Mario Prosdocimo in Libano

Nella pagina IDENTIKIT Mario non ha ancora scritto nulla ma per dirla tutta non è solo colpa sua, una grossa fetta di colpa è solo mia, non trovo mai la maniera giusta di finire l’ennesima operazione di colmatura, una delle “falle” digitali che mi porto appresso da oramai una decina d’anni e quindi non fate caso ma appena posso cerco di metter la parola “FATTO” un po’ dappertutto, sort of…

Ma Mario ha scritto anche un sacco di articoli di diverse sfaccettature e che abbiamo sempre pubblicato, articoli talvolta che hanno fatto colare parecchio “inchiostro”, si fa per dire…, ma che hanno sempre cercato di portare quel tipo di mattoni all’edificio della discussione in corso.

Fra gli articoli di anni fa cioè scritti anni fa, ho ritrovato uno degli articoli scritto per la scuola di El Houssoun e che vi invito a leggere per vari motivi, la storia, le pendenze, la vista ed il convitto, una perla unica anche per aver vissuto gli stessi attimi e le stesse vicissitudini.

Vi lascio qui di seguito alcuni brani dell’articolo e a fondo pagina il link verso l’articolo intero da sorbire come un gran whisky d’epoca, sganasciata assicurata…

Diego

La scuola di El Houssoun

La strada

Salendo da Jebail per una strada tortuosa, la sua vista era celata dal monte “zuccone”, così chiamato per la conformazione che ricordava effettivamente una  “testa quadra”. Appena superato il sommo del monte compariva improvviso l’istituto in tutta la sua imponenza. Una struttura di cemento, bianca, uscita a mezza costa dal fianco del monte come una costola. Tutto intorno solo pietre e terra rossiccia, non un albero.

Duecento metri più sotto solo quattro o cinque modeste case di mattoni con un negozietto che offriva generi di prima necessità e qualche cianfrusaglia. La scuola appariva cinta da un muro alto (che poi era in effetti il forte del terrapieno) tale da farla sembrare a prima vista un carcere di massima sicurezza. Quando la vidi la prima volta un brivido mi scorse lungo la schiena.

La piccola strada asfaltata superata la località di El Houssoun proseguiva verso l’abitato di Machnaqa e quindi verso i campi da sci di Laqlouq.

Sebbene la strada di ritorno verso Jebail fosse in discesa, presentava un piccolo tratto impegnativo nella ardita salita dello “zuccone”. Le auto dovevano accumulare velocità per vincere quei  duecento metri ripidissimi.  A volte sembrava che il motore proprio non ce la facesse più e rischiare di ripercorrere in retromarcia quella strada esposta sui precipizi metteva un po’ di paura.  Una volta mi trovai in questa situazione a bordo di una vecchia Mercedes che faceva servizio taxi: eravamo in 7 sette con una capra e qualche gallina. Il motore quasi si spense quando mancavano pochi metri al sommo ed io rivolsi una silenziosa preghiera a Don Bosco…fortunatamente tutto proseguì per il meglio.

Il seguito con altre situazioni alquanto particolari lo trovate cliccando qui :
Come la ricordo io (40 anni fa)