IL CORTILE

L'angolo di Don Vittorio

Analisi, scomposizione di un tutto nelle parti
che costituiscono il Libano,
inteso come entità politica e geografica
e la Storia dei Salesiani in Libano appunto…

IL CORTILE SSB

da | 31/01/2011 | L'ANGOLO DI DON POZZO | 0 commenti

I FIGLI DI DON BOSCO NEL LIBANO ATTUALE (2010 – 2011)

Oggi non é solo l’ultimo giorno del mese di gennaio ma é anche e soprattutto il giorno di Don Bosco e pubblichiamo molto volentieri quanto don Pozzo ci ha mandato, un pezzo della storia di allora e odierna dei Salesiani a Beirut e, sebbene di sponda, anche un pezzo della nostra storia…

Diego

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E’ vero: da quando la Scuola Italiana di Beirut non esiste  più (1977), se non nel nostalgico ricordo (ma non solo) di chi vi ha vissuto, è venuta a mancare la presenza salesiana nella capitale, ma non per questo è scomparsa dal Libano, grazie all’opera di El Houssoun che, pur tra alterne vicende e con finalità diverse, ha garantito la continuità.
Occupata militarmente nel 1978, in piena guerra, El Houssoun divenne la principale caserma per l’addestramento delle milizie cristiane (oltre 1000 presenze per volta), Museo (provvisorio) della Guerra delle stesse milizie, centro di accoglienza di sfollati e profughi cristiani (più di 500 nel 1989), ma non venne mai abbandonata dai Salesiani, nonostante subissero pressioni in questo senso e venisse messa in gioco la loro stessa incolumità. Il merito va a due Salesiani coraggiosi che tennero duro e, con il loro savoir faire, riuscirono a spuntarla.

Nella seconda metà degli anni Ottanta ripresero timidamente alcune attività, bruscamente interrotte nel biennio1989-1990 che furono gli anni peggiori della guerra, quando bombardamenti e combattimenti investirono indiscriminatamente le zone cristiane, tra cui la nostra. Proprio in quegli anni, l’opera, conosciuta ormai come Caserma Don Bosco, si lanciò in attività giovanili che interessarono anzitutto la diocesi maronita di Jbeil, nella quale due Salesiani ricoprirono in momenti diversi incarichi direttivi nel campo della pastorale giovanile,  e successivamente lo stesso Stato libanese che riconobbe ufficialmente il centro salesiano come centro di formazione e di assembramento per ogni tipo di attività giovanili (1992). In questo quadro, nel 1997 si tenne il Primo Incontro Mondiale della Gioventù libanese residente ed emigrata, con la presenza di oltre 300 giovani, cristiani e musulmani, provenienti da più di 30 paesi.

Verso la fine degli anni Novanta si pensò di poter riattivare il noviziato e la casa di formazione per i giovani Salesiani mediorientali (in mancanza ormai di nuove reclute provenienti soprattutto dall’Italia), ma l’esperimento non durò a lungo per la scarsità delle vocazioni locali.

Attualmente la casa di El Houssoun ospita un Oratorio-Centro Giovanile e un Centro di Accoglienza.. E’ sede di una comunità salesiana formata da sei membri, di tre nazionalità diverse: italiana, siriana ed egiziana. Tra i sei uno è un vescovo emerito. La comunità gestisce contemporanemante l’opera di El Houssoun e quella di Al Fidar, sulla costa.
A che cosa mirano e come funzionano le varie attività? L’Oratorio-Centro Giovanile raccoglie bambini, ragazzi/e e giovani della zona, ancora oggi relativamente poco popolata, ed offre loro tutti i sabati pomeriggio attività varie coordinate da un gruppo di animatori. Durante l’estate la frequenza cresce in modo esponenziale e con l’”Estate ragazzi” si offrono a 200-300 ragazzi cinque settimane intense di attività che rispondono ai loro vari interessi, secondo l’età.
Il Centro d’Accoglienza è aperto tutto l’anno, ma è letteralmente preso d’assalto d’estate da gruppi, associazioni, parrocchie, club sportivi, scout, ecc. che vi trovano un quadro ideale per svolgere le loro attività al chiuso o all’aperto: giornate di formazione, ritiri ed esercizi spirituali, colonie, campeggi, tornei sportivi, ecc. Possono essere ospitati vari gruppi contemporaneamente, per un totale di circa 300 persone per volta, in casa e fuori; il che significa che sono alcune migliaia all’anno le persone ospitate. Per lo più questi gruppi sono autogestiti, ma la comunità salesiana coordina le varie presenze e presta quei servizi, soprattutto religiosi, che le vengono richiesti. La fama del Centro ha ormai oltrepassato i confini e vi giungono pure gruppi dalla Siria e dalla Giordania.

