CHARLES CUSHMAN: Beirut, 1965- 90

Eccovi il secondo capitolo del libro che don Pozzo sta terminando quatto quatto ma non completamente nascosto visto il malloppo che ci regala.

Il secondo capitolo diventa anche più interessante per tanti di noi dato che si parla di un periodo della vita del Libano e di Beirut in particolare, come del resto la vita di tanti di ex-allievi e ex-chierici, sacerdoti e laici che erano presenti in quegli anni sia ad El Houssoun che al campo base della “nostra” scuola di fronte all’Hotel Bristol.

Nelle sue pagine don Vittorio parla anche di un libro scritto da un nostro ex-collega della sezione anglo-americana, Michael Young per non nominarlo, che vi consigliamo di leggere se ancora non lo avete fatto, per tanti motivi che non stiamo qui a spiegare. Il libro si intitola “THE GHOSTS OF MARTYRS SQUARE, An Eyewitness Account of Lebanon’s Life Struggle” edito da Simon & Schuster e pubblicato per la prima volta nel 2010, l’ho letto d’un getto senza riprendere fiato fra un capitolo e un altro, molto ben documentato e molto chiaro per tutti, anche per quelli che hanno seguito poco le vicissitudini del Libano e paesi limitrofi…

Abbiamo inserito il secondo capitolo completo di tutte le note qui a fondo pagina e potete “scaricarlo” in formato PDF come per il capitolo precedente, mentre per il pezzo scelto qui di seguito abbiamo scelto il secondo grande paragrafo dove don Pozzo ci racconta il Libano “vetrina”, Libano della “dolce vita” ma anche il Libano come “luogo palpitante” e Beirut una “città da sogno”…

Buona lettura e a presto per un altro capitolo di una storia “non” qualsiasi.

Don Kikka – Don Gianni – Don Diego


 

Capitolo II

IL LIBANO DEGLI “ANNI D’ORO”: 1950 – 1970

2. Il volto profano del Libano nella belle époque

Benché entrato in guerra nel 1948 contro il nascente Stato di Israele che non era certo la potenza militare che divenne in seguito, i danni per il paese furono relativamente modesti. Come conseguenza, accolse la prima grande ondata di rifugiati palestinesi, si trovò con la frontiera meridionale chiusa e continuò a risentire del conflitto arabo-israeliano, ma ciò non gli impedì di divenire rapidamente il fulcro del Medio Oriente, con l’importante e trafficato scalo marittimo ed aereo di Beirut. L’instabilità politica di vari paesi dell’area, governati per lo più da regimi nazionalisti ed autoritari, anche se ne minacciò a volte la sicurezza e la stabilità, finì per favorirne lo sviluppo e la ricchezza con l’afflusso di ingenti capitali in fuga da quei paesi, ma soprattutto con i petrodollari dei paesi del Golfo di cui le banche libanesi divennero uno dei principali forzieri. La caratteristica intraprendenza libanese e l’economia di mercato fecero il resto. Il Libano era apparentemente il paese dalla moneta solida e dal soldo facile, anche se ovviamente non tutti ne traevano gli stessi benefici, risentendo le zone rurali e periferiche di una diffusa povertà e arretratezza e mancando una vera politica sociale. La capitale, Beirut, invece era la vetrina di un mondo sfavillante che cercava di occultare i problemi reali di gran parte della popolazione, ma attirava gente da ogni parte del mondo, in particolare la società del jet-set, ammaliata dalla “dolce vita” beirutina e dalla varietà e ricchezza delle sue forme. E questo sfavillio era condiviso da importanti centri montani che si trasformavano, durante la stagione estiva, in tante Beirut in miniatura. Animazione diurna intensa, traffici di ogni genere, casinò, ostentazione del lusso, sfoggio dell’ultima moda, mondanità, vita notturna vivace: tutto contribuiva a fare del Libano, soprattutto della sua capitale, un luogo palpitante, un paese e una città da sogno. Romanzi gialli e film glamour o di spionaggio trovavano in Beirut la loro ambientazione  naturale.

Sul piano culturale la capitale del Libano era chiamata la Parigi d’Oriente per l’irradiamento delle sue università, mentre il paese nel suo insieme godeva di un insegnamento scolastico di ottimo livello in scuole private prestigiose, di numerosi scrittori e poeti di qualità, di artisti vivaci, di una stampa libera, informata e multilingue, di un’editoria pure multilingue e assai ricca e varia. Iniziative culturali di alto livello, come il festival internazionale di Baalbek, avevano grande risonanza e attiravano artisti e spettatori di primo piano. Il cittadino libanese istruito possedeva – e possiede tuttora – l’uso di tre lingue (arabo, francese, inglese), che lo abilitava – e lo abilita – in modo quasi naturale ad un’apertura a tutto campo nei confronti delle altre culture, pur mantenendo un attaccamento viscerale alla propria cultura e al proprio paese. Persino il dialetto libanese, a contatto con il passaggio di popoli sul suo territorio e la diaspora dei libanesi in tutto il mondo, si è costruito un lessico eterogeneo, fatto di vocaboli “extra”, cioè di vocaboli stranieri arabizzati e storpiati, che solo i libanesi capiscono.

Beirut, punto d’incontro tra Europa e mondo arabo, tra Oriente e Occidente, era ricca di una forte comunità straniera, e condivideva per molti aspetti il volto di due altre città del Mediterraneo orientale, Alessandria d’Egitto e Smirne prima che  fossero vittime del nazionalismo e della violenza, costringendo gli stranieri ad andarsene. E le seguì in parte nel loro tragico destino, sia pure per motivi diversi. Queste città si distinguevano per la diversità e la flessibilità della loro società, ma pure per la loro fragilità, dove il carpe diem, fatto di interessi e di spensieratezza, ma pure di tolleranza e di dialogo, poco si preoccupava dell’indomani. Era il classico cosmopolitismo levantino, nel quale erano confluiti eredità fenicia, interculturalità ellenistica e spirito romano, rimodellati, almeno in parte, dall’apporto arabo-islamico con il suo fascino orientale. Beirut, dopo la parentesi della guerra (1975 – 1990), non ha scordato il proprio passato, anzi ha sognato di farlo rivivere grazie al regime liberale del paese. Tuttavia il quadro socio-politico del Libano e dell’intero Medio Oriente, nonché il clima internazionale erano troppo cambiati per permettere un balzo indietro. La storia avanza inesorabilmente, anche se per la Beirut cosmopolita non sembra ancora giunto il punto di non ritorno. Ma il nuovo cosmopolitismo, favorito dalla mobilità umana odierna,  è chiaramente diverso da quello del passato.

… Il seguito si trova nel file PDF qui sotto…


Il secondo capitolo formato PDF : I SALESIANI IN LIBANO 2