PASQUA 2012 IN LIBANO

PASQUA 2012 IN LIBANO

Carissimi, vi invio il mio racconto sulle giornate di Pasqua che ho trascorso in Libano. Lo “illustro” con le foto che indico numerate e che troverete sia a fondo pagina e sia come album in Fototeca.

Le foto rappresentano momenti molto particolari della mia Pasqua a Beirut, senza dimenticare alcune immagini della Madonna ad Harissa, sia la ben nota statua, sia alcuni mosaici della più recente chiesa Greco-Melkita poco distante, e infine alcune immagini del quadro dell’Ausiliatrice fatto dipingere e sistemare da Don Carlo Moroni nella nostra chiesa di Houssoun.
Sul lato Est della chiesa campeggia il grande quadro di Domenico Savio che proviene dalla cappella della scuola di Beirut …

E come ciliegina sulla torta unisco la foto del mosaico che il Maestro Manetti pose sulla facciata della parrocchia Notre Dame des Anges nel quartiere Badaro a Beirut.

Don Gianni


6 Aprile, Venerdì Santo: Don Ilario Martinelli, direttore del “Don Bosco Technique” del Fidar-Jbeil, mi dà un passaggio fino al centro Beirut. Mentre aspetto Berta, ho tempo di visitare la Place de l’Etoile, la cattedrale ortodossa di San Giorgio e la vicina chiesa di Mar Elias dei Greci Melkiti ove si sta celebrando la Passione di Gesù. Faccio un giro nella zona dei suq ricostruita: niente di simile a quello che era una volta. Berta mi accompagna a casa. La mamma è in forma, dopo un inverno molto freddo che ha messo a dura prova la sua salute, e non smette di ringraziarmi per questa visita. Riprendiamo l’auto e puntiamo “verso la nostra scuola”. Passiamo davanti alle palazzine dove abitavano i Marusso, gli Amadeo e i chierici: non sono cambiate. Mentre più in là è cambiato tutto, con le enormi costruzioni dei Jardins de Verdun quasi ultimate.

Una telefonata a Liliana, per augurarle Buona Pasqua e sentire che la sua Marianna ha dato alla luce un altro bebé: Mabrùk! Passiamo a prendere due amiche di Berta, Cynthia e Carole, che non sono mai state al Hsoun. La nuova “Giulietta” viaggia veloce sulle strade quasi vuote. Ci lasciamo dietro il bivio per Nahr Ibrahim e prendiamo quello successivo per Qartaba. Giunti sullo “zuccone” sostiamo per ammirare il panorama: sulla destra i pendii del Jbel Moussa e di Ghbele coperti di folta vegetazione, mentre all’orizonte la neve copre abbondantemente il versante N-O del Sannin. Arriviamo al “Don Bosco”, accolti dal nuovo direttore Don Karmi e da Don Vittorio Pozzo che ci mostra le collezioni di monete, tavolette e altri artefatti mesopotamici del suo museo. Fa caldo, preferiamo l’ombra del boschetto, e le panchine di fronte alla piccola grotta della Madonna. La luce filtra in forma inattesa (quasi una visione celeste!). [foto 1, 2]

Poi sostiamo nella bella chiesa fatta costruire da Don Carlo Moroni. Anche l’anno scorso eravamo qui con Rita Cataldo, Edino Levante e sua moglie Erika. [3, 4] Facciamo la Via crucis, ricordando tutti i defunti delle nostre famiglie, ultima la moglie di Rino Righetti, recentemente scomparsa … Prima di rimettere in moto per rientrare a Beirut, aspergo con acqua benedetta la “Giulietta”, ma sopratutto la padrona-autista, lasciandole un’immagine di Maria Ausiliatrice: “Grazie! Mio padre mi aveva già dato due santini!” [5, 6, 7].

