Vita e morte delle maschere COVID

Inquinamento da Coronavirus, mascherine e guanti trovati in mare da Operation Clean Sea…

da | 09/07/2020 | CONCETTI E PERCEZIONI | 0 commenti

Foto originale tratta dal sito ad hoc


Ne avevo sentito parlare ma non ci avevo fatto caso, mi sembrava quasi impossibile e del tutto improbabile. Poi, questa mattina, leggo una agenzia della AFP con foto a descrivere un macello di immondizia che sta spopolando nel Mare Nostrum, immondizia tutta nuova e tutta in materiale che non si scompone neanche con il fucile.

Mascherine e guanti di latex stanno facendo morire una sacco di pesci e affini visto e considerato che li troviamo orami anche sul fondo, un cimitero che sta dando “una mano” all’altro cimitero di plastica & Co che abbiamo già nel Mare Nostrum e purtroppo non solo…

DIEGO

detto anche Er Webmaster, SSB

Coronavirus: “Le maschere che butti via potrebbero finire per uccidere una balena”

Mentre si combatte la pandemia coronavirus in pratica un po’ dappertutto, sempre più equipaggiamenti protettivi stanno finendo in mare, purtroppo.
In pratica utilizziamo 129 miliardi di maschere per il viso e 65 miliardi di guanti di plastica ogni mese, secondo le fonti ufficiali.
Ma da qualsiasi parte ci si gira stanno raccogliendo montagne di nuovi rifiuti scartati e che galleggiano sott’acqua, causando problemi alla fauna selvatica e sulle coste e spiagge di tutto il mondo.

Se é vero che il nostro mondo moderno produce giornalmente un ammasso di immondizie che diventano sempre più difficili da eliminare, è anche vero che mai si pensava che il COVID diventasse una delle cause di inquinamento, oltre che a causare un maremoto di problemi alquanto sorprendenti e purtroppo anche mortali.
Una montagna di maschere e guanti vengono “ripescati” da volontari che girano per le spiagge di mezzo mondo per raccogliere la pattumiera che abbiamo creato da quando c’é la plastica. E che vengono ripescate anche e sopratutto in fondo al mare, maschere e guanti di plastica che stanno creando una situazione che di per sé non é proprio rosa del tutto.

Un video girato solo qualche giorno fa, da una ONG ambientalista francese nel Mar Mediterraneo, mostra maschere e guanti che sono ormai sui fondali marini.
Volontari dell’Associazione Opération mer propre (Operazione mare pulito) stanno cercando di ripulire la costa di Antibes non tanto distante dalla Costa Azzurra e non erano per niente preparati a raccogliere guanti di plastica e mascherine protettive a iosa, un inquinamento nell’inquinamento cronico della plastica.

Con l’arrivo dell’estate e del bel tempo, si stanno tutti mobilizzando per prevenire i bagnanti e i vari responsabili dei vari stabilimenti balneari di non aggiungere le varie mascherine e guanti al già cronico problema dell’inquinamento della plastica.
L’Europa emerge lentamente dal confino e la gente inizia a rivisitare le spiagge in questa stagione calda, ma se non facciamo attenzione, ci ritroveremo le mascherine e i guanti sotto casa, negli scarichi, nelle pattumiere a cielo aperto.

E’ una di quelle storie senza fine, conseguenza ambientale della crisi sanitaria: man mano che l’Europa si deconfina gradualmente, sempre più maschere chirurgiche e guanti in lattice finiscono sul fondo del mare,  e sapendo che sono stati ordinati più di due miliardi di maschere usa e getta, in pratica molto presto ci saranno più maschere che meduse nelle acque del Mediterraneo! “

La mascherina impiega 400 anni per decomporsi

Tutte queste maschere chirurgiche abbandonate in natura è una pazzia, basti pensare che contengono del polipropilene, un materiale non biodegradabile, e il loro tempo di decomposizione è stimato in 400 anni. Inoltre, il loro riciclaggio è attualmente impossibile.
Se dobbiamo aggiungere anche le maschere al Monte Everest della plastica già esistente e che non riusciamo a distruggere, siamo proprio caduti dalla padella alla brace…

Sic e doppio Sic…


Il Video qui di seguito é stato prodotto da Pooja Chhabria e l’ho scovato sul sito della BBC, ormai ci sono mascherine anche dove non ci pensi proprio, roba da pazzi.

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