ISLAM IN EUROPA : islam e cattolicesimo a confronto in Francia e Italia, due paesi emblematici

da | 08/02/2022 | L'ANGOLO DI DON VITTORIO | 0 commenti

Foto di Eric Zemmour scovata su internet

Ricevuto oggi stesso (8/02/22) da Don Vittorio, un quadro abbastanza preciso nonché chiaro e netto di una situazione che sta diventando sempre più scura e buia, non vi sto a spiegare il perché e percome basta leggere l’articolo…


L’ISLAM IN EUROPA: islam e cattolicesimo a confronto in Francia e Italia, due paesi emblematici

Periodicamente, con toni allarmistici  e sfumature diverse nei vari paesi, si ripresenta il problema della islamizzazione dell’Europa. L’aumento di immigrati musulmani, regolari o irregolari, in molti paesi è un dato di fatto incontestabile che provoca reazioni o per lo meno interrogativi nell’opinione pubblica, imponendosi a volte nel dibattito politico, come sta avvenendo attualmente in Francia nella campagna presidenziale in corso, in particolare ad opera del candidato dell’ultra-destra Éric Zemmour, ebreo di origini algerine, ma che si dichiara unicamente francese. Sta infatti mettendo al centro della sua campagna il tema dell’identità, chiedendosi quale sia il posto dell’islam nella Repubblica, constatando il fallimento del modello assimilazionista, obiettivo dichiarato della politica ufficiale francese fino a non molti anni fa.

La Francia è ovviamente un modello privilegiato, e lo è per vari motivi. L’ origine dell’immigrazione, essenzialmente dai paesi islamici del Magheb (Algeria, Tunisia, Marocco) risale ormai ad alcune generazioni, a partire dal periodo della colonizzazione nel secolo XIX, di cui gli immigrati si sono portati dietro il sentimento storico e il peso. Nella seconda meta del secolo XX si è aggiunta una notevole immigrazione dalla Turchia, cosicché i musulmani rappresentano oggi non meno dell’8-9% della popolazione (circa 6 milioni) e sono ormai in grande maggioranza cittadini francesi. Altri paesi europei di forte immigrazione musulmana sono l’Austria, il Belgio, l’Olanda, la Germania, la Gran Bretagna, la Svezia e la Svizzera, con una percentuale variabile dal 6-9%. In un gradino inferiore si trovano Italia e Spagna con il 3-5%, ma con tendenza in aumento. La naturalizzazione varia da paese a paese, ma in Italia è finora piuttosto bassa (intorno al 10% del totale dei musulmani presenti). Su circa 2.5 milioni di mussulmani, solo circa 300.000 sarebbero oggi cittadini italiani.

Ai musulmani di origine si possono aggiungere i convertiti. Pur mancando di cifre certe per i vari paesi, queste variano secondo la fonte: semi-ufficiale o islamica, con tendenza di quest’ultima all’aumento, fino all’esagerazione. In Francia, ad esempio, dove i convertiti si stimano intorno ai 100.000, con conversioni annue intorno ai 4.000, fonti islamiche parlano di un milione e più di convertiti. In Italia sarebbero da 50 a 70.000, con aumento annuo di 3 – 4.000. Anche nel Regno Unito sarebbero più di 100.000, con aumento annuo di oltre 5.000.

Al problema delle conversioni è naturalmente connesso il problema dell’identità nazionale, eluso o minimizzato ormai a livello ufficiale con il prevalere del modello multiculturale, ma soprattutto quando la religione non è più ritenuta un elemento identitario. Basti ricordare il dibattito sulla Costituzione europea di anni fa. A volte anzi, la religione è ritenuta addirittura discriminante, per cui dovrebbe diventare irrilevante nella sfera pubblica e non trovarvi spazio.

