Dibattito aperto su “Preti sposati”

CI POSSONO ESSERE ANCHE NELLA CHIESA LATINA, UOMINI SPOSATI AMMESSI AL SACERDOZIO? 

Un dato di fatto.Nelle Chiese Cattoliche di rito Maronita, Greco-Melkita, Greco-Albanese, Bizantino-Ungherese e Bizantino-Ucraino e alter vige la norma canonica che permette ai seminaristi maggiori di sposarsi e poi ricevere l’ordinazione sacerdotale, cioè prima coniugati poi preti. Questa è la norma canonica e la prassi vigente, da secoli!

PRETI SPOSATI : Podestà Claudio ed i fatti storici…


ARTICOLO ORIGINALE DI DON GIANNI

Articolo originale di don Gianni, pubblicato il 20 marzo scorso e che ha registrato una reazione spontanea e appassionata di alcuni di noi, il link di tutte le testimonianze all’articolo qui di seguito.

Questo è quanto intavolato da don Gianni, l’inizio del tema da lui iniziato e incanalato sul sito e qui di seguito le risposte di Claudio Podestà, risposte alle domande elencate sul testo iniziale, il tutto reperibile qui a fianco del testo principale.


Domanda: sono preti migliori o peggiori dei celibi? Non restano forse troppo esposti al pericolo di anteporre gli interessi della loro famiglia a quelli della comunità ecclesiale? La loro “mobilità”, cioè la disponibilità ad essere trasferiti da una parrocchia all’altra, non risulta troppo limitata?

Gli esseri viventi, ed a maggior ragione gli esseri umani, vivono di norma in coppia e, nell’ambito della stessa coppia si trovano spesso maggiori possibilità di equilibrio mentale e psicologico, migliore visione prospettica dei problemi di ciascun componente della coppia e della coppia verso gli altri. Quindi in prima analisi non vedo perché i preti sposati non dovrebbero essere persone equamente preparate e responsabili verso il sacerdozio quando paragonate ai preti celibi. Un sacerdote celibe poi, potrebbe cadere in facili tentazioni di varia natura, non avendo di norma nessun caro vicino pronto al supporto ed all’affetto; al contrario un sacerdote sposato con famiglia  trova semmai un elemento di consiglio e confronto nella propria famiglia che lo potrà supportare nelle scelte che deve fare nell’esercitare la propria missione di prete.

A proposito poi della citazione di preti uxorati, sarebbe interessante, ai fini del dibattito, risalire ai fatti storici che descrivono come mai i riti Cattolici non Latini hanno dato la possibilità ai sacerdoti di diventare uxorati. Da lì si potrebbero avere ulteriori elementi per approfondire la questione e porla di nuovo alla chiesa cattolica di rito latino.

FOTO Joshua Earle

Le risposte a don Gianni :


Parecchi hanno lasciato il loro contributo e abbiamo pubblicato tutte le risposte che abbiamo ricevuto e le trovate tutte cliccando sul link qui di sopra, una pagina che raggruppa tutte le testimonianze inviate…

Qualcuno suggerisce questa alternativa: perché non andare sul sicuro, ordinando uomini già sposati e con figli, maturi di anni e di esperienza, cioè i cosidetti “viri probati”?

Ritengo che essendo le Chiese cattoliche non di rito Latino in piena Comunione con Roma ci si trova davanti ad una situazione equivoca: riti diversi della stessa religione hanno discipline canoniche diverse ed in contrapposizione. Questa situazione indebolisce l’intera Chiesa cattolica che, da un lato si pone con fermezza contro il matrimonio del sacerdote ma, d’altro lato, ammette delle eccezioni verso quelle Chiese di rito non Latino. Due pesi e due misure? Credo dobbiamo risalire all’origine del perché ai riti minori è stato concesso il matrimonio dei sacerdoti e quindi rivalutare oggi la questione abbracciando tutta la comunità cattolica e stabilire senza equivoci se, o se non, è possibile che i sacerdoti possano avere anche loro una compagna e famiglia con cui vivere; di lì se necessario revisionare il Diritto Canonico di conseguenza. Ritengo, nel mio piccolo, che il sacerdote che abbia la possibilità di sposarsi affronti il sacerdozio con maggior slancio emotivo e possa aver maggiori opportunità di risolvere alcuni dei problemi che hanno tutti gli esseri umani, in quanto affiancato da una persona, la moglie, che gli pone una visione dei fatti della vita in modo diverso dalla propria ed accresca così la capacità di analisi ed autocritica del sacerdote stesso.

E’ indubbio che non è un passo semplice e che la Chiesa tema una ripercussione pesante delle proprie dottrine a causa della maggiore presenza della donna nella vita dei sacerdoti. D’altro canto è un passo che prima o poi sarà preso.