Una storia di gente comune che fa cose fuori del comune

da | 27/12/2008 | SOLIDARIETA' | 0 commenti

Ho appena presentato due schede riguardanti i Salesiani di Betlemme, e il Forno dei Salesiani di Betlemme, dilungandomi soprattutto, in entrambe, sull’argomento “forno e pane” per cui sono state inevitabili alcune ripetizioni. Ora vorrei raccontare l’ultimo episodio che si aggiunge alla storia di questo glorioso forno, la storia di un bel regalo di Natale fatto ai Salesiani e alla gente di Betlemme!

Questo episodio che ha avuto origine dall’ispirazione nata in seno alla “comunità” degli ex allievi delle scuole salesiane di El Houssoun e di Beirut. Parto quindi da un po’ lontano, dalla seconda metà degli anni ’60. A El Houssoun un buon numero di allievi del liceo, un gruppo di privilegiati, per due anni (1965-66 e 1966-67, salvo errore) ha condotto una sorta di vita monacale dedita allo studio e disseminata anche di preghiere, un vero ora et labora, condividendo spazi e programmi scolastici con i chierici salesiani loro compagni e i superiori-insegnanti presenti in quella casa di Don Bosco, situata sullo Zuccone tra i 700 e gli 800 metri di altezza a metà strada tra il mare a ovest e una catena di montagne a est: una casa piena di sole, tanto da ispirare, sulle tracce della famosa canzone “The house of the rising sun”, un canto originale in versione italiana, composto ed eseguito da una rappresentanza di dummies formato colonia estiva che aveva incantato gli spettatori, cioè i ragazzi della colonia estiva e i loro familiari venuti a trovarli in una bella serata d’estate lì appunto al Don Bosco di El Houssoun…

Cominciava più o meno così quel canto: “C’è lassù vicino al Bir – una casa gialla – la casa di Don Bosco – vi passammo un anno…”  Non ricordo tutte le parole, ma mi è rimasto impresso, nella descrizione della casa gialla, quel passo “… e il rosmarino in fior”, allusione all’oggetto delle cure amorevoli di don Eliseo Camerota che oltre che insegnare la lingua araba aveva fatto di due cespugli di rosmarino, curati e moltiplicati anno dopo anno, un’estensione infestante che arrivava, minacciando di soffocare i ballut, alla piscina, al cimitero, al muro di cinta e fino al pozzo di Khadigia, oltre il muro a secco di cinta….. scusate la digressione (e qualche piccola esagerazione) su El Houssoun….

Eravamo partiti da …ex allievi di El Houssoun e di Beirut.
Quella di Beirut è stata una delle prime scuole salesiane “maschili” tra le primissime ad accogliere anche le ragazze nella sezione italiana e in quella anglo-americana. Un bel gruppo di quei beirutini e di quegli houssounioti abbiamo fatto due “rimpatriate” incontrandoci a Roma l’8 luglio 2007 e il 29 giugno 2008: in questi incontri è calata ed è stata recepita l’ispirazione cui ho appena accennato: dare un aiuto in pane ai poveri di Betlemme (perché purtroppo ce ne sono!…) e in un secondo tempo è sorta l’idea di dotare il forno dei Salesiani di Betlemme di macchinari adeguati!

Come è entrata in scena questa idea?

Già nel luglio 2007, dopo il pranzo al Sacro Cuore di Roma, ci eravamo ritrovati in una sala dove Daniele Carminati aveva proiettato il suo filmato (bellissimo!!!) e Mario Prosdocimo il suo (idem!!!), Dario aveva messo mano al piano, Nando alla sua gloriosa chitarra, Graziella e Bruna avevano ballato il sirtaki, poi si era dato spazio alle parole… e allora ebbi modo (Don Vassallo mi loderebbe per questa ricercatezza!) di parlare di Betlemme, del forno, della distribuzione del pane a famiglie bisognose, ma senza accennare neanche lontanamente a nuovi macchinari che avremmo dovuto procurare….
Alla fine, uscendo per prepararci alle partenze, diversi/e exallievi/e mi hanno avvicinato discretamente e mi hanno rifilato qualche busta o anche un cleenex ripiegato con cura come se mi dicessero “prenditi poi un caffé durante il viaggio”…

