma i buchi erano piccoli, la distanza di tiro lunga e il naso di Bernardo per gli affari era buono.

Il mercato era definitivamente insoddisfatto e il business plan brillante. I clienti si affollavano e azzuffavano per poter lasciare le loro palline (statisticamente) nelle nostre tasche, da cui poi noi le rivendavamo a prezzi interessanti agli stessi “clienti” tagliando i prezzi del rivenditore ufficiale che era il negozietto del cortile.

Facemmo i soldi per piu’ di un mese, il nostro casino’ faceva tremare Le Casino du Liban.

Pero’ come spesso succede in affari la bazza non duro’  a lungo.

Per prima subentro’  la concorrenza.

Visto che facevamo i soldi e che c’era definitivamente un mercato , altri cominciarono a entrare offrendo prezzi piu’ bassi (linea di tiro piu’ vicina, buchi piu’ grandi, numeri piu’ alti).

La soglia tecnologica e finanziaria per entrare sul mercato era purtoppo (per noi due) molto bassa, bastava un cartone, un paio di forbici e un socio.

Dopo un po’ di questa solfa Bernardo mi disse:

” Giovanni, non si guadagna piu’, mi pare ora di smettere”, io concordai e ci ritirammo.

Nel frattempo c’era anche stato un tentativo di speculare sul mercato delle biglie con due interni turchi (sembravano Stanlio e Ollio) che avevano uno stand ma non rivendevano le biglie che guadagnavano anzi ne compravano attivamente sul libero mercato, e le tenevano stoccandole con sacchi di biglie dappertutto nei loro ripostigli e cassetti sotto chiave.

Pensavano di rivenderle piu’ avanti facendo un profitto e contavano che le biglie sarebbero scarseggiate e che le avrebbero poi rivendute a caro prezzo.

Si erano dimenticati che era un mercato aperto e che il negozietto continuava a vendere le biglie  dall’ esterno sotto il naso di tutti. Finirono come spesso fanno gli speculatori di borsa perdendo la camicia.

Nel frattempo  le autorita’ governative (i salesiani) decisero che il mercato era immorale e imposero il nuovo proibizionismo del casino delle palline di vetro.

Fu allora che mi innamorai dell’ economia (ma non lo sapevo ancora) che andai poi a studiare a Roma all’ universita’ con il professor Federico Caffe’, buonanima, che a tanti diede  e coltivo’ l’ amore per la politica economica e finanziaria.

Caro Bernardo, mio primo socio d’affari,  dove sei ora?

Giovanni Solferini

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