Le ultime da Istanbul : siate pazienti perché sarà un po’ lunga…

In Turchia, una comunità di cinque salesiani, quattro a Istanbul e uno a Iskenderun, di nazionalità diverse…

© Foto originali di provenienza ottomana…

Ho inviato un mail a destra e a sinistra per avere un resoconto più generale quanto a “come stiamo” e “come la mettiamo” in un momento così particolare e abbastanza rompiballe, per non dire altro. Qui di seguito quanto ho spedito a don Nick :
Caro don Nicola, se non disturbo più di tanto, sarebbe super pubblicare una tua “lettera Natalizia” prima della fine dell’anno, una possibilità anche per noi tutti di poter “partecipare” in qualche maniera alla vostra assistenza spirituale in quel del Bosforo.
Sto cercando di mettere assieme più pagine possibili prima dell’anno nuovo, una specie di resoconto annuale da parte di tutti coloro che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo anche fatto quattro salti in padella, dentro e fuori il famoso campo di pallone con sabbia permanente.
Qui di seguito la sua “lettera” natalizia, gran bella e lunga lettera…

Diego

Er Webmaster..., SSB

 

Carissimo Diego, come promesso ti mando notizie, ma sii paziente, perché sarò un po’ lungo!
Comincio alla lontana presentando la nostra situazione di comunità salesiana a Istanbul e … Iskenderun. Forse mi ripeterò con qualche informazione data tanto tempo fa, ma basta saltare in avanti e così si guadagna tempo…
Qui a Istanbul, o meglio in Turchia siamo una comunità di cinque salesiani, quattro a Istanbul e uno a Iskenderun. Siamo di nazionalità diverse. Il nostro direttore è don Jacky Doyen, haitiano, che Eddy Jozia e Francesca Kikka hanno avuto la “grazia” di conoscere quando ci hanno fatto una graditissima visita, in data diversa, alcuni anni fa. Gli altri confratelli oltre a me, sono don Simon Härting, tedesco, don Joseph Govindu, indiano, e don Franco Pirisi ex hussuniota vissuto oltre 40 anni in Iran e sardo come me, pardon, italiano. Don Jacky oltre che essere direttore della nostra comunità è il kurucu per la pronuncia di quella parola (non canticchiare “cucurrucucú paloma” che non c’entra niente) della scuola Evrim e che significherebbe “fondatore” ma nel nostro contesto è il rappresentante dei salesiani che hanno fondato la scuola, ti rimando al nostro carissimo Baba che ha frequentato quella stessa scuola oltre mezzo secolo fa (beh, insomma, si pronuncia “curugiù”)… Inoltre don Jacky celebra quasi giornalmente la messa in turco nel santuario della Madonna di Lourdes in Bomonti, a circa 200 metri dalla scuola Evrim. È anche punto di riferimento per la comunità africana per la quale ha organizzato corsi di lingua turca, di lingua inglese e di catechesi.
Eddy e Kikka si ricorderanno di don Andrés Calleja che all’epoca della loro visita era il direttore, prima di don Jacky… Don Andrés è stato richiamato in Indonesia e si trova a Jakarta da circa un mese. Siamo in contatto solitamente con e-mail, ma ora che lo hanno “costretto” a cambiare telefonino e a imparare a usare WhatsApp, comunichiamo più spesso e più facilmente. Ha lasciato qui un ottimo ricordo e un grande rimpianto specialmente tra la comunità filippina e africana che costituivano l’assemblea della messa domenicale in inglese che abitualmente lui celebrava.

Il nostro don Simon aiuta don Jacky nella scuola Evrim, è un esperto project manager e questo aiuta molto soprattutto in questi tempi. È il parroco della chiesa San Paolo di lingua tedesca ma celebra spesso anche in turco e in inglese nelle chiese affidate al nostro servizio.
Don Joseph Govindu (da quanto detto sopra si può dedurre che non è sardo) è andato in India per tre settimane per trovare i familiari, essendo venuto a mancare alcuni mesi fa un suo fratello sposato e con figli… Ritornerà dopo domani, salvo disguidi nei voli, cosa non inconsueta come abbiamo sperimentato in questi periodi. Lui è il Viceparroco della cattedrale e incaricato del Don Bosco Learning Center (DBLC), essendo subentrato a don Andrés. Il DBLC accoglie ragazzi e ragazze iracheni, mongoli (una trentina!), angolani e altri. Si fa scuola e attività ricreative e culturali di vario genere, alla “salesiana”, insomma come ai tempi di Beirut e El Houssoun, anche se in scala un po’ più modesta.
Don Franco Pirisi, che risiede a Iskenderun, segue una comunità di neofiti e catecumeni iraniani e afghani, e altri, in Turchia, ma anche in Austria e Germania. Per questo viaggia spesso a Trabzon, Erzurum, Smirne, Istanbul in visita a diversi gruppi, impartendo catechesi, amministrando battesimi e benedicendo matrimoni.

