PRETI SPOSATI : Sergio Daneluzzi e la discussione interessante…

da | 23/04/2017 | SACERDOTI E CELIBATO | 0 commenti

Foto Andrew Neel


Caro Diego, a seguito del bell’intervento di Prosdocimo, che mi cita, mi è venuto da replicare qualcosa. NON vorrei però creare malumori o stimolare la creazione di partiti avversi. Giudica tu se le due righe che ho scritto possano o meno inserirsi nella discussione….

Ciao,

Sergio


Ecco quanto Sergio mi ha mandato insieme al suo ri-intervento che troverete qui sotto, e come già detto in precedenza, sta diventando veramente una gran bella discussione, parola di webmaster…

L’articolo originale di Mario Prosdocimo come del resto il malloppo intero, lo trovate appena qui sotto come elenco degli articoli ricevuti, buona lettura.

Diego

Er Webmaster..., SSB

Questa discussione va facendosi interessante.

Vorrei dire che credo di essere molto d’accordo con parecchie delle cose che dice Mario. E mi piace molto il modo partecipe e al tempo stesso un poco ironico con cui lo fa. Non l’ho mai conosciuto ma la qualità della persona traspare chiaramente.

Prenderei a calci nel sedere volentieri anch’io quel curato che entra in Chiesa con il cane, e questo non perché io neghi ai cani di essere creature di Dio, o perché non mi piacciano, ma perché la corrente umanizzazione dei cani è a mio parere uno dei segni più evidenti di quella decadenza generale che Mario lamenta.

Poi, la discussione sulle verità eterne è interessantissima (ben più di quella sul matrimonio dei preti) e potrebbe animare le pagine del sito a lungo. Certo è anche per sua natura “divisiva”.

Le messe tradizionali sono per loro natura più affascinanti e coinvolgenti di quelle moderne, ma in quanti possono ancora apprezzarle?
La porta è stretta o invece è larga, come forse involontariamente proprio i salesiani mi hanno convinto a pensare?
Le verità sono eterne o costruite attraverso un processo interpretativo che è frutto di storia e di cultura?
E soprattutto, al di là del prisma di Papa Francesco – che come immagine non è male – per quale motivo dovremmo pensare che Dio abbia deciso di privilegiare in modo bizzarro chi nasce in un paese di tradizione ebraico-cristiana rispetto a persone magari migliori nate all’interno di altre tradizioni?
O che gli antichi greci piuttosto che i cinesi delle prime dinastie siano stati condannati al nulla perché Cristo non era ancora nato?
Possibile che noi si debba tentare di misurare il perimetro di Dio con il metro della cultura che abbiamo ricevuto, per forza di cose parziale?

Con questo non vorrei propagandare il relativismo culturale che Mario tanto detesta (ed io con lui…). E ricordo che Jung diceva che il cammino spirituale andrebbe intrapreso sempre all’interno della tradizione in cui si è nati.

Per cui, insomma, al tempo stesso sono molto d’accordo e dissento.

Mi fa comunque piacere che dopo tanto tempo sul sito si parli di qualcosa di appassionante.

Sergio

k

ARTICOLO ORIGINALE DI DON GIANNI

Articolo originale di don Gianni, pubblicato il 20 marzo scorso e che ha registrato una reazione spontanea e appassionata di alcuni di noi.

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