1° luglio in Vaticano :: Giornata di riflessione e di preghiera per il Libano

Il Libano va aiutato a «mantenere la sua identità unica, anche per assicurare un Medio Oriente pluralista, tollerante e diversificato»

da | 26/06/2021 | AGENZIE and CO | 1 commento

© Foto originale OSSERVATORE ROMANO

Carissimi Diego e Mario, grazie per il servizio fotografico: siamo fortissimi, potremo iscriverci alle mille miglia del giornalismo online! 🚗🚲🚜
Vi allego una informazione che l’Osservatore Romano pubblica oggi: una giornata di riflessione e di preghiera per il Libano che si terrà il 1° luglio p.v. in Vaticano con la partecipazione di tutte le Chiese Cristiane. Ci terremo aggiornati.
Un abbraccio … ancora a debita distanza, purtroppo è arrivata anche la variante Delta, non solo in Israele ma anche in Italia! e se continuiamo di questo passo, prima di arrivare a Y Z Omega, ce ne passerà di aria contaminata sui nostri cieli!
Che Dio ci protegga.

Don Gianni

SALESIANO DOC, SSB

Un esempio unico di convivenza per il Medio Oriente


| di Charles de Pechpeyrou | L’Osservatore Romano | 25 giugno 2021 |


Il Libano va aiutato a «mantenere la sua identità unica, anche per assicurare un Medio Oriente pluralista, tollerante e diversificato», a «riprendersi economicamente e mantenersi fuori dai conflitti regionali», in quanto «rimane l’ultimo baluardo di una democrazia che accoglie, conosce e sperimenta quotidianamente il vivere insieme di comunità etnico-religiose che in diversi altri paesi non riescono a vivere in pace»: l’appello è stato formulato questa mattina, venerdì 25, dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, in occasione della presentazione nella Sala stampa della Santa Sede della Giornata di riflessione e di preghiera per il Libano, che si volgerà il 1° luglio in Vaticano.

Un evento, ha spiegato il presule, che «sorge nel contesto dell’aggravarsi delle vaste crisi» nel Paese dei cedri, «sia dal punto di vista dell’impasse politica, sia da quello socio-economico e umanitario». La Santa Sede «è fortemente preoccupata per il collasso del Paese, economico, finanziario, che colpisce in particolar modo la comunità cristiana e l’identità del Libano», ha dichiarato monsignor Gallagher, ricordando che «è in atto una forte emigrazione dei giovani, soprattutto dei più preparati e della classe media». Inoltre, «si indebolisce la comunità cristiana, il che rischia di distruggere l’equilibrio interno e la stessa realtà libanese, mettendo ulteriormente a rischio la presenza cristiana in Medio Oriente».

La giornata del 1° luglio va inquadrata in una serie più vasta di iniziative della Santa Sede, ha specificato Gallagher, senza dimenticare che il tema del Libano «viene costantemente sollevato in vari incontri bilaterali». Il presule ha menzionato innanzitutto la visita in Libano del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin l’anno scorso, l’aiuto del Papa per le scuole cattoliche con 500 borse di studio, l’invio di farmaci agli ospedali, nonché il sostegno agli appelli a favore del Paese indirizzati da organizzazioni cristiane.

La presenza e il futuro dei cristiani in Libano quale parte integrante dell’identità del Paese e componente essenziale del modello libanese «necessita di una visione comune e di un impegno concreto», ha affermato il segretario per i Rapporti con gli Stati: in questo senso «l’incontro vorrebbe dare ai leader cristiani l’opportunità di condividere con il Santo Padre preoccupazione e prospettive per il futuro, evidenziare le sfide attuali, tracciare dei sentieri, avviare una collaborazione concreta, diventare un simbolo per i politici libanesi e un richiamo per le massime autorità religiose ad assumersi le proprie responsabilità, nonché ricordare alle potenze mondiali l’urgenza di aiutare il Libano». Rispondendo alle domande dei giornalisti, monsignor Gallagher ha indicato che se «la Santa Sede in quanto tale non può sostenere il Libano in tutti i sensi, cerca di capire meglio, aiutare la gente a dialogare, collaborare e pregare per il Paese».
Grazie alla giornata del 1° luglio, si è augurato, la Santa Sede potrà «avere una visione più chiara delle complesse problematiche nel Paese per poi svolgere il suo lavoro di advocacy».

Da parte sua il vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani — anch’egli presente alla conferenza svoltasi in diretta streaming —, ha descritto in sintesi il rapporto che intercorre tra i cattolici e gli altri cristiani in Libano. «Quasi tutte le Chiese orientali, ortodosse e cattoliche, sono presenti con la grande diversità dei loro riti e delle loro tradizioni, come sono presenti anche diverse Comunità ecclesiali nate dalla Riforma», ha spiegato, ribadendo anche che «la vita quotidiana, come anche la vita sociale e politica, è un intreccio di convivenza e di collaborazione tra le diverse comunità ecclesiali, la cui storia non sempre è esente da conflitti e persino da persecuzioni». «La vita ecclesiale in Libano — ha riassunto — è fraterna e solidale, data la storia comune dei vari riti cristiani, il numero elevato dei matrimoni misti, la partecipazione attiva dei giovani che sempre più aderiscono ai movimenti parrocchiali ed ecclesiali, che spesso operano ecumenicamente».

Farrell ha anche proposto una breve descrizione delle quattro Chiese non-cattoliche che parteciperanno alla Giornata: la Chiesa greco-ortodossa del Patriarcato di Antiochia, di tradizione bizantina, guidata dal Patriarca Youhanna X° Yazigi, con molte diocesi in Libano dove dispone anche di una importante facoltà teologica; il Catholicossato della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia, guidata dal Catholicos Aram I° , una personalità di spicco del movimento ecumenico, che ha avuto un ruolo di primaria importanza nello sviluppo del Consiglio delle Chiese di Medio Oriente; la Chiesa Siro-ortodossa, con a capo, dal 2014, il Patriarca Ignazio Aphrem II, una Chiesa «erede della grande tradizione siriaca, poco conosciuta in Occidente ma molto importante nella storia del cristianesimo, nella teologia e nella liturgia»; infine il Consiglio supremo della comunità evangelica, rappresentato dal suo presidente, il Reverendo Joseph Kassabhas, la cui comunità trae origine dal risveglio intellettuale avvenuto nella parte dell’Impero Ottomano di lingua araba nell’Ottocento.

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