Una notte calda, furiosamente calda…

da | 17/09/2019 | ESPERIENZE | 3 commenti

Faceva un caldo asfissiante anche di notte, all’epoca si fumava parecchio e la nuvola di fumo era sempre al disopra delle nostre teste, una nuvola che spariva solo dopo aver lasciato porte e finestre aperte per quasi una settimana.

Siamo nel 1970, campionato mondiale di calcio in Messico, notti bianche per tanti data la differenza di orario con il Messico. Basti ricordare che la partita iniziata alle 17:00 ora locale era in diretta dalle parti nostre alla mezzanotte secca secca, con i supplementari si erano fatte in pratica le tre del mattino, una bazzecola a 19 anni ma una faticata per chi doveva andare a lavorare il giorno dopo, Moka del caffè completa, no kidding…

Lucio ed io avevamo preparato il garage di casa sua come il salotto di Montecitorio, pasticcini e tramezzini a iosa e portacenere dappertutto dato che la mamma di Lucio, proprietaria del garage che stavamo “affittando”, aveva lasciato come “NOTA AGLI AFFITTUARI” che l’affitto del locale garage prendeva fine appena il primo di noi due dimenticasse di svuotare i portacenere, rimettere i piattini ripuliti al loro posto in cucina e rimettere la gazzosa in frigo al posto giusto, non si scherzava con la mamma di Lucio ma devo anche ammettere che aveva ragione su quasi tutto.

Lucio è stato la prima persona che ho conosciuto una volta sbarcato in Italia nel 1969, un ragazzo della mia stessa età e con le stesse idee in testa ma con qualche rotella in più delle mie, un ragazzo con la testa a posto e con le parole giuste per ogni eventualità, una calma proverbiale ed una battuta da far morire dal ridere ogni volta che apriva la bocca.

Ci siamo capiti al volo e non ci siamo più lasciati, si fa per dire, cioè dopo essere partito per il Belgio siamo rimasti in contatto permanente e ogni volta che ritornavo a Padova per andare a trovare la mamma, non perdevamo mai l’occasione per una serata fra amici con la classica pizza e Peroni oppure un BBQ con le famose salsicce “nostrane” ed una montagna di polenta da far spavento anche ai passeri.

Avevamo iniziato a guardare il campionato del mondo di calcio non tanto convinti, c’erano Boninsegna e Riva in attacco e c’erano anche Mazzola e Rivera ma Valcareggi, il Mister dell’epoca che oggi si potrebbe catalogare come “Manager” della squadra, tirò fuori dal cappello un trucco alquanto particolare e cioè far giocare Mazzola al primo tempo e Rivera al secondo, nessuno ha mai capito il perché di questa mossa tattica piuttosto strana e nessuno l’ha mai saputo almeno per quanto mi riguarda. Cioè il perché non potessero giocare assieme Mazzola e Rivera  è rimasto tutt’ora un affare di stato, non si parlava d’altro nei bar per il caffè del mattino un po’ dappertutto.

Le prime tre partite sono una sofferenza terribile, l’Italia gioca così e così, si tira poco in porta e il muro costruito da Facchetti, Burgnich, Cera e Rosato in difesa pigliava colpi da più parti ma restava sempre solido, almeno così la pensavamo nello spezzone fra primo e secondo tempo delle partite in corso. Altra sigaretta, altra gazzosa e altro tramezzino…

Una sola vittoria contro la Svezia e due pareggi nel gruppo iniziale, un sonoro 4 a 1 contro il Messico ospitante da far tremare i muri del garage e quindi la partita che per me e per tanti resta la partita di una vita, se c’eri meglio ma se non c’eri sono cassi tuoi…

La partita fu catalogata come “Partita del secolo”, ho ancora la pelle d’oca scrivendo queste righe, un calcio non del tutto accademico ma una partita che ha fatto rischiare l’infarto a mezza Europa dell’epoca, uno di quei momenti, attimi di vita vissuta che non si può proprio dimenticare.

Boninsegna segna il primo gol per l’Italia nel primo tempo e fino in pratica alla fine del secondo l’Italia gioca in undici davanti alla propria porta, salvo qualche sporadica “uscita” pur sempre controllata dalla Germania di Beckenbauer che era all’apogeo della sua carriera proprio in quegli anni.

Schnellinger, giocatore del Milan di Rivera ma tedesco di nascita, segna il pareggio tedesco in pratica alla fine della partita normale, un pugno nello stomaco sarebbe stato trenta milioni di volte meglio che un gol di Schnellinger in poche parole al novantesimo minuto della partita. Parecchio tempo dopo il povero Schnellinger ha ammesso che parecchi dei suoi compagni di squadra del Milan l’hanno mandato a quel paese in tutti gli idiomi possibili e immaginabili, chissà perché poi…

Eravamo tutti in piedi, cioè Lucio ed io eravamo in piedi, si pensava già alla finale e dopo il pareggio e fischio di fine partita abbiamo aperto la porta del garage per far uscire la NUVOLA bianca di fumo che si era accumulata in quasi due ore di gioco e ci siamo diretti verso casa per fare quattro chiacchiere anche con tutti coloro che stavano guardando la partita ma in cucina, con la mamma di Lucio.

Erano in quattordici dentro in cucina, cugini, cugine, nipoti e nipotine, fratelli di Lucio e le 4 sorelle con rispettivi mariti, insomma una nuvola ancora più grande di quella del garage, si fumava tutti in quel periodo, per vostra info si fumava quasi tutti le sigarette “DIANA” non so se ve le ricordate.

