Pomodori per tutti…

da | 26/06/2017 | C'era Una volta il Web, Da Leggere, Guardare, Ascoltare

Letto d’un fiato, senza prendere respiro in pratica  pagina dopo pagina, un libro da leggere, da consigliare, da discutere, da mettere in tutte le mani…

Foto Jean-Baptiste Malet

In pratica, in meno di un secolo, il pomodoro, nella sua versione “concentrata”, è diventato sì un prodotto alimentare incontrastabile ma anche incontrollabile, prodotto che circola da un continente ad un altro, raccolto in gran parte nella regione autonoma del Xinjiang, trasformato in stabilimenti enormi, condizionato e spedito in barili per via mare, praticamente dappertutto, e che una volta trasformato (70% della produzione mondiale viene “lavorata” nel sud Italia) nei barattolini che conosciamo tutti, arriva e atterra in cucine rinomate o meno, supermercati di mezzo mondo controllati da gruppi industriali ed economici enormi, prodotto diventato ormai emblematico dell’economia mondiale, nonché italiana…

Il giornalista Jean-Baptiste Malet, che ha impiegato ben due anni per riuscire a trovare il bandolo della matassa, in questo caso rossa di pomodoro, ha seguito passo per passo il processo della “fabbricazione” del concentrato di pomodori, pelati o meno, dall’inizio in pratica e fino all’imbottigliamento del Ketchup di una grossa società mondiale, Heinz per non nominarla, attraversando le varie società di concentrato di pomodori in scatola/barattolo delle Puglie e della Campania, un disastro socio-politico-alimentare da mettersi le mani nei capelli ancora prima di arrivare ai capitoli “italiani” del libro. In questo caso, quando si dice e scrive “italiani” si pensa in pratica e sopratutto alla nostra vecchia e simpatica organizzazione “mafia – camorra- ‘ndrangheta” (azzerare le risposte esatte… o anche sbagliate…), organizzazione che fa una marea di soldi sulle spalle di “rifugiati siriani, libici, senegalesi, nord africani, ecc. …”, gente a cui viene ritirato il passaporto manu militari e che sono obbligati a vivere e spendere quei pochi soldi guadagnati, lavorando ore dopo ore, in  “villaggi” fatti nascere dal nulla per ospitare questa manna divina, alla faccia di tutte le regole e leggi votate, stampate ed in vigore in più di mezzo mondo, per il rispetto e la riconoscenza del lavoro, pomodori o meno.

Foto Thomas Martinsen

Foto Thomas Martinsen

Non vi sto a raccontare tutto, ce n’è per tutti e devo anche ammettere che non conoscevo gran parte della storia del concentrato di pomodoro, un prodotto che utilizzavano le nostre nonne e mamme per dare un certo sapore a piatti e pietanze della domenica o delle grandi feste in casa, adesso è in pratica una “tortura” fisica e mentale per gran parte dei poveri disgraziati che sono in mezzo al processo di produzione.

La mafia, italiana o cinese poco importa, ha le mani anche sul processo di raccolta dei pomodori, uno scandalo unico, una marea di poveri cinesi obbligati a lavorare per quattro manciate di riso, o quasi, il tutto orchestrato da società al di sopra delle leggi, come da copione.

Mi fermo qui, non serve continuare, lo capirete una volta il libro riposto nello scaffale ad hoc, mille storie nella storia, mille vite, mille vittime, ma pochissime soluzioni.

Lascio a tutti voi l’ardua sentenza, tirare le somme, io mi fermo a questa fermata dell’autobus socio-digitale, augurandovi sempre UNA BUONA LETTURA!!!

Il libro, appena uscito è soltanto leggibile attualmente in francese e lo trovate su internet senza problemi, Edizioni Fayard (http://www.fayard.fr/) o anche su altre piattaforme di vendita online, sperando un giorno vederlo tradotto in altri idiomi, italico compreso…