Ma arrivato a casa e mettendo insieme tutto il rispamiato sui caffé non presi (se li avessi presi sarei diventato una cisterna) ho raccolto invece una bella somma che avrebbero garantito pane a decine di famiglie per diversi mesi. In seguito, durante l’anno, corrispondendo con Kikka, avevo accennato alla necessità di dover sostituire dei macchinari vecchi che risentivano di un logorio incurabile che andava sempre peggiorando (non sarebbe servito, come rimedio, neanche il Cynar toccasana di Ernesto Calindri contro il logorio della vita moderna!…) e quindi dei passi che intendevo fare per bussare a soldi presso qualche ente… e Kikka con spontaneità e aria di rimprovero mi fa: “Ma perché non ci hai detto di questa cosa durante il nostro incontro?” Le ho risposto che mi vergognavo più che un po’, che non me la sentivo di andare a chiedere una cosa simile ai vecchi amici…

L’effetto a questa risposta è stato che poco tempo dopo ho ricevuto una lettera, anzi una solenne epistola, in parte in latino, da Eddy Iozia al quale Francesca aveva riferito, senza tanti giri di parole, la mia …ingenua timida risposta…
Conservo ancora i testi della corrispondenza! Eddy mi chiedeva (devo riassumere in poche parole) di informarlo sulle macchine e sul loro costo e sulle ditte che le producevano, e al resto ci avrebbe pensato lui con i suoi amici della PROSOLIDAR.

Ecco come sono andate poi le cose: ci siamo consultati con il nostro amico fornaio Piero Clerici, che, da persona che conosce bene il fatto suo, ci ha detto senza mezzi termini: “Questa macchina qui deve essere cambiata, ha lavorato tanti anni, è stata riparata più volte, va di male in peggio. Occorre una nuova formatrice, e questa ve la voglio regalare io. Occorre poi una nuova spezzatrice, o tagliatrice, e dovete fare in modo di procurarla voi. Non basta, occorre installare un sistema di ventilazione che risucchi fuori dall’ambiente il vapore caldo che si libera dalla cottura del pane e che diventa una nuvola che impregna pareti e soffitto: a lungo andare questi ne sono danneggiati, senza dire che soprattutto d’estate l’aria calda, umida e afosa fa tribolare i fornai. Se si apre una porta e una finestra la ventilazione c’è ma diventa una corrente d’aria che fa ancora più male!…”  

Insomma, Piero conosceva due ditte che avrebbero potuto fornire tutto il necessario: la Bertuetti per la formatrice e la spezzatrice e la Nacol per il sistema di elettroespulsione di arie fumane e vapori sprigionati dal forno con la cottura del pane. Una volta stabilito ciò che dovevamo ordinare ne ho messo al corrente Eddy.

Dopo poco tempo Eddy mi ha fatto sapere che la “Prosolidar” approvava il progetto da lui sottoposto a esame, cioè l’acquisto delle macchine, spese di imballaggio e spedizione, lavoro di installazione ecc. Occorreva però firmare il contratto, e questo lo si sarebbe fatto in occasione del nostro incontro a Roma a fine giugno 2008!

Ahi! Ahi! Ahi!  Quest’anno non mi spettava andare in Italia, secondo certe nostre regole! Ma Eddy ha fatto una proposta che non si poteva rifiutare: aut aut! O vieni a firmare questo contratto e prenderti il denaro, oppure…
Ho presentato la lettera ai Superiori che mi hanno detto di preparare subito il biglietto aereo.

Son partito il 27 giugno, il 29 ci siamo incontrati a Roma e durante il pranzo abbiamo firmato il prezioso documento, ancora più prezioso perché la somma era superiore di molto a quanto preannunciato: un generoso extra per acquistare anche dei carichi di farina per procurare pane a tante famiglie!!! Il 1° luglio rientravo a Betlemme.

