Il testo dell’Omelia in onore a don Sante

Carissimi, questa mattina (09/02/2012) abbiamo celebrato le esequie del nostro caro don Bedon nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino Valdocco. Qui di seguito c’è il testo dell’omelia pronunciata durante la celebrazione, che ripercorre le tappe della vita di don Sante, con alcune delle numerose testimonianze che sono pervenute.
Il ricordo di don Sante e dei nostri confratelli defunti è uno stimolo per continuare con fedeltà la nostra missione (cf. Costituzioni Salesiane, 94).
Un caro saluto!

Don Maurizio Spreafico

In memoria di don Sante Bedon

Carissimi, il nostro caro don Sante è ritornato alla casa del Padre, ha visto ormai un cielo nuovo e una terra nuova, ha visto la città santa, la Gerusalemme nuova … così come ci ha ricordato la prima lettura tratta dall’Apocalisse. Lui che, nel periodo vissuto in Terra Santa, tante volte certamente ha visto la città di Gerusalemme, la Gerusalemme terrena … ora è entrato definitivamente nella Gerusalemme nuova, la Gerusalemme del cielo.

Don Sante ha concluso serenamente il suo pellegrinaggio terreno ed è entrato nella casa del Padre. Ha camminato con fedeltà e con gioia e – se anche provato dalla sofferenza e dalla malattia – avrà certamente ripetuto nel suo cuore col salmista: “Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!”. Caro don Sante, dopo la tua vita intensa e laboriosa, ti pensiamo certamente nella gioia e nella pace e ti affidiamo all’abbraccio dell’amore misericordioso del Padre.

Don Sante è nato a Trebaseleghe (Padova) il 13 luglio 1930, un paese fecondo di vocazioni salesiane: sono almeno una quindicina i salesiani di questo paese, alcuni già defunti e altri ancora viventi, vari di loro missionari nel MOR. A 17 anni entra nel Noviziato di Villa Moglia e diventa salesiano poco più che diciottenne con la prima professione religiosa, il 16 agosto 1948.

Credo sia bello e significativo per noi in questo momento ripercorrere il lungo e variegato peregrinare di don Sante per l’Italia e il Medio Oriente, arricchito dalle testimonianze di coloro che l’hanno incontrato e che numerose sono pervenute in questi giorni. Come salesiani siamo chiamati ad essere “segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani”. Ebbene, credo che dall’insieme delle testimonianze pervenute, possiamo senz’altro affermare che don Sante è stato capace di essere così, un uomo buono e mite, accogliente e premuroso, e tanti giovani hanno incontrato in lui il cuore di don Bosco e l’amore di Dio.

Ivrea

Nell’anno 1951-1952, il giovane Sante Bedon è tirocinante ad Ivrea. Uno dei ragazzi di allora, oggi confratello salesiano, lo ricorda così: “L’ho conosciuto fin da quando era assistente a Ivrea: io ero ancora ragazzo. Era uno che sapeva farsi voler bene e anche mantenere la disciplina con il sorriso e la bontà, in contrasto con altri assistenti che ci terrorizzavano. Quando in noviziato si era parlato di assistenza salesiana, ricordo bene che lo avevamo qualificato al primo posto assieme a don Franco Delpiano tra i molti assistenti che avevamo avuto” (Un confratello della Crocetta).

