Un paese che cade?

Cose che mi hanno davvero colpita per il contrasto che esiste fra l’essere umano fragile e l’indifferente, mi  son spesso sentita colpevole ma non indifferente...

da | 07/11/2016 | 2 commenti

Foto originale Paola Roncaglia

La nostra Paola è appena ritornata da Beirut e ci ha fatto il regalo del resoconto di quanto ha visto e vissuto, il tutto accompagnata da una sfilza di foto e anche qualche video che abbiamo parcheggiato in Fototeca e che potete trovare qui : ALBUM PAOLA

Diego

Er Webmaster..., SSB

Il Libano…. stavolta ho trovato un paese che cade, si fa male e che non riesce a rialzarsi… ha bisogno di vari ‘band- aids’ e ha bisogno di cambiarli spesso. Ma le piaghe non guariscono mai.

I rifiuti si accavallano in varie zone della citta’, a pochi metri dai bei ristoranti trendy ed eleganti…
Spesso si vede il fumo alzarsi contro alle sfumature serali, specie che il livello diventa addirittura un altro palazzetto multicolore con sacchetti che vanno buttati dalle varie automobili. Si capisce perche’ allora non si possa aspettare che la municipalita’ trovi i soldi per mandare i rinforzi. Si ricorre a quell’arma accessibile a tutti: il fuoco.

Nella scia degli autobus da scuola ci son bottigliette di plastica vuote, peccato che i bambini educati in queste scuole private non  sappiano che proprio a pochi metri c’e’ la raccolta dei riciclabili…o perlomeno la pattumiera di casa propria.

Ma non voglio dilungarmi su cio’ che e’ un problema enorme, che sara’ risolto, lo speran tutti, dal nuovo Presidente eletto qualche giorno fa, il Gen. Aoun.
Il Libano che amiamo tutti e’ sempre li’ nel suo scheletro, ma e’ cio’ che riempie la sua forma che e’ cambiata oramai. Per la prima volta gli amici della mia generazione ( e non i loro genitori), mi dicono che ne hanno abbastanza, che non e’ piu’ una vita.
I giovani non conoscono la differenza perche’ son cresciuti cosi’. Ma noi, i cinquantenni e sessantenni, abbiamo conosciuto un gioiello di Libano, e forse si’ eravamo troppo giovani per capirlo, ma le nostre esperienze e i nostri ricordi riflettono lo stato dell’allora paese dove le strade non avevano marciapiedi rotti, dove la ’16’, la forza “elite” della polizia era riverita, e dove si poteva guidare in pace perche’ c’eran poche auto.

Stavolta posso dire che son stata al Libano piu’ come una straniera che come la figlia adottiva del paese…
In un senso mi son interessata di piu’ ai bambini scalzi che si buttano nel traffico coi Chicklets, per cercare di capire perche’ tra gli immobili lussuosi, questi esseri umani son manipolati e abusati da una mafia corrotta. E quando abbassavo il finestrino per offrire 1000 LL (neanche mezzo dollaro) per un pacchetto di Chicklets, erano i bimbi a benedirmi e a ringraziarmi. Nel cuore ero in subbuglio. Come fanno questi piccoli a vivere? Sopravvivere?

Donne velate con neonati in mano chiedevano l’elemosina, gruppi di ragazzini senza scarpe si spostavano assieme per riempire le strade con la mano tesa… Sono cose che mi hanno davvero colpita per il contrasto che esiste fra l’essere umano fragile e l’indifferente.

Non voglio dare l’impressione che non ho speso i soldi, anche se potrei dire futilmente per i cioccolati e i gelati e la bottiglia di vino.

Mi  son spesso sentita colpevole.

So che conservero’ anche i bei ricordi, anche se stavolta sono i bambini delle strade che mi popolano la mente piu’ che altro.

Paola

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