LIBANO 2019 : UN MOMENTO DIFFICILE

da | 27/11/2019 | DAI NOSTRI INVIATI | 0 commenti

Foto MTV LEBANON NEWS


L’articolo qui di seguito l’abbiamo ricevuto da don Pozzo ed é anche stato pubblicato sul sito dell’Agenzia salesiana.
Come sempre, un’analisi completa e dettagliata di quanto sta succedendo in Libano attraverso la lente d’ingrandimento di don Vittorio, da leggere subito subito…
Le foto qui di seguito le ho ricevute da don Gianni e ho pensato fare bene aggiungerle a fondo pagina.

Buona lettura

Diego

Er Webmaster..., SSB

Libano 2019 | Don Vittorio Pozzo – SDB


A 100 anni dalla proclamazione del Grande Libano (1920) nei suoi confini geografici e storici, il Paese, già ritenuto la Svizzera del Medio Oriente, sta attraversando uno dei momenti più delicati e difficili della sua storia centenaria: una crisi economica, sociale e politica senza precedenti che ha spinto la popolazione a sollevarsi e ribellarsi contro i suoi dirigenti, fino a chiedere che tutta la classe politica se ne vada a casa. Una cosa inaudita in una società frammentata dove i leader politici, in alcuni casi ex signori della interminabile guerra civile (1975-1990), erano per lo più osannati e seguiti quasi ciecamente. 

Da un mese, il Paese sta vivendo in stato di rivolta che rasenta ormai l’insurrezione. Le manifestazioni sono state finora relativamente pacifiche e gestite a volte con creatività, ma l’impazienza del popolo, di fronte alla mancanza di risposte da parte dei responsabili e delle continue tergiversazioni, mentre la crisi si aggrava di giorno in giorno, sta crescendo e potrebbe esplodere in atti di violenza le cui conseguenze sono facilmente prevedibili. Si incomincia a intravederne i segni.

Il Paese è praticamente paralizzato per la chiusura con barricate delle principali arterie, il blocco dei pubblici uffici per impedirvi l’accesso degli impiegati,  banche, università e scuole chiuse, o aperte a singhiozzo. Questi fenomeni recenti si innestano su uno strato sociale ed economico precario. Il  30% della popolazione rasenta il limite della povertà; il Paese ospita la più alta percentuale al mondo di rifugiati: oltre un terzo della popolazione; i principali servizi sociali sono vistosamente carenti;  le  infrastrutture sono obsolete; la corruzione diffusa, ecc. In questa situazione, cresce la fuga di giovani, di cui molti altamente qualificati, in cerca di un lavoro e di un avvenire sicuro e migliore.

In questo contesto, la presenza salesiana si concretizza in due opere: il liceo professionale di Al Fidar, sulla costa, che ospita poco più di 200 allievi in rami che vanno dall’auto-meccanica, all’elettronica, all’elettricità, all’informatica, all’educazione fisica e sport, alle arti culinarie e l’oratorio-centro giovanile di El Houssoun, in montagna, affiancato da un centro di accoglienza. Mentre la scuola, situata in zona sensibile e coinvolta dalle manifestazioni, funziona secondo il momento, l’oratorio, situato in zona relativamente tranquilla, funziona regolarmente tutti i sabati, accogliendo ragazzi libanesi, prevalentemente cristiani, e rifugiati siriani, tutti musulmani.  Situazione permettendolo, ci si occupa pure dei rifugiati iracheni, tutti cristiani, residenti a Beirut e dintorni.

Profondamente solidali con il popolo che soffre, rallegrandosi del fatto che la situazione critica del Paese abbia unito in un unico, inedito movimento, cristiani e musulmani, i salesiani continuano con serenità e impegno la loro presenza, qualificandosi come operatori di pace e seminatori di speranza, soprattutto in questi momenti difficili.

Don Vittorio Pozzo – SDB​

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