PRETI SPOSATI : Come la pensa don Masedu, Nick per tutti…

da | 05/04/2017 | SACERDOTI E CELIBATO | 0 commenti

Foto Aneta Ivanova


Come la pensa don Nicola Masedu

Mi era stato chiesto da Diego un intervento sul tema. Riscontrando nell’articolo (FARO DI ROMA – 09/03/2017 – Articolo Redazionale) il nome del Cardinale Claudio Hummes con il quale ho concelebrato l’anno scorso più volte nella nostra cattedrale di Istanbul, e una volta nella cripta sotto la stessa cattedrale il 2 novembre scorso, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, ho deciso di farmi, anche se fugacemente, “vivo”… Di passaggio dirò che hanno visitato la nostra cripta in momenti diversi anche Eddy Iozia, Ettore Perego, Aldo Popolani… forse anche Kikka nel maggio 2012… passaggio finito.

Conosco diversi miei confratelli sacerdoti (Tu es sacerdos in æternum!) ora non più in attività ministeriale perché hanno ottenuto la riduzione allo stato laicale. Questi ai quali accenno sono sposati. Ho incontrato qualcuno di loro pur se per brevi momenti e l’incontro è sempre stato cordiale e amichevole. Con due in particolare sono in contatto perché nel corso di questi ultimi trenta e più anni ho avuto in loro grande sostegno nella mia missione di assistenza religiosa a espatriati, migranti e rifugiati presso i quali ho celebrato la messa, amministrato i sacramenti dell’eucaristia, della riconciliazione (confessione, penitenza per chi avesse più familiari queste espressioni), benedetto matrimoni, officiato a funerali…

Quante volte mi son trovato a pensare: avrebbe potuto fare questo il mio amico “sacerdote sposato”, che è già sul posto, è conosciuto, stimato, apprezzato per la partecipazione attiva e organizzativa nella sua chiesa in collaborazione col suo Vescovo, senza che debba venire uno da 500, 1000 e anche più km di distanza per compiere un servizio che lui, il mio amico “prete sposato”, avrebbe potuto svolgere se autorizzato dalla Chiesa (da chi? dal suo Vescovo? dal Papa, dal Concilio?…)…

Si dice che chi fa la regola la può anche cambiare, a fin di bene, beninteso!…

Non credo che ci si debba armare per sostenere i pro o i contro, ma valutare serenamente, soprattutto la Chiesa Docente (Papa, Vescovi, Concilio, esperti…) senza trascurare un dettaglio importante che da molti non viene preso in considerazione: pregare, oltre che pensare e parlare e discutere.
Intanto una concessione i “preti sposati”, ma anche non sposati ridotti allo stato laicale, o, nei casi estremi, scomunicati, ce l’hanno: soccorrere chi in punto di morte chiede di potersi confessare da un prete, e se l’unico disponibile al momento è solo il prete “irregolare”, questi può (deve) soccorrere quell’anima.

Concludo con due citazioni di stile scherzoso, della prima ignoro la fonte:

“Alcuni preti non perdonano a Gesù Cristo di aver fatto del matrimonio un sacramento!”

L’altra la riporto da come l’ha presentata don Mario Scudu, fratello del nostro mitico don Antonio beirutino, e già nostro compagno di aspirantato a Mirabello Monferrato negli anni ’60, nella RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-3 (la mia “visita” risulta essere la N. 6348925):

Giovanni Paolo I durante l’Udienza generale del 13 settembre 1978, tra l’altro, verso la fine disse: «Nel secolo scorso c’era in Francia Federico Ozanam… suo amico era Lacordaire, il quale diceva: “È così bravo, è così buono, si farà prete, diventerà un vescovone, questo qui”. No! Ha incontrato una brava signorina, si sono sposati. Lacordaire c’è rimasto male, e ha detto: “Povero Ozanam! È cascato anche lui nella trappola!”. Ma due anni dopo, Lacordaire venne a Roma, e fu ricevuto da Pio IX. “Venga, Padre – dice – venga. Io ho sempre sentito dire che Gesù ha istituito sette sacramenti: adesso viene lei, mi cambia le carte in tavola; mi dice che ha istituito sei sacramenti e una trappola! No, Padre, non è una trappola, è un grande sacramento”».

Auguri di pace e bene nonché di gioia contagiosa a chi si imbatte in queste righe!

Don Masedu

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ARTICOLO ORIGINALE DI DON GIANNI

Articolo originale di don Gianni, pubblicato il 20 marzo scorso e che ha registrato una reazione spontanea e appassionata di alcuni di noi.

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