Lontani da Beirut, i Salesiani non hanno mai dimenticato la capitale e hanno sempre sognato di potervi ritornare, almeno nelle vicinanze. Con la fine della guerra, nel 1990, si fece strada l’idea di un intervento in favore delle migliaia di giovani miliziani smobilitati, ricuperandoli alla vita sociale mediante la loro qualificazione professionale. Sarebbe stato un modo concreto di contribuire efficacemente alla ricostruzione del paese. Il Rettor Maggiore dei Salesiani, in visita nel Libano nel 1991, incoraggiò ed approvò il progetto. Ci si mise immediatamente alla ricerca di un terreno adatto, in città o in periferia, ma le difficoltà incontrate furono numerose, tra cui il prezzo proibitivo dei terreni  Si dovette  ripiegare allora su un terreno che la Chiesa maronita mise a disposizione, riservandosene la proprietà, nella località di Al Fidar (3 km prima di Jbeil, venendo da Beirut), dove sarebbe sorto un Centro di Formazione Professionale (CFP). La ricerca dei fondi per costruire fu lunga e laboriosa, ma alla fine fruttuosa. Fu quindi solo nel 2002 che il Centro potè diventare operativo Erano ormai trascorsi 12 anni dalla fine della guerra e la maggior parte dei giovani miliziani si erano già rifatti una vita, in patria o all’estero. Bisognava  quindi puntare su giovani ordinari, soprattutto coloro che per vari motivi avevano interrotto il ciclo normale degli studi, per offrire loro un’alternativa valida nel campo professionale, privilegiando il settore tecnico-industriale.
E qui ci si scontrò con un’altro ostacolo di rilievo: la scarsa considerazione che i Libanesi, soprattutto i cristiani, hanno per l’insegnamento professionale e tecnico. Da bravi e provetti commercianti sono attirati dal settore terziario piuttosto che dall’esercizio della manualità, benché il paese abbia estremo bisogno  di tecnici ed operai qualificati

Da ormai 8 anni il CFP di Al Fidar accoglie da 80 a 150 allievi/e all’anno, in corsi rapidi che variano da 2 a 9 mesi, (a volte si arriva a 18 mesi), offrendo loro una vasta gamma di qualifiche: dalla meccanica generale alla motoristica, dall’elettrotecnica all’elettronica, dalla refrigerazione-climatizzazione all’energia solare, dall’informatica alla contabilità, dalla pneumatica al CNC (controllo numerico), dall’italiano all’inglese…
Si sta pure pensando al settore turistico-alberghiero. Ovviamente i vari corsi sono aperti in base alla richiesta e alle iscrizioni.

L’insegnamento è assicurato integralmente da insegnanti e istruttori locali. Alcuni di questi ultimi vennero ulteriormente qualificati grazie a progetti della Cooperazione Italiana che fu particolarmente attiva e generosa negli anni del dopoguerra e fino al 2006. Il periodo dell’emergenza si è chiuso con il 2010, per cui bisogna ora camminare con le proprie gambe, ricercando a livello locale collaborazione e sostegno che, a dire il vero, non mancano. Si distinguono in particolare il ministero degli Affari Sociali e il ministero del Lavoro, i quali tuttavia dispongono di fondi molto limitati.
Con la prossima apertura di un convitto per una quarantina di allievi provenienti dalle zone periferiche del paese, si spera di potenziare gli effettivi del CFP.

La presenza salesiana nel paese dei cedri non si limita tuttavia alle due opere gestite dai figli di Don Bosco. La Famiglia Salesiana è presente in Libano con quattro opere delle suore salesiane: tre nel governatorato del Monte Libano e una nella Beqaa e due centri di Salesiani Cooperatori, ossia di laici  cristianamente e salesianamente impegnati nel servizio della Chiesa e del paese in vari campi, ma preferibilmente in progetti destinati ai giovani.

Il Libano odierno non è più, ovviamente,  quello che era considerato “Svizzera del Medio Oriente” o paese della “dolce vita”. Gli stereotipi del passato non hanno più corso, pur non essendo venuto meno il fascino misterioso di un paese, insignificante sulla carta geografica, ma portatore di simboli che vanno ben al di là  della sua superficie ridotta e del numero dei suoi abitanti. Per questo la presenza salesiana, soprattutto  a servizio dei Libanesi, non poteva venir meno.

Se nel 2011 si realizzerà il sogno di radunare in Libano un gruppo di exallievi/e della Scuola Italiana di Beirut, sarà questa la nuova realtà salesiana con la quale verranno a contatto. Benvenuti!

don Vittorio Pozzo

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Don Pozzo io non saro’ col gruppo dato che a Giugno insegno ancora qui agli USA. Pero’ le prometto che verro’ a vederla fine luglio quando saro’ al Libano . Non ho mai dimenticato la sua presenza sull’altare per la messa di mio padre.

| 06/02/2011 | PAOLA | PDurant25@aol.com |

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