Riscoprire le radici familiari al Don Bosco di Alessandria

Foto tratta dall’album di  Vittorio  Morpurgo


Altro regalo da parte di Eddy, sempre scorrazzante in quegli anni, siamo nel 2009 e tra uno scalo ed un altro, Eddy si é fermato anche ad Alessandria, pe tanti motivi che vi lascio scoprire qui di seguito…

Diego

Er Webmaster..., SSB

Una mattinata passata alla scuola Don Bosco di Alessandria. Se passate di qui capirete perché Ungaretti é diventato uno dei più grandi poeti italiani!

Appena atterrato a Il Cairo, si apre il portellone dell’aereo e sento subito un’ aria familiare. Sono le 18:00 del 16 ottobre è già notte  e il termometro segna 34 °C, domani sono attesi 40 °C e l’umidità è intorno al 90%.

All’uscita un ragazzo con il mio nome su un foglio grande, mandato dall’albergo di Alessandria  per il transfert, mi accoglie con un sorriso largo: Marhaba!

Attraversare Il Cairo in macchina è un’esperienza traumatica. Cinque file di auto, ove ne sono previste tre e scambi di corsia repentini per poter sopravanzare una macchina. Si procede a passo d’uomo per tutto il centro. Ne approfitto per chiamare il reverendissimo Gianni Caputa. Ho letto sul sito della scuola  che Don Bedon si è trasferito alla scuola di Alessandria e avendo una mattinata libera, mi farebbe molto piacere andare a salutarlo. Purtroppo il nostro don Sante da Trebaseleghe è rimasto a Torino per curarsi da un malanno stagionale, ma decido comunque di andare a visitare la scuola.

Alla scuola Don Bosco di Alessandria hanno studiato negli anni venti e trenta mio padre e mio zio, trasferiti lì dalla Sicilia al seguito del nonno, direttore del Banco Italo-Egiziano.

Ad Alessandria, per partecipare ad un incontro dei Comitati economici e Sociali dell’Unione per il  Mediterraneo, che si svolge nella bellissima e modernissima Biblioteca Alessandrina, ho il desiderio di andare a vedere i luoghi cari ai miei. Parleremo di cambiamento climatico e delle sue possibili conseguenze e la nostra regione mediterranea è quella che rischia di più al mondo!

Il portiere dell’albergo fa una lunga contrattazione con l’autista che mi accompagnerà e  che alla fine otterrà una fortuna: 100 pounds equivalenti a 12 euro per una mattinata a disposizione! Il doppio di un taxi normale!!!(una cena a base di pesce a volontà costa 7 euro…).

Lungo la strada passiamo accanto al cimitero cristiano, ove credo si trovi la tomba di nonno Federico.

E’ sabato, giorno di lezioni, e i ragazzi sono impegnati nei loro corsi. Mi accoglie il direttore, don Bashir e gentilmente mi acccompagna nelle aule e mi fa vedere i diversi laboratori della scuola, con i macchinari e le attrezzature per le esercitazioni. Il cortile della scuola è uguale a tutti i cortili delle scuole salesiane, grande per accogliere i ragazzi, con attrezzature sportive, ma raccolto per evitare distrazioni esterne….

La Chiesa, la prima ad essere intestata a San Giovanni Bosco dopo la sua canonizzazione, occupa un lato del cortile. La parte più antica risale al 1896. Qui studiò Ungaretti e alcuni dicono anche Marinetti, il fondatore del futurismo. A me interessa vedere da vicino i luoghi frequentati dalla mia famiglia.

Ci fermiamo a chiacchierare con Don Bashir nell’ufficio del direttore, con ancora le scritte originali sui vetri diafani: “Direttore”. Mi piace pensare che in quegli uffici papà sia stato chiamato a colloquio dall’allora direttore don Libero Biondi, quasi 90 anni fa…….

La visita si conclude presto, ho giusto il tempo di risalire sulla “limousine” dell’albergo, (una Peugeot del 1985…) e rientrare dall’altra parte della città, cioè a circa 20 km di lungomare e l‘autista vuole assolutamente accompagnarmi in un giro turistico della città.

Una visita piena di belle emozioni. L’atmosfera, quella della nostra scuola di Beirut; i ragazzi, seguiti con affettuosa fermezza, per insegnare loro non solo un mestiere, ma a rispettarsi l’un l’altro e a diventare buoni cittadini.

La paziente, silenziosa, opera di educatori dei salesiani continua dopo 113 anni con lo stesso immutato spirito di attenzione solidale verso le giovani generazioni. In questa scuola il mio papà si è formato alla vita qui  ed ha appreso non solo di latino e matematica, ma soprattutto valori e riferimenti. Venire alla scuola Don Bosco di Alessandria ha significato per me raccogliere la muta testimonianza delle mura  e delle aule, la gioiosa festa dei bambini alla fine della lezione, conoscere da vicino quello che tante volte avevo sentito nei racconti di casa: una vita semplice, fatta di studio e di sport, di amicizia e di divertimenti sani. Ecco perché secondo me Ungaretti è diventato un poeta sommo e si è illuminato d’“immenso”!!!

Non vi ricorda qualcosa l’atmosfera di Alessandria???

Eddy

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