La Francia, già figlia primogenita della Chiesa e dove oggi oltre il 50% della popolazione si dichiara “senza religione”, non solo è uno dei paesi più laici e secolarizzati d’Europa, ma ne è pure il paese numericamente più islamizzato e nel quale l’islam cerca di avere una peso pubblico che contrasta con la secolarizzazione avanzata della società e intacca il sacrosanto principio della laicità repubblicana, suscitando grida d’allarme. Olre 2500 sono le moschee e i luoghi di culto, ma non di rado alcuni vengono chiusi per aver favorito l’estremismo o difeso il terrorismo…

Tra chi dichiara una religione, solo il 14% si dichiara musulmano, ma tra i 16 – 29 anni, la proporzione è identica tra cattolici e musulmani. Se poi si passa alla pratica, mentre il 38% dei musulmani si dichiara praticante, con una maggioranza di donne, una maggioranza di cattolici non lo è: solo il 6% si dichiara praticante, più o meno regolare.

L’Italia, ritenuta fino ad oggi la roccaforte del cattolicesimo per la presenza del papa a Roma, presenta un quadro sensibilmente diverso. Mentre in Francia le zone rurali sono più scristianizzate delle zone urbane, in Italia il divario è soprattutto tra Nord e Sud (si dichiara cattolico rispettivamente meno del 50% e circa l’80%) e più nel Nord-Ovest che nel Nord Est, Se poi si considera l’età, vi è una grande differenza tra giovani (15-34 anni) e anziani (over 50). Un quinto, o anche meno, frequenterebbe regolarmente, mentre un terzo non frequenterebbe mai.

Purtroppo mancano statistiche chiare sulla pratica religiosa dei musulmani in Italia, ma è indubbio che, assegnando una maggior importanza alla religione, la traducano nella pratica e quindi che la percentuale dei musulmani praticanti superi quella dei cattolici. Se poi si pensa al numero delle moschee, questo è assai limitato: solo una dozzina, (ma la moschea di Roma è la più grande d’Europa!), mentre i luoghi di culto sono più di 1000.

Infine, per quanto riguarda lo statuto dell’islam nello Stato francese e nello Stato italiano, la differenza è sostanziale. Mentre in Francia vige la legge del 1905 sulla rigida separazione tra Stato e istituzioni religiose, in Italia sarebbe possibile un’intesa ufficiale,  come è avvenuto per la Chiesa cattolica ed altre confessioni, ma ciò non si è finora realizzato per la mancanza di unità nelle file dell’islam italiano.

Come conclusione, si possono fare alcune constatazioni:

  1. Il conclamato pericolo di islamizzazione dell’Europa, e dell’Italia in particolare, in seguito a un’invasione di musulmani, statisticamente oggi non esiste e non  è previsto nei prossimi anni. Sempre in Italia, il numero degli immigrati cristiani (delle varie confessioni) residenti è attualmente superiore al numero degli immigrati musulmani residenti: più della metà.
  2. È vero che mentre le chiese si stanno svuotando un po’ dappertutto in Europa, l’islam gode di una visibilità crescente. Tra l’altro,  la consistenza della frequenza religiosa nelle chiese cattoliche dipende, a volte, proprio dalla presenza di immigrati.
  3. È pure vero che emergono a volte problemi specifici che riguardano i musulmani e non altri gruppi religiosi: richiesta di istituire tribunali islamici (rara), abbigliamento islamico, macellazione e cibo halâl, ecc.
  4. L’identità musulmana in Europa sta passando da un’identità nazionale (riferimento al paesi di origine) a un’identità unificata, (un po’ come è avvenuto per il cristianesimo), da un “islam civiltà” a un “islam religione”, con progressivo distacco dall’aspetto culturale: separazione tra cultura e religione. Sembra che potrebbe essere questo in avvenire il volto dell’islam “europeo”.
  5. Se le nuove generazioni di immigrati musulmani sono generalmente meno praticanti dei loro genitori, sono più esposte al pericolo di radicalizzazione, anche se questa riguarda effettivamente una minima percentuale (che interessa pure i convertiti).
  6. Va notato infine che l’attuale contesto europeo, laico e multi-religioso, porta i credenti in generale a una più rigorosa ricerca del sentimento religioso e di una maggiore consapevolezza del proprio credo.
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