PRETI SPOSATI : Come la pensa Sergio Daneluzzi…

da | 30/03/2017 | SACERDOTI E CELIBATO | 0 commenti

Foto Bogdan Dada


Come la pensa Sergio Daneluzzi

Don Diego (!) ha sollecitato qualche mia osservazione sul tema proposto da Don Gianni. Non so se sono in grado, ma mi è sembrato ci tenesse. Come gli ho detto non sono un teologo, anche se mi sarebbe piaciuto. Nella mia ignoranza non sapevo neppure che ci fossero declinazioni della Chiesa Cattolica dove è previsto che si possa essere preti e sposati nello stesso tempo. Ho sempre pensato che fosse una questione legata al mondo ortodosso – mondo che peraltro ho sempre trovato molto affascinante e forse più vicino alle “origini”, per così dire. Poi ovviamente anche al mondo protestante, che mi interessa meno.

Mi sembra di capire che nel mondo ortodosso ci sia una distinzione tra i preti “normali”, che possono sposarsi e fare da punto di riferimento per le loro comunità e i monaci e gli ecclesiastici “di carriera”, che non possono sposarsi. Probabilmente sto semplificando qualcosa di molto complicato, ma mi pare sia più o meno così.

Per quella  che è la mia sensibilità il monaco di Santa Caterina del Sinai o dell’Athos è un personaggio più straordinario del prete sposato del paesino sull’isola greca dove magari mi capita di trovarmi in vacanza,  così come Camaldoli o Subiaco sono più interessanti di una parrocchia.
Questo è però un approccio un poco estetizzante che non da’ un grosso contributo alla discussione. Quello che mi pare di poter dire è che forse esistono tipologie di vocazione diverse, che rispondono ad esigenze diverse. Forse è giusto e normale che il pope del paesino sia sposato e abbia una moglie e dei figli che lo aspettano a pranzo dopo la funzione, così come è giusto che l’eremita dell’Athos viva in solitudine e non parli con nessuno per settimane – con donne, MAI.

Il cattolicesimo romano non distingue tra i due estremi. I requisiti sono gli stessi per tutti. E in fondo a noi sembra normale che sia così: se uno è un tramite con Dio, dovrà ben avere qualcosa che lo distingua radicalmente da tutti gli altri, cui pure assomiglia molto. Come si fa ad essere convinti della funzione speciale di un prete/sacerdote, se poi fa la vita delle persone che uno conosce?

Dove sta la discontinuità?

Certo, questo sacrifica i preti sull’altare delle aspettative altrui, facendone degli individui speciali che non sempre sono o riescono ad essere quello che ci si immagina di loro. Ma di nuovo, come fare a meno di un minimo di sacralità e di distanza? Credo si tratti un’esigenza antropologica profonda.
Si potrebbe obiettare che non si vede perché debba essere proprio la presenza femminile a vanificare il senso del sacro. Eppure temo che sia così. Essendo la donna il terminale più ovvio di tutte le energie maschili, il rimuoverla in quel senso dal proprio orizzonte è la prova più forte del fatto che non si è più come tutti gli altri. Mi pare di poter dire che questo tradizionalmente avviene più o meno per tutte le grandi culture religiose del mondo, accomunando un po’ tutti i sacerdoti, mistici, rinuncianti, uomini di Dio, eccetera.

Tutto ciò però all’interno di un orizzonte in cui la presenza del sacro sia ancora forte, sentita e condivisa. E’ legittimo ritenere che, almeno in Occidente, le cose non stiano più così.
Si tratta e si trattava comunque, anche prima che si parlasse di “morte di Dio” e di argomenti simili, di una scelta molto dura e molto forte, che ha sempre visto tanti fallimenti e che ha registrato anche i casi, fin troppo pubblicizzati ai nostri giorni, di preti che rinunciano facilmente alla donna perché in realtà attratti dagli uomini, per non parlare delle patologie dei pedofili.
A sentire le cronache di questi anni viene quasi da pensare di avere avuto una fortuna sfacciata, sapendo di essere stato ospite per ben quattro anni di un collegio gestito da religiosi senza avere mai subito molestie di alcun genere. Ho – del mio collegio quantomeno – un ricordo di tipo assai diverso. Tuttavia è innegabile che questo problema sia esistito altrove e che in qualche modo sia collegato al tema della discussione. Che in ultima istanza è quello del perché i preti non possano ANCHE fare una vita più “normale”.

Se anche adesso in taluni ambiti cattolici, per quanto limitati,  esistono preti sposati (ma il Papa lo sa…?) allora forse questa soluzione può essere percorribile. Ordinazioni diverse: una più “semplice” rivolta a uomini con una vocazione più sociale e aperta al matrimonio e una più esclusiva e difficile, riservata a pochi.
Ferma restando la necessaria preparazione teologica – come dice Don Gianni – mi chiedo se questa possa essere oltre che un’alternativa giusta, anche un’alternativa valida.

Sullo sfondo incombe il problema della crisi, innegabile, delle vocazioni. Qualche soluzione la Chiesa la dovrà ben trovare. Questa dei preti sposati pare una soluzione onesta e neppure troppo ardita (è appena il caso di ricordare che altrove si parla di donne-vescovo e di preti gay…).
Quello di cui non sono così sicuro è che una scelta di questo tipo possa incontrare un grande successo. Nella nostra società secolarizzata quale fascino profondo potrà esercitare su un giovane con ideali forti una vita tutto sommato “normale”, alla pastore protestante, in mezzo a gente che non vedrà in lui nulla di straordinario?

Mi sembra che i pochi che avranno l’ambizione e la motivazione per dedicare la propria vita a qualcosa di “diverso” – e a guardarsi intorno si pensa che saranno pochi – non potranno che subire il fascino di una scelta radicale e di discontinuità con la vita ordinaria, quale quella che ha contraddistinto la vocazione religiosa nella nostra tradizione.

Ma parlo di cose che non conosco e che posso solo provare a immaginare. Né peraltro ho idea di cosa ci riservi il futuro, e ancora meno di quello che riserverà ai giovani di domani. Temo un crescente impoverimento e vite più difficili, quantomeno in Italia, e una perdita di centralità rispetto al resto del mondo.. Questo potrebbe cambiare molte cose. Ma chissà…

Chiederei comunque a Don Gianni di consigliarmi un buon manuale di teologia, sufficientemente laico nell’approccio e non troppo arduo.

Credo che potrei iniziare a leggerlo…

Sergio Daneluzzi

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ARTICOLO ORIGINALE DI DON GIANNI

Articolo originale di don Gianni, pubblicato il 20 marzo scorso e che ha registrato una reazione spontanea e appassionata di alcuni di noi.

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