Questo un po’ il nostro quadro generale.
Ora comincian le dolenti note! (Dante, non ricordo in quale canto dell’inferno)

Questo coronavirus ci sta facendo soffrire tutti. Vorrei dire che io e i miei confratelli salesiani stiamo bene e, grazie a Dio, siamo anche in grado di dare un piccolo aiuto a molte persone in difficoltà.
Avevo accennato sopra a don Simon che, come bravo project manager, ha potuto presentare delle richieste a enti e istituzioni illustrando la situazione in cui versano molti dei nostri assistiti e ha potuto ottenere degli aiuti in denaro che concretizziamo acquistando e distribuendo generi alimentari, medicinali, indumenti, bonus per spese al supermercato ecc. I beneficiari sono soprattutto profughi iracheni (cristiani di rito caldeo e di rito siriaco, cattolici e ortodossi e anche musulmani) siriani, pakistani… migranti africani, singoli e famiglie. Li aiutiamo, ora in particolare, a superare questi momenti di emergenza perché molti sono rimasti senza lavoro. Il numero delle persone raggiunte è di più di 2.000. Sono soprattutto don Jacky e don Simon che stanno dietro a questo lavoro, in quanto essendo giovani possono circolare liberamente (salvo nelle ore di chiusura e di coprifuoco), mentre noi ultra 60enni possiamo mettere il naso fuori di casa per tre ore al giorno, dalle 10.00 alle 13.00. In questa settimana, nelle ore consentite sono uscito quattro volte, per celebrare la messa alle suore dell’ospedale La Paix (costruito finita la guerra di Crimea per ospitare i soldati reduci dell’Armée d’Orient che avevano bisogno soprattutto di cure mentali a causa dei traumi subiti) e per tre funerali svolti in forma semplice al cimitero. Le persone defunte, per cause naturali e non per il virus, erano un sacerdote di 96 anni, e due vecchiette rispettivamente di 88 e 98 anni.

Per la maggior parte del mio tempo io resto a casa, che comunica direttamente con la cattedrale nella quale si stanno facendo i lavori di restauro iniziati più di un mese fa. Mi occupo con la corrispondenza (telefono, WhatsApp, facebook…) e ricevo i visitatori durante le ore in cui la cattedrale è aperta.
Ma per continuare con le dolenti note, ecco altre informazioni che riguardano soprattutto membri del clero e religiosi e religiose (sono una cinquantina nel nostro vicariato di Istanbul):

Il nostro vescovo Mons. Ruben Tierrablanca, che mi ha accompagnato e ospitato in Messico nel luglio scorso, è risultato positivo al test del COVID-19, e il suo Vicario, P. Pawel Szymala ci ha informato due giorni fa sulla sua situazione con questi due messaggi:

  • “Il nostro vescovo Ruben è da qualche giorno in terapia intensiva presso l’ospedale Koç Üniversitesi. Preghiamo per la sua salute.
    Pace e bene”!
  • “Cari amici, continuiamo a pregare per il vescovo Ruben che dorme sotto l’effetto di farmaci (= sonno farmacologico).  Dobbiamo aspettare a saperne di più, perché dobbiamo vedere come reagirà alla terapia”.

Poco fa abbiamo ricevuto quest’altro messaggio:

  • “Carissimi Fratelli nel Sacerdozio, come vi ho informato qualche giorno fa il nostro vescovo Ruben sta ancora nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale e da giovedì in coma. La situazione generale della sua salute secondo i dottori è stabile però è ancora troppo presto per svegliarlo.
    Oggi anche il test fatto a Mons. Louis Pelatre è uscito positivo.
    Ricordiamo loro nelle nostre preghiere anche altri religiosi e religiose che soffrono a causa di covid-19.  Pace e bene!”

Da parte nostra, continuiamo a pregare… Purtroppo segue una lista di altri contagiati dal virus:

Mons. Paolo Bizzeti vescovo di Iskenderun (dal quale dipende don Franco Pirisi), risultato positivo al COVID-19, ma ora in via di guarigione; tre Focolarine, di una comunità di quattro:  una di loro, che si era aggravata, è all’ospedale americano; le sette Piccole Sorelle dei Poveri di Bomonti (a circa 2 km dalla nostra cattedrale ) che gestiscono un ospizio per persone anziane: una ventina delle persone da loro assistite, tra le quali il vescovo emerito Mons. Louis Pelâtre, sono risultate positive, come tutte e sette le suore, al test COVID-19; due giovani sacerdoti, uno domenicano e l’altro francescano. Poi ci sono altre persone tra le famiglie che frequentano le nostre chiese di Istanbul.

Che il Signore li aiuti a guarire rapidamente e bene!

Questa è la nostra situazione.

Ora però ci stiamo proiettando verso il Natale ed è un’incognita per il momento la modalità delle celebrazioni che faremo. Siamo in contatto epistolare, e audiovisivo, con tanti nostri parrocchiani, allievi e quanti frequentano il nostro ambiente, e solo aspettiamo di poterci riunire e riprendere le nostre attività come una volta, in maniera normale. Abbiamo spedito i nostri auguri di Natale, come da tradizione e accludo qui in allegato lo stesso biglietto dove sia chiaro, il festeggiato è Gesù Bambino, non noi della comunità salesiana anche se siamo noi a godere di questa festa. Ti lascio indovinare a quali nomi corrispondono le fisionomie. Riconoscendo qualche individuo, procedendo poi per esclusione e intuito considerando il paese d’origine delle persone il gioco è fatto. Avrei voluto poter parlare di cose più allegre e serene, come i preparativi natalizi con canti, presepio, concerti e cerimonie solenni molto frequentate dalla gente non solo della parrocchia ma anche dei dintorni… Speriamo di poterlo fare al più presto una volta sparito questo nemico invisibile e malefico. Auguro infine a me, a te, a tutti, che, pur tra tanti mali, come recitiamo in una orazione della liturgia domenicale: “Ibi nostra fixa sint corda, ubi vera sunt gaudia”! Amen!

Buon Natale e Felice Anno 2021 (e speriamo che quest’anno ci porti un po’ di sollievo!)

Che Dio ci benedica tutti!

d. Nicola


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1 Commento

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    Tante preghiere e che Dio ci benedica

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