7, Sabato Santo: in mattinata accompagno Don Vittorio e Don Karmi a porgere gli auguri alle autorità ecclesiastiche: prima il Patriarca Maronita a Bkerke e poi il Nunzio Apostolico ad Harissa. [8, 9, 10] Mons Caccia ci comunica ufficialmente la prossima visita del Papa in Libano, dal 14 al 17 Settembre. Durante il rinfresco, mi defilo verso la veranda, per dare una sbirciata al giardino: mi sembra di intravedere ancora il tracciato di un campo di bocce, di cui Kikka mi aveva parlato …  Il resto della giornata trascorre nel più grande silenzio, fino alla celebrazione notturna della Veglia pasquale in rito maronita.

8, Domenica di Pasqua: presto al mattino viene a prendermi Giorgio Dandolo. Dalla finestra lo vedo arrivare e lascio che si guardi intorno in cortile, sosti davanti ai “pennoni” sui quali un tempo sventolavano le bandiere del Libano e dei Kataeb, entri ed esca dalla chiesa, salga davanti al monumento di Domenico Savio, si avvii  verso il campo da calcio e il boschetto … Quando vedo che sta tornando indietro, gli vado incontro.  “Era da una ventina d’anni che non venivo …” Accende una sigaretta, forse per stemperare l’emozione … Uscendo notiamo un picchetto di soldati che oggi l’esercito ha posto a presidiare le chiese. Scendiamo a Beirut, strada tutta per noi, in 40 minuti siamo a Badaro, la zona in cui abitavano i Confalonieri. L’appartamento di Giorgio è sui due ultimi piani, e nonostante sia circondato da edifici, il panorama resta ancora aperto sul Sannin innevato. Tempo di scambiarci gli auguri “Al Masìh Qam! Haqqan qam!” con la moglie Randa e le figlie Pamela e Magali, di prendere un caffè e poi di avviarci alla vicina parrocchia dei Cappuccini, “Notre Dame des Anges”, anch’essa presidiata da “baschi verdi”. Sul piazzale mi fermo a guardare il grande mosaico della facciata: la Madonna bianco-celeste è scortata in cielo da due angeli, sulla sinistra San Francesco inginocchiato, con una chiesetta sullo sfondo … Mi sembrano “reminiscenze rinascimentali italiane”. Infatti, nell’angolo destro in basso, su un rettangolino bianco, la firma dell’artista: “MANETTI” [11]. Attiro l’attenzione di Giorgio: “E’ il nonno di Iole e di Ferdinando!” La celebrazione della Messa di Pasqua è ravvivata dall’orchestrina e coro dei piccoli, e animata da Père André, Cappuccino Alsaziano, che irradia semplicità e gioia francescana. In prima fila una giovane donna che nella veglia di ieri notte ha ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Sull’altare e attorno ad esso alcune composizioni floreali artistiche. Mi sembra di respirare aria dei bei tempi; alla fine della Messa sono come incantato, finché Giorgio mi richiama: “Dobbiamo recarci a Junieh-Maameltein!”

Per il pranzo a casa di Isa Baffa c’è la sua famiglia al completo, quella di Giorgio, poi Pia e la sorella Grazia, cugini, amici e “la tante” anziana ma piena di vitalità che mi dice compiaciuta: “Li ho tirati sù tutti io, compreso Dario …”. Le diverse portate che Isa ha preparato e le bevande che le accompagnano sono da chef! L’atmosfera gioiosa è davvero pasquale. La veduta sul mare è bellissimo, nonostante l’aria e l’acqua siano un po’ inquinate dalla centrale di Zuq. [foto in arrivo…]

Lunedi 9. Arrivano al Hsoun i confratelli che parteciperanno agli Esercizi Spirituali. Fino all’ultimo si è in ansia per quelli della Siria, ma poi con sollievo vediamo giungere anche loro, stanchi dopo 10 ore di viaggio via terra da Aleppo (evitando strade “pericolose”) e 5 da Damasco.  Qualcuno viene ancora da più lontano, come Don Luciano Buratti, Dany Q., Simon Z., che sono stati per la Settimana Santa a Qamishly nell’estremo N-E. [12: Don Luciano e Mons Armando] In totale siamo 22, di 7 nazionalità (maggioranza Siriani, poi Egiziani e Italiani, Libanesi, un Iraniano, Iracheno, Venezuelano) e di 7 riti diversi (Armeno, Caldeo, Copto, Latino, Maronita, Melchita, Siriaco) [13, 14 gruppi dv DSavio e vs bosco]. Iniziamo la giornata invocando l’Ausiliatrice e celebriamo la Messa a mezzogiorno. [15, 16 quadro DSavio alla parete]

