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Sembra quasi strano ai giorni d’oggi ma circa un mezzo secolo fa andare a scuola era per certe categorie di alunni e famiglie una gran battaglia quotidiana, una povertà galoppante, subito dopo la fine del conflitto, che si sarebbe sconfitta, si fa per dire, qualche anno dopo, qualche decennio dopo, una gran voglia di rimettere il pane e companatico sulle tavole di tutti grazie al lavoro, il più delle volte difficile da trovare ma sempre duro e estenuante.

La scuola e gli sforzi per una promozione umana e culturale…


LA SCUOLA, CASA DI VITA E SCIENZA

Questo è il primo articolo di questo “dossier” o “fascicolo”, ma non è importante il titolone del suddetto ma bensì i contenuti, gli articoli, le discussioni e le reazioni dei vari partecipanti, senza dimenticare tutti noi ex-allievi di una scuola per tanti versi un po’ diversa da tante altre.

Durante il corso del mese di Ottobre avremo altri articoli e altri punti di vista, altre opinioni in merito e che vi invitiamo a commentare, a discutere e a chiosare, no kidding…

Andare a scuola era un problema, per esempio, per quasi tutti gli agricoltori che avevano i figli, maschi o femmine poca importanza, tutti destinati a dare una mano nel lavoro quotidiano, tempo per la scuola e per i compiti appariva a tanti come una grossa perdita di tempo quando c’erano le mucche da mungere, o il fieno da girare, l’aratro che faticava ad avanzare nella melma del campo da arare, una marea di lavori che iniziavano al sorgere del sole e finivano in pratica quando il sole si coricava, come si dice in casi del genere.

Un esempio su tutti è e resta quanto scritto da don Vittorio nel suo libro, I SALESIANI DI DON BOSCO NEL PAESE DEI CEDRI – ©2016  LAS – Roma (pag. 152), quando racconta le prime esperienze, siamo nell’anno di grazia 1958, della scuola di El Houssoun, scuola che ha aperto i battenti con un sacco di problemi :

Ci si scontra subito con la reale povertà degli abitanti della zona, di cui «nessuno riesce a soddisfare la pur minima retta fissata per la scuola e per il pensionato. Non si è per questo respinto nessuno». Anzi, la povertà materiale ed anche intellettuale di non pochi, stimola gli incaricati a raddoppiare gli sforzi per la loro promozione umana e culturale, dando fin dagli inizi un’impostazione seria agli studi. E questa dà i suoi frutti già dal primo anno, con la promozione di 6 candidati su 9 all’esame di licenza elementare (certificat).

Ecco, quanto scrive don Vittorio dovrebbe essere non diciamo il Vangelo ma quasi, di ogni classe, di ogni gruppo di scolari ma anche di qualsiasi professore, maestro o docente senza dimenticare i benedetti ministri dell’Educazione, “raddoppiare gli sforzi per la loro promozione umana e culturale”, non ci sarebbe da aggiungere altro ma purtroppo si stanno complicando, come sempre, un sacco di quesiti che non lo sono mai stati.

Con l’andare degli anni, andare a scuola è diventato molto più facile e anche più semplice, è sorta la scuola dell’obbligo un po’ dappertutto ma anche le scuole si sono dovute adeguare al numero sempre maggiore di scolari, allievi che venivano da altre regioni, sia d’Italia che del mondo, non occorre che spieghi a tutti voi dove abbiamo passato il nostro esame di fine percorso liceale, con tante razze e tante lingue.

Oggi, per fortuna, nei nostri paesi sviluppati andare a scuola è in pratica sinonimo di “normalità”, di cosa di tutti i giorni, cambiano i sistemi, le regole, gli strumenti, ma non cambiano gli studenti di qualsiasi età siano, alzarsi alla mattina per andare a scuola per tanti di noi è stata una tortura vera e propria, finire i compiti quando si aveva voglia di essere da tutt’altra parte, oppure giocare a pallone con gli amici del rione o quartiere.

Ma la scuola è sempre li, con tutti i difetti e pregi, con un sacco di magagne che si trasportano da un anno a quello successivo, con le materie che potrebbero cambiare con il corso dei decenni ma che in pratica sono quasi sempre le stesse, Italiano, Matematica, Storia, Geografia, Filosofia, nomi che fanno sorridere oggi ma che anche se cambiano di “epiteto” hanno sempre le stesse sembianze, la stessa struttura e lo stesso “impasto”. Cambiano solo i ragazzi e ragazze dietro al banco di scuola, cambiano i professori e maestri, cambiano le carte geografiche e cambiano anche e sopratutto i mezzi con cui si fa scuola, ci sono più computer e aggeggi che dovrebbero aiutare sia gli allievi/studenti che i professori ad ampliare il raggio del “conoscere”, attraverso sistemi didattici che sono considerati, e a ragione, alla pari con i tempi dei nostri giorni, forse si potrebbe anche usare il termine “moderni”…

… L’organizzazione dell’orario è in funzione delle esigenze dei ragazzi e della loro condizione di interni, semiconvittori o esterni. Il doposcuola però è aperto a tutti coloro che desiderano trattenersi per fare i compiti o studiare in un clima più raccolto … Don Vittorio Pozzo

Sacerdote Salesiano di don Bosco, I SALESIANI DI DON BOSCO NEL PAESE DEI CEDRI – ©2016 LAS – Roma (pag. 155)


LA SCUOLA, CASA DI VITA E SCIENZA

A partire della pagina 240 del libro di don Vittorio ci sono le nostre tracce di vita a scuola, testimonianze raccolte nel nostro sito e anche racimolate dallo stesso don Vittorio, una fiumana di ricordi che si leggono senza respirare e batter ciglio…

Si stanno modificando le strutture stesse della scuola, dell’imparare e anche assimilare attraverso lo studio, la lettura e le molteplici discussioni fra allievi e professori e anche se nessuno mette in dubbio che l’avanzare straordinario degli “oggetti” connessi o in “rete” potrebbe diventare, o lo sia già, un incentivo per poter imparare in maniera più veloce e forse anche pragmatica, non si potrà mai affermare che un qualsiasi telefonino collegato possa fare il lavoro di ricerca e di studio che è stato la base essenziale per una acquisizione di materie e soggetti talvolta assai complicati.

Negli articoli che troverete un po’ alla volta stampati sul nostro sito, abbiamo cercato di rispondere a tutte queste domande, abbiamo cercato di trovare un filo conduttore e abbiamo cercato anche di riunire più opinioni, più idee, almeno così crediamo.