Libano

Negli anni 1952-1954 è tirocinante in Libano a Beirut. Ritornerà poi altre volte in Libano (1966-1969 e 1971-1973). I salesiani hanno operato per oltre 25 anni a Beirut, lasciando un profondo ricordo della loro presenza. Molti exallievi hanno voluto restare in collegamento e hanno curato un sito internet per questo. Lui stesso, venuto a conoscenza di questa iniziativa, scriveva a don Gianni Caputa: “Caro don Gianni, grazie del lavoro che vai facendo. Quanti ricordi di un passato sereno e felice. Ero giovane, stavo volentieri con i giovani, la mia vita! … Ora vivo di ricordi, dolcissimi ricordi di una Beirut bella, tranquilla, felice!!! Saluto te e tutti i cari exallievi di un tempo (Don Sante Bedon, Giugno 2009).
Visitando questo sito (www.scuola-salesiani-beirut.org), ho trovato dei ricordi molto belli di don Sante.
“Me lo ricordo sempre sorridente, sempre disponibile, con una parola buona per tutti” (Maria Laura Pedone).
“Un altro tassello importante della nostra scuola di Beirut se ne va. Ma i ricordi rimangono così come il suo insegnamento salesiano, il suo grande carisma, le sue doti profondamente umane. Non scorderò mai la sua felicità nell’apprendere che sono diventata una salesiana cooperatrice” (Marina Rotta Loria)
“Buona Fortuna Don Bedon, ti ricorderò sempre per la tua estrema gentilezza e il tuo voler bene incondizionato” (Aldo Popolani).
“Forse la persona più buona che io abbia mai conosciuto. Di una bontà incredibile e quasi disarmante. Come non ricordarlo, con quel suo sguardo gentile e stupito da dietro gli occhiali spessi… Quante lezioni, quante chiacchierate e scherzi, quante visite in camera nostra curioso di cosa stessimo facendo… Mai una parola che non fosse dolce, mai una volta che abbia perso la calma… Credo il Signore lo avesse molto caro e lo attendesse” (Sergio Daneluzzi).
“Siamo molto legati a Don Bedon, di cui conserviamo un bellissimo ricordo. Negli anni del collegio ci era stato molto vicino, quasi un ‘padre putativo’ per tutti noi, all’epoca poco più che bambini e poi adolescenti lontani dagli affetti dei nostri cari… Ci dispiace terribilmente di non aver mai più avuto l’occasione di rivederlo né di sentirlo. Don Bedon ha personificato in modo luminoso  quegli ideali salesiani cui ha dedicato un’intera vita… per noi l’aiuto del suo sostegno e, quando necessario, del suo conforto, è stato particolarmente significativo e ha contribuito a rendere prima meno difficile e poi piacevole il nostro percorso scolastico di cui serbiamo tuttora un ricordo nostalgico” (Fulvio e Massimo Rustico).
“Sono un’exallieva di Beirut  e mamma di un vostro exallievo di Milano, mi sento parte della famiglia salesiana fin dalla mia infanzia: «Carissimo don Bedon, mi sembra ieri…. quando, insieme agli altri salesiani, ci hai accolto nella scuola, fino ad allora solo maschile, che aveva aperto le porte anche a noi ragazze. I ricordi di quegli anni sono rimasti indelebili nella mia mente e mi hanno accompagnato durante tutta la vita: ‘Non Scholae sed Vita discimus’, era scritto sul portone principale, una frase che rispecchia così profondamente l’insegnamento da te e da voi ricevuto. Un legame così forte che né gli anni né la lontananza sono riusciti mai a rompere. Conservo di allora tante foto, ma anche il libretto con i canti per le SS. Messe che ci avevi ‘confezionato’ e su ognuno dei quali avevi scritto il nostro nome. Ripenso al luglio del 2007 a Roma, a quello straordinario raduno di exallievi di Beirut, la gioia che ho provato quando il mio Stefano mi disse: «Mamma, io non ho un nonno, possiamo ‘rapire’ don Bedon, è troppo tenero» e la piccola Billa che stava nelle tue braccia a farsi accarezzare. Oggi sei partito per il tuo viaggio eterno, la tristezza è tanta, ma so che tu non vorresti vedermi piangere, allora ti saluto con affetto e sono certa che mi sarai ancora più vicino da lassù… Un abbraccio don Bedon, ti vogliamo bene. Tua Francesca con Stefano e Billa»” (Francesca Silli)

Turchia

Don Sante ricordava volentieri anche gli anni vissuti in Turchia, ad Istanbul (1984-1992), dove è stato anche direttore per quattro anni (1985-1989). Era suo desiderio ritornarci e ricordo, che nell’ultimo incontro avuto con lui a fine settembre 2011, gli avevo promesso che avrebbe potuto ritornare per una visita ad Istanbul, se la salute glielo avrebbe permesso; ed era molto felice di questa possibilità. Quando domenica scorsa, abbiamo fatto girare la notizia che don Sante si stava spegnendo, don Nicola Masedu, attuale parroco della Cattedrale di Istanbul, mi ha inviato questo messaggio: “Alla messa delle 11.15 ho comunicato al nostro Vescovo, con il quale ho concelebrato, che don Sante era grave e che il giorno prima aveva ricevuto il sacramento dell’Unzione degli infermi. Il Vescovo ha invitato tutti a voler pregare per don Sante, ricordando che era stato proprio don Bedon il primo parroco salesiano qui alla Cattedrale Saint-Esprit, quando il servizio era stato affidato ai Salesiani a partire dall’8 ottobre 1989. Diverse persone mi hanno espresso la loro vicinanza e il loro interessamento, promettendo un ricordo nella preghiera” (Don Nicola Masedu).

