EUROPA DOPO IL VOTO AL PARLAMENTO : CHE COSA CAMBIERÀ?

da | 15/06/2019 | MULTICULTURALISMO | 0 commenti

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IL PUNTO DI INCONTRO DI EDDY

Oggi pubblichiamo un primo articolo dell’Eddy nazionale, anche senza filtro, articolo che aprirà una «finestra» sulle attività dell’apparato europeo ma viste dal didentro, con tutto quello che ciò comporta.

Una serie di articoli che ci daranno la possibilità di commentare e anche criticare, talvolta, il funzionamento delle Istituzioni Europee su una base più abbordabile che le analisi dei famosi “specialisti” che abbondano un po’ dappertutto fra televisioni, radio e giornali o riviste.

Non solo, ma si potranno anche trovare testimonianze di altri “commilitoni”, colleghi di Eddy e esperti in tante materie : insomma, fatevi sotto che ce n’é per tutti…

Parola di Webmaster…

Dopo una pausa di riflessione sul significato del voto alle elezioni europee, credo sia importante provare ad analizzare i risultati.

Innanzitutto va sottolineato l’aumento della partecipazione al voto e anche se non siamo in presenza di numeri straordinari, la media Europea ha superato il 50% e solo pochi paesi tra cui l’Italia e la Francia hanno vista ridotta la partecipazione popolare.

Ancora una volta tutti i sondaggi sono stati smentiti. Si dava per certo che nel Parlamento Europeo ci sarebbe stata una maggioranza di sovranisti e di antieuropei. L’inaspettato e positivo risultato dei Liberali e dei Verdi consente al prossimo Parlamento Europeo di contare su una maggioranza convintamente Pro Europa. 

Questo è il primo ed importante risultato che determinerà la distribuzione delle più alte cariche del Parlamento e della Commissione fra partiti e movimenti che certamente non hanno nei loro programmi l’affossamento dell’Europa.
Tra i compiti principali che avrà di fronte il nuovo Parlamento Europeo sarà quello di approvare le proposte di nomina del presidente della Commissione Europea e dei singoli commissari ciò significa che candidature apertamente antieuropeiste non saranno approvate dal Parlamento come peraltro è già successo più volte nel passato.

Gli equilibri politici dovranno trovare una sintesi fra le forze Liberali aperte al mercato e ad un ruolo poco invasivo nel regolare le relazioni economiche tra gli Stati Membri e i Verdi certamente non disponibili a fare sconti per quello che riguarda regole chiare e trasparenti nel campo della gestione finanziaria, delle opacità che hanno caratterizzato la passata gestione Europea in materia di paradisi fiscali di violazioni alle regole tributarie europee, al dumping sociale e finanziario e sopratutto sui temi ambientali.

Com’è noto a novembre scadrà l’attuale Commissione Europea e i suoi membri, uno per Stato membro, saranno proposti dai singoli governi. Nei paesi in cui si sono svolte recentemente le elezioni come in Slovacchia, Danimarca e  Spagna i governi che sono stati eletti appartengono alla famiglia Pro Europa. Ciò vuol dire che le personalità che saranno proposte, a parte l’Italia, seguiranno una politica di mantenimento delle regole in essere, con buona pace delle fandonie che sono state vendute a piene mani circa il fatto che le elezioni europee avrebbero modificato radicalmente la composizione ma soprattutto le politiche della Commissione Europea e del Consiglio Europeo. Questa posizione ha fatto breccia in particolare in Francia ed in Italia ma le bugie hanno le gambe corte ed infatti per la Francia oggi Macron sta gestendo la complessa trattativa per le nomine europee mentre invece il governo presieduto dal professor Conte non è invitato a partecipare alle discussioni.

Forse l’unico italiano che potrà avere un ruolo nei futuri assetti potrà essere l’attuale Presidente del Parlamento, che appartiene ad un partito di opposizione in Italia. 

I cittadini europei,nel loro complesso hanno dato indicazioni inequivocabili. No al populismo e al sovranismo. No ad una Europa lontana dai cittadini e dai loro bisogni si ad una Europa più sociale e meno mercantile si ad una Europa attenta allo sviluppo sostenibile e alla protezione dell’ambiente.

Il segnale è forte e chiaro serve più Europa, più solidale, più vicina ai popoli.
Le sfide sono difficilissime: lavoro, immigrazione, politica estera e di difesa comune. Politiche economiche che siano più flessibili e aiutino i Paesi in difficoltà a superare i problemi e le crisi.

Questa è l’Europa che a Roma nel 1957 i fondatori immaginavano e che occorre riportare sulla strada dello sviluppo, della solidarietà e della sostenibilità sociale e ambientale! 

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Circa l'autore

Eddy Iozia

Era il maggio del 1966 quando seppi che saremmo venuti a Beirut...

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