Finalmente  a seguito di ripetute sollecitazioni del caro amico Maurizio Moreno mi faccio vivo anch’io. In questi ultimi  “56” anni sono rimasto molto lucidamente presente nella  MIA scuola di Beirut che ho frequentato dal 50 al 57.
Non mi soffermo in questa occasione a parlarne sia perché non basterebbero vari nutriti volumi, sia perché le finalità di questo scritto sono di rendere omaggio a Don Alessi. Mi farò vivo appena possibile e per adesso non posso fare a meno di ricordare Don Trancassini, Don Ottone, Don Giovine, Don Filiè, Don Morra, Don Bedon, Don Thoman e per adesso mi fermo.
Spinto e sollevato dal vento dell’emozione alla notizia  della scomparsa di Don Alessi,decisi di scrivergli una lettera, quella lettera che ho sempre desiderato scrivergli in questi 56 anni.
L’ho buttata giù senza rileggerla ed è rimasta nel cassetto.
Adesso l’ho riletta ed ho deciso di non ritoccarla per limarne la forma.
A Voi la decisione se pubblicarla. Ve la mando qui di seguito.
Alla prossima  INSHA ALLAH.

Edoardo Bassignana


Caro Don Alessi, mi perdoni il tono confidenziale, ma non ho potuto farne a meno. Ho trascorso tutta la vita conservando di Lei un ricordo vivissimo, una stima profonda e il desiderio di vederLa e parlarLe mi ha sempre accompagnato. Con queste quattro righe desidero richiamare alla memoria delle istantanee di vita  che rimasero impresse nella mente di un  ragazzo e conservate come esempio di riferimento nel consumarsi degli anni.

La sto osservando dalla fontana del cortile. Lei in cima alla scalinata destra  che porta al corridoio centrale della scuola, sta leggendo il suo breviario in attesa della campanella per poi fischiare il silenzio una volta formatesi le file.
Come al solito dondola l’intero corpo spostando il peso alternativamente sui piedi. Oggi non ha l’espressione severa  di chi deve far rispettare la disciplina.
E’ da giorni che  desidero parlarLe, è l’occasione buona. Forse mi ha sentito ed infatti scorgo un impercettibile sorriso di assenso.
Desidero parlarLe per certe situazioni che mi disturbano profondamente : non posso vederla con la stecca destra della montatura degli occhiali, rotta e tenuta insieme con pellicola adesiva, e non è un’emergenza occasionale, è da tempo che è così; non posso  vederLa con la tunica lisa  color nero cangiante, tra il nero grigio ed il verde; non posso vederla con le scarpe che paiono debbano aprirsi ad ogni passo.

Mi accingo ad avvicinarLa ma squilla la campanella e mi fermo lì ai piedi della scalinata per formare la fila. Salendo le scale che portano alle classi il”solito” compagno insiste nel chiedermi di “raccontargli” la lezione di storia ma Lei in cima alle rampe delle scale tuona : SILENZIO!!!  Per me il Suo atteggiamento burbero era inconciliabile con il suo stile di vita quotidiano. Non capivo e pur mi  sembrava di capire .

Caro Don Alessi, si ricorda della gita scolastica organizzata per scalare il SANNIN ? Lei aveva la faccia distesa e sorrideva amabilmente anche se contenuto (non aveva più l’incarico della disciplina). Pernottammo in un rifugio
messoci a disposizione (credo) dai Frères e alla sera dopo aver bivaccato, abbiamo scoperto in un locale appartato un piano forte. Lei si avvicinò e La vidi con sorpresa sollevare il coperchio, fece scorrere le dita sui tasti per verificare gli accordi, si sedette e con lo stupore di tutti inondò il locale con un turbine di note, una melodia meravigliosa e vigorosa. La pregammo di proseguire ma Lei si alzò ricordandoci che il mattino dopo ci aspettava la scalata della cima del SANNIN. Per dormire io ed un compagno conquistammo l’ultimo spazio ancora disponibile su un tavolone  vicino a Lei. Disse le sue preghiere in silenzio, occhi chiusi, grande concentrazione, si intravedeva appena il movimento delle labbra,
quindi si rivolse a noi per ricordarci di recitare le preghiere prima di dormire quindi  iniziò quasi subito a russare vigorosamente.

Negli ultimi anni, credo nel 1956, venni a conoscenza dal buon Don Ottone di una circostanza che, allora poco più che ragazzo, mi colpì profondamente e confermò definitivamente la mia stima  per il Suo rigore di vita: Suo fratello Presidente della Regione Sicilia L’aveva invitato a Palermo, mi sembra a maggio inoltrato, per il matrimonio della figlia. Si accollava tutte le spese. Lei rinunciò a quel viaggio per non assentarsi prima della chiusura dell’anno scolastico. PRIMA IL DOVERE. E ciò, nonostante  Don Ottone abbia insistito a convincerla ed abbia pianificato la sostituzione.

GRAZIE Don Alessi, il ricordo del burbero  NORMANNO dalla rada barba rossiccia mi ha accompagnato per tutta la vita: la frugalità, il senso del dovere, la coerenza sia di uomo che di sacerdote, schivo da ogni forma di esibizione, sono l’esempio che ci ha lasciato un GRANDE SERVITORE DEL SIGNORE

BASSIGNANA E.