Il 22 Marzo scorso a Gerusalemme ho avuto il privilegio di assistere alla cerimonia ecumenica che segnava la riapertura della edicola del Santo Sepolcro. Durante i lavori di restauro gli specialisti, dopo aver tolte le due lastre di marmo sovrapposte che lo ricoprono, avevano messo allo scoperto il banco di roccia calcarea dura, su cui fu posato il corpo di Gesù morto. Dall’analisi delle malte usate per sigillare la prima lastra, risulta la datazione della prima metà del secolo 4°, dunque contemporanea a Costantino ed Elena che furono i costruttori della trionfale rotonda dell’Anastasi, attorno al sepolcro vuoto.

La cerimonia è stata presieduta dai Capi delle tre comunità che officiano giorno e notte nella basilica (Greci Ortodossi o Elleni, Armeni Apostolici, Francescani in rappresentanza dei Latini). Hanno partecipato il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, le gerarchie Cattoliche, il Custode Francescano di TS. Era presente pure il Primo Ministro Greco, affiancato da alcuni parlamentari di Atene; qualche rappresentante del governo Israeliano, del Re di Giordania e del Presidente Palestinese e, naturalmente , l’ufficiale Musulmano che custodisce la chiave del portone della basilica, e ogni giorno lo apre e lo chiude…

I discorsi sono stati tutti “ispirati”. I Patriarchi Ortodossi Teofilo e Bartolomeo hanno rilevato : Il fatto del restauro dell’edificio materiale è segno della intesa fraterna che esiste fra le tre comunità , e premessa per proseguire i lavori che ancora restano da fare; ma soprattutto diventa auspicio e preghiera per rafforzare l’edificio di pietre vive che è la Chiesa, percorrendo il cammino ecumenico. – Il Patriarca Armeno: il cemento che tiene salda la Chiesa è il comandamento che Gesù ci ha lasciato: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli”. – L’Arcivescovo PB.Pizzaballa: in fretta di primo mattino le donne vennero qui al sepolcro portando oli aromatici … Chiediamo al Signore che effonda sulla sua Chiesa l’olio e il balsamo della sua grazia per rimarginare le ferite che noi le abbiamo inferto.

Le tre corali Greca, Armena e Francescana si sono alternate con inni a Cristo Crocifisso e Risorto. Tutto bello, dunque?Certamente è stato un evento storico ricco di significati. Ma, appunto perchè storico, ancora segnato dalle divisioni: per esempio non c’è stata la recita comune del “Padre Nostro”, perchè alcuni nostri fratelli la vedono come una forma di “inter-comunione”, che ancora va evitata. – Preghiamo il Signore che ci aiuti tutti a convergere verso di LUI, unica nostra via, verità e vita.

La nostra festa non è una ricorrenza nel calendario… è una persona, è Gesù Crocifisso e Risorto. Possiamo identificarci con Lui in ogni momento della nostra vita, con i suoi misteri di gioia, di dolore e di luce, in attesa della gloria.

A TUTTI, SANTA E FELICE PASQUA DI RISURREZIONE!

Don Gianni