Vivere più a lungo, ma per chi e perché?

da | 19/06/2017 | MODI DI VIVERE

Foto Cristian Newman – UNSPLASH


Ormai è più che ufficiale, ce lo comunicano continuamente tramite i giornali radio e televisivi : si vivrà più a lungo. Tale informazione è data per certa, “nero” su “bianco” anche su riviste specializzate.

Sorprese per tutti garantite…


È da un po’ di tempo, che frammenti di notizie inerenti a ricerche sulla longevità, effettuate sui più disparati rappresentanti del mondo vivente, ci informano che si può vivere molto più a lungo, quasi l’equivalente di 600 anni per un essere umano. Lavori di prestigiosi studiosi in questo settore hanno conquistato la copertina di riviste scientifiche specializzate fra le più rinomate nel mondo.

Già nel 2011 il dottor Frédéric Saldmann, cardiologo e nutrizionista nonché primario dell’ospedale europeo Georges-Pompidou a Parigi, ha pubblicato un libro, «La vie et le temps (Flammarion)», su una possibile opportunità, non più così remota, di trovare una probabile, nonché seria e “palpabile”, soluzione per allungare l’aspettativa di vita attuale.
Quello che tali lavori non dicono, saranno le preoccupanti ripercussioni di questa estesa longevità sul nostro ecosistema in grado di generare domande a cui difficilmente ora siamo in grado di rispondere, come per esempio quale sarà il limite massimo sopportabile della densità abitativa sul nostro pianeta.

Infatti se si vivrà più a lungo bisognerà trovare una soluzione anche per garantire una decente qualità di vita.  Tanto per fare alcuni esempi, si dovranno tenere in considerazione il problema abitativo, la gestione dei rifiuti,  il modo di procurarsi fonti di energia aggiuntive ed alternative ed il modo di poter garantire a tutti un reddito di sopravvivenza.

Le più grandi cerchie di Think Thank stanno tentando di concepire “nuove strategie” indirizzate sul come incrementare guadagni e produttività sfruttando le “nuove generazioni” di cittadini, i quali diventando sempre di più anziani creeranno un mercato del tutto nuovo, terreno di conquista  vasto e ancora in gran parte non utilizzato.
E parlo di mercati per la Quarta e Quinta età, di “paradisi” fiscali per un numero sempre maggiore di società che hanno, come di consueto, una lunghezza d’avanzo sul resto della popolazione attiva e pagante…

Saremo dunque in grado di produrre una società più anziana ma inevitabilmente anche più povera se non riusciremo a trovare una soluzione duratura e continua per far fronte ad un numero sempre maggiore di aree del nostro globo dove il lavoro, i salari, le medicine e le abitazioni si stanno rimpicciolendo per non dire altro.

Ma mi sono anche posto una domanda essenziale: a che cosa servirà vivere più a lungo? E quale sarà il fine di tutta questa “estesa longevità”?

Ne varrà veramente la pena?