PRETI SPOSATI : Come la pensa Orlando Amedeo Cangià…

da | 28/03/2017 | SACERDOTI E CELIBATO | 0 commenti

Foto Myles Tan


Come la pensa Orlando Amedeo Cangià

Caro Diego, mi perdonerete tu e Don Gianni, che saluto con affetto fraterno, se per deformazione artistica utilizzo una metafora, anche se questa come l’esempio zoppica sempre un po’, e non seguo le domande del dibattito (si dice che gli artisti siano disordinati) anche se nell’esposizione sintetica del mio pensiero penso che implicitamente ci siano gli agganci a tutti i quesiti.

Va da sé che un argomento del genere non può che avere una trattazione interlocutoria, né esauriente tanto meno risolutiva, data la sua vastità e complessità.

Ho sempre considerato la vita, in particolar modo quella cristiana, ad un “cum-vertere” ossia, come dice l’etimologia un volgere (dirigersi) insieme verso una meta finale. Certo che il primo e più importante compagno di viaggio è, e deve sempre essere come già per i discepoli di Emmaus, il Signore. Ci sono poi delle guide speciali che ci accompagnano, seguono, sostengono e sostentano (il cibo essenziale e necessario dell’anima durante il viaggio sono i sacramenti, la maggior parte dei quali può essere amministrata solo da loro).

L’insieme delle guide, la loro casta, come tutte le altre caste, gode di privilegi che a dire il vero hanno aspetti positivi quando coinvolgono e trascinano i pellegrini al bene, ma possono anche essere di pericolo quando rendono più facili le occasioni di “deviare” dalla retta via, nel qual caso provocherebbero danni gravi in coloro che li seguono trovandosi a dover abbandonare il giusto sentiero.

Per cui il loro compito non è solo quello di amministrare i sacramenti, ma della corresponsabilità nella guida del gregge e nel mantenimento del loro buon stato di salute spirituale.
Forse il “legarsi” ad una persona del gruppo e a procreare nuove leve li potrà rendere immuni da tale pericolo? Non è forse il rimanere continuamente abbracciati all’unico vero e sommo Pastore colui che garantirà tale successo?

Unirsi a una donna in matrimonio non è solo un problema di “remedium concupiscentiae”, ma è ben altro, come sanno  le persone sposate, procreazione, crescita, educazione, mantenimento…

Stando alla mera istituzione umana gli aspetti dell’indissolubilità e fedeltà traballerebbero ben presto…se non fosse per la Grazia! Il matris munus (dono della maternità) è un sacramento che eleva sul piano divino un evento che stando alla sola natura è suscettibile di mutazione e a volte di fallimento.

Spesso persone in difficoltà e crisi sulla vita coniugale mi chiedono della mia ed io propongo loro la lettura di questa mia poesia:

Non solo impegno, il segreto.

Tanti anni da quella decisione:
una festa senza interruzione,
ospite genitore e nonnina,
dove oggi figlio e nipotina.

Quando tu afflitta ed io silente
non rinunci se riesco esultante;
io, attratto forse dall’altrui malia,
non recedo solo per la tua magia.

Che importa se nel volersi bene
un tempo dominava la pulsione
mentre oggi  prevale affezione?

Per durare nella mutua impresa
un sol presupposto è importante:
che la Sua presenza sia costante.

Ognuno dei due stati ha i suoi aspetti piacevoli, ma anche le sue difficoltà e come dicevo prima, spesso gli aspetti piacevoli per uno stato potrebbero alleviare le difficoltà dell’altro, come aggravarle.

So che per alcune chiese orientali è istituzionalizzato il fatto di poter ricevere i due sacramenti e considero molto coraggiosi coloro che li ricevono, perché se per un discorso di fede la Grazia non ha limiti per un discorso umano si sono moltiplicate le difficoltà.

Faccio fatica a credere che si possa essere sia un buon pastore che uno sposo esemplare perché l’attenzione al nucleo proprio di persone ( per tornare alla metafora) potrebbe distoglierla da quella verso tutti gli altri e viceversa.

Per riferirmi alla mia esperienza personale ricordo che la decisione di abbandonare il percorso di vita religiosa professata non fu quello, come molti hanno pensato e altri sperato, di aver sentito la necessità di colmare mancanze sul piano affettivo e/o sessuale, ma quello di non essere più certo un domani della coerenza con gli impegni presi vivendo così in situazioni di compromesso che sono tanto spiacevoli quanto avvilenti.

So bene che alla base di tutto ci sia l’uomo con le sue fragilità e le sue insicurezze, ma le sue decisioni importanti non possono che essere prese  da lui stesso con l’assunzione della responsabilità e l’impegno di coerenza, anche se necessariamente supportati dalla Grazia.

Termino dicendo che ammirerei sicuramente come doppiamente santo quel cristiano che, avendo ricevuto il dono di due sacramenti, apparentemente incompatibili, abbia saputo dimostrare che i loro frutti  gli abbiano permesso di condurre i suoi cari più prossimi e tutti gli altri a lui affidati fino al Termine del cammino terreno.

Un abbraccio e un saluto a tutti.

Orlando A. Cangià

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ARTICOLO ORIGINALE DI DON GIANNI

Articolo originale di don Gianni, pubblicato il 20 marzo scorso e che ha registrato una reazione spontanea e appassionata di alcuni di noi.

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