Foto Swodesh Shakya

Come già detto nella precedente nota introduttiva alla risposta di Mario Prosdocimo, aspettiamo l’approccio senz’altro interessante da parte di Sadi Marhaba, ex-allievo di Beirut e Docente di Psicologia alla Università di Padova,  mentre qui di seguito una risposta alle risposte da parte di Sergio Daneluzzi, risposta che mette in risalto altre prospettive del tema che ci interessa.

Buona lettura…

Diego


ARTICOLO DI DON GIANNI QUI…


Sergio Daneluzzi risponde, episodio non conteggiato…

Carissimo Mario, grazie del tuo nuovo intervento. Leggerti è veramente un piacere, e già nutro un rancore sordo nei confronti di quel vescovo che poneva restrizioni sulla messa V.O. : chissà poi perché…?

Mi sono goduto molto anche il dotto intervento di don Gianni. E naturalmente ringrazio l’instancabile webmaster che tiene le fila di tutto. Queste sono in fondo le cose di cui da adolescenti si discuteva, con maggiore semplicità, nel cortile della nostra scuola…. tanti, tanti anni fa.

Almeno io. E infatti Don Moroni si preoccupava che non facessi abbastanza sport. È un po’ una maledizione: ricordo bene una delle prime feste con le ragazze per le quali ci era stato concesso di uscire – accompagnati. Invece di tentare un ballo lento o qualcosa del genere – mi sarebbe piaciuto molto ma ero troppo timido –  mi gettai in una discussione su Platone e il mito della caverna con un salesiano, non ricordo più chi. Queste cose si pagano, eccome. Ma in anni successivi, se coltivate, possono in fondo essere d’aiuto anche con le donne.

Tutto questo per dire che io la scuola di Beirut la ricordo così, un posto dove si discuteva molto e di tutto. Con grande interesse e partecipazione. La nostra piccola agorà.

In pochi magari… E se guardi – in tempi di Facebook imperante – il numero di like che questo piccolo scambio di vedute ha raccolto, ti renderai conto che è bene non insistere.

Per cui, tendenzialmente mi taccio. Peccato, perché il sito l’ho sempre immaginato per cose come queste.

Ne approfitto solo per dirti che la tua teoria delle “allocazioni intermedie” mi pare geniale; e aspetto solo che Don Gianni dica cosa ne pensa. Che un credente attratto dalla tradizione e da una certa severità dottrinale arrivi a concepire un concetto come quello di allocazioni intermedie mi fa pensare che intanto è una gran brava persona (anche lui vorrebbe in qualche modo salvare tutti…). Poi che non è suo malgrado poi così distante da certe cosmologie orientali che vedono diversi mondi concentrici abitati da esseri in diverse fasi di sviluppo spirituale (quella capacità di amare Dio di cui parli) che, pazientemente e lungamente percorse, potranno portare alla liberazione.

Naturalmente nessuno sa cosa potrà succedere dopo. Però, sostenendo che la salvezza può essere raggiunta solo attraverso la religione cattolica – “ex Ecclesia nulla salus”, ci si espone alla ritorsione di tutti quelli che cattolici non sono, e con la stessa determinazione possono sostenere che solo attraverso le loro fedi ci si arriva: dagli ortodossi agli islamici. Ci si pone in una prospettiva, diciamo, necessariamente conflittuale ed esclusivista. Io ho ragione, gli altri no.  Se anche gli altri la pensano così, è finita… E perché gli altri avrebbero dovuto essere esclusi, comunque?

Però sono d’accordo con te su questo: non mi prenderei in casa (semplificando e astraendo dagli enormi tesori di pensiero e di cultura che hanno prodotto) né uno di quelli che mi danno dell’impostore (sono noiosi e troppo convinti – appunto – di essere stati chissà in virtù di cosa “prescelti”) né uno di quelli che non rispettano la mia identità (sono monocordi, troppo sicuri di avere ragione e decisamente in difficoltà nel capire punti di vista diversi dal loro). Questo è un problema comunque diffuso presso tutta la “gente del Libro”.

Mi prenderei in casa, oltre a un monaco benedettino e a un eremita dell’Athos, sicuramente un maestro zen, un seguace di Shiva e, perché no, un superstite aborigeno australiano devoto del serpente arcobaleno, una delle manifestazioni del sacro più complesse e commoventi che mi sia mai capitato di incontrare (sui libri, beninteso) e di cui faccio fatica anche solo a iniziare a comprendere la profondità.

Io credo che in qualche modo, a me incomprensibile, Dio si compiaccia di tutti loro e di molti altri, e attraverso tutti si manifesti. E questo senza che sia meno vera la sua presenza nella messa in latino. Tutto questo non lo capisco, ovviamente…ma a momenti mi sembra di intuirlo.

Con tutto ciò non crederai mai che io sia contrario al relativismo culturale. Soprattutto avrò annoiato mortalmente tutti gli ex-allievi, che porranno un fermo divieto ai dibattiti online.

Però in fondo mi sono lasciato andare a questa discussione in ricordo del cortile di Beirut e delle chiaccherate con i Salesiani. Hanno iniziato e mi hanno insegnato loro: e adesso che non gioco neppure più a pallacanestro il cortile lo devo per forza ricordare così.

Ti auguro ogni bene e comunque ammiro molto la tua benevola indignazione, inattuale e di grande qualità.

Io di eresie ne ho dette di sicuro. Speriamo per il meglio.

Sergio