Non ci credevo più ad un successo italiano, i tedeschi quando giocavano perdevano poco in quel periodo, uno squadrone da far tremare i muri, non me la sento di ritornare in garage e Lucio pure, così rimaniamo per i primi minuti in cucina anche noi, in piedi tanto non c’era più posto da sedere neanche con il lanternino.

Primo tempo supplementare e gol di Müller, quello con il sedere basso, un “Porca Miseria” generale da far spavento al vaso di fiori appena fuori della cucina e Lucio ed io si ritorna in garage, tanto non ne vale più la pena.

Appena in garage pareggio di Tarcisio Burgnich, non si capisce più un tubo, stiamo saltando come cretini e si torna in cucina.

Segna Gigi Riva, viene giù un putiferio da praticamente tutto il quartiere, mezza Padova o anche di più, un boato sensazionale che fa saltare gli ultimi aggettivi rimasti in testa, siamo tutti fuori a gridare come matti, manca poco al “matto” completo.

Müller pareggia il conto, siamo 3 a 3 e Rivera prende la palla per metterla in mezzo al campo. Quello che é successo dopo me lo ricordo tutto come se fossimo ancora davanti allo schermo, ricordo che siamo sempre in bianco e nero per chi non l’avesse ancora capito, la palla viaggia controllata dalla squadra italiana e arriva a Boninsegna sulla sinistra, centro basso e Rivera spiazza il portiere, palla da una parte e portiere dall’altra. 4 a 3.

Non vi posso dire tutto quello che é uscito dalle bocche dei presenti appena il gol segnato, dovrei confessarmi per almeno tre mesi senza sosta alcuna e senza poggiare i piedi per terra, un fulmine a ciel sereno, una processione di macchine e di clacson da far spavento anche ai poveri residenti del cimitero di Voltabarozzo, una marea di persone che si abbracciavano, saltavano, cantavano, gridavano tutte assieme, noi compresi.

Appena finita la partita siamo andati in pratica tutti al bar li vicino, non vi dico la situazione del bar : lampadari per terra, sedie dappertutto e anche dove non ci sarebbero dovute essere, tavolini disseminati su quasi tutto il locale ma senza alcun criterio logico, bicchieri rotti dappertutto ed il padrone del bar senza voce che offriva la grappa di casa a tutti, mai tirata fuori prima di quel giorno. Un putiferio di fazzoletti di carta, quelli che si adoperavano per prendere i pasticcini con il caffè o cappuccino, un lago dimensioni Trasimeno in mezzo al bar, non so esattamente di che liquido si trattasse, la moglie e figlie del padrone con scope e secchi in mano che aspettavano la fine dei nostri tempi supplementari per ripulire e andare a letto per quelle poche ore che restavano da dormire.

Il 17 giugno giorno di questa partita era un mercoledì, dovevamo andare a lavorare o studiare il giorno dopo in pratica tutti, mamme comprese, per favore non mi domandate in che stato ero il giorno dopo, non me lo ricordo per niente, roba da pazzi. Mi ricordo di tutto quello che é successo prima, durante e subito dopo la partita ma quello che é successo il giorno dopo non me lo ricordo per niente…

Quello che vi posso dire é che dopo tutti questi anni, ogni volta che incontro uno dei presenti di allora si parla sempre e soltanto della partita e del gol di Rivera, gol che é stato segnato senza che un solo giocatore della Germania toccasse la palla, roba di altri tempi appunto…

3 Commenti

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    Altri due commenti lasciati sulla nostra pagina Facebook che ho aggiunto io, Diego…

    Mme Durant : Un racconto da batticuore! Bellissimo!

    Domenico Apruzzese : Indimenticabile quella sera a Beirut!

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    In quel periodo ero a tiro di esami di maturità e ricordo che eravamo pochi intimi riuniti nel cortile della scuola attorno ad un tavolo con una radiolina a tifare e soffrire. La TV libanese ha trasmesso solo la finale col Brasile.

    Ovviamente non sono mancati gli abbracci fra tutti noi compreso (soprattutto) 🙂 il presidente della commissione di esame (Prof. Pitzalis). Immancabile il dopo partita in 4 o 5 (Ricordo però solo Ferruccio e Piero De Luca) una passeggiata in una Hamra deserta alle 3 di mattina.

    Nottata memorabile.

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    Durante quel famoso Giugno del 1970, vivevamo a Beirut in un appartamento senza mobili, avevamo un tavolo in cucina con quattro sedie, una delle quali aveva soltanto tre gambe; tre letti singoli per Bice, mamma ed io, mentre mia nonna dormiva su due bauli ricoperti di varie coperte per ammorbidire il colpo. Di conseguenza niente tv e niente radio. Ma la vicina di casa, che era francese, aveva un debole per il signore tedesco che viveva al piano superiore, e con la scusa della partita Italia-Germania che a lei non interessava un fico secco, ci aveva invitati ad assistere la partita. Ogni gol della Germania, quel signore esultava (immagino) in tedesco e mi faceva il “maramero”, e viceversa nel caso nostro, ogni volta che segnava l’Italia, saltavo dal mio “puff” e di fronte a lui, gli davo un bel sontuoso “Tie’ “…fine partita quel signore usci di casa senza dire una parola. Invitati di nuovo per assistere la finale, egli fece tifo per il Brasile ed io piansi come un bambino (avevo dieci anni)…

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