Tre settimane dopo Eddy aveva già ordinato tutto e non rimaneva che spedire il materiale. A noi sarebbe bastato che il materiale arrivasse ai primi di novembre, e di tempo ce n’era tanto che potevamo stare tranquilli. Le macchine della Bertuetti sono arrivate il 19 settembre. Il macchinario della Nacol, spedito il 17 settembre è arrivato al porto di Ashdod il 24 settembre, ma poi per via del susseguirsi di festività islamiche ed ebraiche e infine con le pratiche burocratiche di sdoganamento, più lunghe del solito, è arrivato da noi a Betlemme il 10 novembre alle 13.00: la sera prima erano arrivati il sig. Renzo Collamati con il sig. Piero Clerici!

Renzo ha cominciato subito a lavorare all’installazione dell’elettroespulsore e due giorni dopo tutto era finito e funzionava a meraviglia. Abbiamo fatto visitare a Renzo la Terra Santa: i luoghi santi a Betlemme, Gerusalemme Nazaret ecc. e le case salesiane di Betlemme, Cremisan, Beit Gemal, Gerusalemme e Nazaret. Dopo la sua partenza abbiamo installato la spezzatrice e questa ha cominciato a fare le bizze.

Abbiamo telefonato alla ditta in Italia e ci hanno dato alcune indicazioni da seguire: abbiamo scoperto un accessorio mal messo che impediva il funzionamento, ma una volta messo bene la macchina ha preso a funzionare meglio di un orologio. Si vede a occhio il beneficio apportato da questi macchinari e lo si constata anche con gli altri sensi : si lavora meglio e guadagnando tempo, l’aria è più respirabile, l’umidità eccessiva è stata eliminata, senza contare le svariate forme di pane che si possono ora fare, diverse, a seconda del trattamento, per apparenza, consistenza e gusto!…

Resta ancora una cosa da fare: venire a Betlemme, come fanno da secoli i pellegrini, per visitare la Grotta della Natività… ma senza dimenticare di inserire una visita alla casa salesiana dove, tra l’altro, anche il peggiore intenzionato potrà trovare un ottimo pane per i suoi denti, ancora più gustoso se si ricorda di portare qualcosa per accompagnarlo!!!

Siamo ormai a Natale. Per noi Salesiani di Betlemme e per tanta gente che ci sta attorno, è già arrivato il bel regalo del quale ho parlato sopra. Noi ringraziamo di cuore tutti quanti hanno cooperato a questa bella realizzazione.

Ho nominato alcuni sopra, ma non mi basterebbe il rimanente spazio per nominare, singolarmente, tutti quelli che hanno cooperato all’acquisto di farina e quindi ad allungare la quantità e i giorni di distribuzione del pane alle famiglie in necessità….

Voglio però assicurare quelle persone che hanno voluto donare del loro, per farne parte a chi è nel bisogno, che sono oggetto delle nostre preghiere riconoscenti, delle nostre benedizioni e auguri di ogni cosa bella per loro e i loro cari.
È con gioiosa riconoscenza che le ricordiamo al Signore perché le ricompensi ad abundantiam del loro gesto di fratellanza e solidarietà. Nelle nostre visite alla Grotta della Natività le raccomandiamo alla santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe perché tengano in benevola considerazione coloro che contribuiscono a rendere credibile il nome di Betlemme come “Casa del Pane” a vantaggio di chi stenta a procurarsi il pane quotidiano…

Grazie di cuore e Auguri di un Felice Natale e di un Anno Nuovo che porti finalmente quello che tutti desideriamo: giustizia, pace, fratellanza e solidarietà con e per tutti.

Con affetto, stima e riconoscenza, d. Nicola Masedu sdb

Betlemme, Natale 2008

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Una fetta di pane per tutti

Il Pane di Betlemme, mette insieme il luogo e il simbolo più caro.

Eddy tramite l'associazione di cui fa parte, è riuscito ad ottener un bell'aiuto per rimettere il Forno di Betlemme in funzione, forno che stava per morire di morte naturale dato il numero di anni in cui è stato funzionante e aperto sempre per tutti.

Qui di seguito vi abbiamo aggiunto i links per gli altri articoli riguardanti il Forno, con album ad hoc, e la sua messa a punto nonché la messa in moto :


Album Foto Del Forno di Betlemme : Il Pane di Betlemme e la sua storia