Gli Esercizi sono tempi di “ritiro”, raccoglimento e silenzio, ma non possiamo certo “lasciare fuori” la situazione delicata e perfino tragica dei paesi in cui lavoriamo (Egitto, Siria, Terra Santa …). Nel discorso che chiude ogni giornata (la tradizionale “buona notte”) si succedono confratelli che raccontano quanto si fa ad Alexandria e al Cairo Rod-el-Farag nelle scuole IPI e ITI e nei corsi universitari on line; al Cairo-Zaitun nell’assistere centinaia di rifugiati Sudanesi (ancora più divisi dopo la nascita del Sud-Sudan). In Siria oltre che dei rifugiati Iracheni, si è cominciato a prendersi cura di quelle famiglie siriane costrette ad abbandoare i loro villaggi e rifugiarsi a Damasco o Aleppo. Le attività nelle nostre scuole e centri giovanili sono ridotte per ragioni di sicurezza, tuttavia si continua a tenere le porte aperte e non mancano iniziative artistiche, come il recital su Don Bosco preparato dai giovani di Damasco. Qui al Hsoun i gruppi si succedono in continuazione: scouts, parrocchie, movimenti giovanili …: il “Don Bosco” continua ad essere un’oasi di pace! Fra quanti sono passati nella scuola o nel centro giovanile ci sono anche l’attuale parroco del Hsoun e il nuovo Vescovo di Jbeil, cooperatore salesiano. [17 campo calcio]

Domenica 15. La Messa di conclusione degli Esercizi è presieduta dal nuovo Ispettore Don Munir Ar-Ra’i e partecipata da molti fedeli, exallievi, cooperatori … [18 concelebranti, 19 fedeli ] Segue un familiare rinfresco nel salone. Vengono a trovarci i fratelli Robert e Roger ‘Adaimi che negli anni ’60 trascorrevano l’estate con noi. “Don Martinelli era allora il nostro assistente in dormitorio. Le partite di volley, le recite con Mariano, i famosi film di Zorro con Don Masedu, le nuotate al Nahr Ibrahim prima che venisse costruita la piscina…” [20, 21]

A conclusione della nostra permanenza in terra libanese, andiamo in pellegrinaggio alla Madonna di Harissa. Sulla strada si fa sosta a Nahr el Kalb, gonfio di acque fangose. [22, 23], mentre in alto domina la statua di Christ Roi e la gigantografia di Abuna Ya’qùb, il “Cottolengo Libanese”. [24, 25] Spontaneo l’accostamento: sulle pareti di roccia i vari conquistatori hanno inciso i loro nomi, in ricordo delle loro vittorie militari, … e poi sono passati. Cristo che ha vinto con la croce, continua a regnare non con le armi ma con l’amore, a cui Abuna Ya’qùb ha dato espressioni straordinarie. L’ultima breve visita è a Mar Charbel: sia il convento sia l’eremo, al quale una volta salivamo a piedi… [27, 28] Da quest’altezza lo sguardo spazia a 360 gradi: a Ovest il mare, a N e ad E le montagne di Laqluq e di Qartaba ancora coperte di neve, a S la valle del Hsoun dove le fabbriche e le serre si sono moltiplicate: sul colle spunta solo il tetto rosso della casa, mentre tutto il resto è coperto dal bosco.

Lunedi 16, alle 08.00 inizia il volo di ritorno da Beirut. Siedo al finestrino sul lato sinistro. L’aereo, dopo aver lasciato la costa, sorvola le montagne del Qornet es-Saudà bianche di neve. I cedri sono un piccolo punto, le gole a strapiombo di Wadi Qadisha e Wadi Kannubìn una macchia verde scuro. Che spettacolo! [29, 30, 31]

“Grazie Libano,  e arrivederci presto!”

Don Gianni


[nggallery id=2]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *