A proposito del Casolin sotto casa…

Senza dimenticare la scienza infusa di tutti questi professori dell’attaccare bottone anche con i sordi e muti…

da | 10/11/2020 | DAI NOSTRI INVIATI | 0 commenti

© Foto originali del vostro webmaster, la mattina del 9/11/20 per frutta, verdura e vino …

Oggi si parla del “Casolin”, almeno uno di quelli che sono in pratica nati “Casolin” e che hanno svolto questo tipo di lavoro per oltre una trentina d’anni e che non hanno nessuna voglia di andare in  pensione. Oggi parliamo di Susu (Jean Paul Subreville), nominativo coniato anni fa per il nostro Casolin, che si fa chiamare Lulu quando gli girano i cosiddetti… Vai a sapere il perché…

Ogni settimana, Susu il Casolin, che ha ripreso il negozio dal paternale che l’aveva dal proprio paternale, si fa il viaggio andata e ritorno per Perpignan, al grande Mercato St Charles, mercato solo per i professionisti e da dove ritorna con una scelta di frutta, verdura e formaggi locali, tutta produzione francese e limitrofa mi raccomando, da far saltare le papille di stranieri e habitués, senza dimenticare il burro che se lo va a cercare da un contadino qui nei paraggi anche se non ha mai voluto dirmi di chi si tratta. Ve lo dico subito, una volta che avete appoggiato un pezzettino di burro sulla lingua avete i fuochi d’artificio in bocca, parola di webmaster che non divide il burro con nessuno, neanche sotto la tortura.

« Ho meno clienti dalla prima botta di confini & Co, ma non per motivi legati al Covid e affini : ho meno clienti di prima perché la gente sa cosa fare e sa che non deve accatastare roba da mangiare, quando erano convinti che non ci sarebbe stato più niente dopo tre giorni », mi spiega Susu alla domanda se ci sono più o meno clienti di prima. «Sono sempre gli stessi clienti da qualche anno a sta parte, salvo durante le vacanze quando abbiamo qualche soggetto in più del normale, parigini, inglesi, olandesi e belgi sono il nostro pane quotidiano durante le vacanze estive anche se quest’anno ce n’erano molto di meno che abitualmente », continua Susu che aggiunge « la popolazione locale sta invecchiando e con questa botta di Covid 19 è diventata anche molto più apprensiva di prima e nessuno sa veramente cosa e come farlo, talvolta ». « Gli anziani escono molto di meno da quando c’è il coprifuoco e il Covid, non hanno tutti i torti ma cerchiamo di avere più notizie possibili in proposito, oramai sono anni che ci frequentiamo e ci si conosce in pratica tutti ». Quando vi dicevo che i Casolin erano e sono tuttora i veri dottori in psicologia “casolinistica” di qualsiasi borgata …

Gran conoscitore di vino, senza di lui avrei avuto qualche problema per il rifornimento settimanale, data l’impossibilità di poter scarrozzare per vallate e vigneti alla ricerca del “Vino non perduto” e grazie al nostro Susu, appunto, riusciamo a non terminare la settimana all’asciutto, sarebbe una eresia grande come un palazzo tipo la torre Trumpiana e questo il nostro Susu non lo ammetterebbe neanche per scherzo, quando ci vuole, ci vuole… Ovviamente, prima di parlare di qualsiasi tipo di vino, rosso, rosé o bianco, il nostro Susu prova e poi riprova di tutto, non abbiamo mai dovuto lasciare una bottiglia a metà a causa dell’acidità del vino o per altri motivi : qui sono tutti esperti in fatto di vini e quali comprare, non si scherza con il vino qui e ammetto che sarebbe un “delitto” non assaggiare i vini locali o della regione, tutti al disopra della media nazionale e ad un prezzo talvolta sbalorditivo, 5 € al massimo, parola di webmaster…

Susu è famoso, anzi molto famoso, qui nel villaggio e nei dintorni per un’altra ragione, una di quelle attività sportive che mai ti saresti aspettato e che ha dato una certa notorietà ad un quartiere del villaggio in cui si abita.
Tre giorni di festa completa durante il mese di luglio, un tema nuovo ogni anno che passa, 500 posti a sedere per la cena del sabato sera e la famosa corsa di brouettes, carriole in italiano, da far invidia a mezza regione per il sorriso stampato su tutte le facce presenti. Un lavoro della malora ma un risultato che non si perde neanche ammalati e con la flebo attaccata… Da morire dal ridere, ve lo posso assicurare anche se quest’anno non c’é purtroppo stata la versione 2020, motivi ovvi mi pare.

Ci vado ogni anno da una decina di anni a sta parte ma avevo già frequentato il quartiere del Cazal, dove si svolgono le corse con la carriola, fin dall’inizio della mia avventura qui nel sud ovest francese. Non si può non partecipare, senti ridere e sganasciare anche distanti tre chilometri, un esercizio alquanto delicato e pieno di sorprese sia per quanto riguarda la carriola e sia per l’abbigliamento dei due “esperti” nello spingere la carriola per ben tre giri completi. Con un piccolo dettaglio che ha la sua importanza : ad ogni giro quello che spinge diventa il passeggero mentre l’autista deve sorbirsi un quarto di litro di birra prima di poter spingere, con arbitri internazionali e selezionati dopo uno di quegli esami molto complicati e selettivi che sono con cronometro e compasso in mano …

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Tutti i concorrenti e carriole partono allo stesso momento ma la prima curva a destra dopo esattamente dieci metri dalla partenza è larga quanto un viottolo veneziano e non vi dico il “massacro” di carriole dopo appena cinque secondi dal colpo di fischietto iniziale. Vi ho aggiunto una foto che dimostra e spiega molto meglio di quello che potrei fare e vi assicuro che il numero di persone che vorrebbero assistere a queste corse di carriole sta aumentando anno dopo anno ed il nostro Susu mi ha anche ammesso che per l’anno prossimo, sempre se si può ovviamente, il numero di iscritti ha già oltrepassato i 600 nominativi e che non sa proprio come fare dato che per ragioni di sicurezza non si può o non si potrebbe avere più di 500 persone, bambini inclusi. Quid???

Se volete anche voi partecipare, vi consiglio di aggiungere il vostro nominativo sul sito ad hoc, sito che ha anche una marea di foto di Susu seduto al tavolo degli arbitri di stazza “internazionale”, no kidding …

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