Ispettoria Romana

Dal 1992 al 2000, don Sante è trasferito temporaneamente nell’Ispettoria Romana, dove svolge il suo ministero sacerdotale sia in ambito salesiano, sia a servizio della Chiesa locale.
Così lo ricorda don Gian Luigi Pussino: “Anche don Sante ha terminato il suo pellegrinare. Personalmente non ho che un buon ricordo per il suo ministero educativo pastorale a Roma Don Bosco (Cinecittà). E al Don Bosco mi risulta che sia ricordato volentieri dai familiari dei ragazzi che egli contattò nella scuola. Lo ricordo anche con l’animo del missionario: ebbe modo di rendersi attivo, intraprendente, appassionato, nel collaborare in alcune nostre presenze domenicali nella Diocesi di Rieti (Don Gian Luigi Pussino).
E proprio da una piccola parrocchia in provincia di Rieti, la parrocchia di Leofreni, ho ricevuto l’altro ieri una telefonata dal parroco, che mi ha espresso il grande ricordo lasciato da don Sante nei pochi anni del suo ministero (dal 16 dicembre 1995 al 20 settembre 1998), confermato poi da un messaggio di una parrocchiana, che ha conosciuto don Sante quando aveva appena 14 anni: “Per noi era un caro amico, una persona speciale, dalla bontà infinita, che ha dato tanto ad ognuno di noi senza chiedere mai niente in cambio. Tutta la comunità avrebbe partecipato personalmente ai funerali, ma siamo purtroppo impossibilitati dalle avverse condizioni meteorologiche in cui versa il nostro paese, ad oggi siamo ancora con 2 metri di neve sulle strade e la protezione civile ci sconsiglia di metterci in viaggio. (quanto sarebbe piaciuto a Don Sante vedere le sue care montagne innevate di un bianco manto candido). Cercheremo di essere vicini a don Sante a nostro modo, stiamo organizzando una santa Messa in contemporanea con quella che si terrà a Torino, qui nella chiesa di Leofreni, questa mattina alle 11.00, alla quale parteciperanno tutti i parrocchiani di Leofreni, Castelluccio e Santa Lucia, lo ricorderemo tutti insieme, con pensieri e foto” (Francesca Palluzzi).
E ancora ieri sera, ho ricevuto un altro scritto da questa comunità parrocchiale: “08/02/2011 Leofreni di Pescorocchiano (RI) – Caro Don Sante, in questo momento non c’è posto in cui vorremmo essere che lì vicino a te per porti il nostro ultimo saluto, invece a causa delle avverse condizioni climatiche ci troviamo tutti riuniti qui, in quella che Tu hai reso la bellissima chiesa di Leofreni e che è il luogo che più ci ricorda di te; ma una cosa è certa: con la mente e la preghiera, ma soprattutto con il cuore anche noi siamo in quella Basilica, così lontana ma oggi così vicina a noi. Siamo sicuri che tu ci capirai, così come continuerai a starci vicino e darci la forza ed il coraggio per andare avanti, nel rispetto di quelli che sono stati i tuoi insegnamenti. È proprio questo il profondo senso di colpa che ci angoscia in queste ore: non essere stati in grado di venire a farti visita e darti, nel nostro piccolo, un po’ di forza, regalarti una sorpresa, farti sorridere, starti vicino come tu hai sempre fatto con noi. Un uomo prima che Salesiano, maestro prima ancora che parroco, salvezza per molti, punto di riferimento e padre per tanti.. per noi una guida, un esempio di vita, umiltà e bontà. Quanti aggettivi ci vorrebbero per descrivere ciò che sei stato per noi?.. Noi che sentiremo la tua mancanza nei giorni difficili, quando una tua parola avrebbe reso tutto più facile, così come nei giorni felici, quando ti ricorderemo commosso dall’affetto di quelli che resteranno per sempre i tuoi ‘bambini’. È questa l’immagine che abbiamo di te, un uomo semplice ma dagli ideali grandi, con quel modo di fare che ti è proprio, in grado di rendere naturale ogni nostro gesto nei tuoi confronti senza mai chiedere niente in cambio, semplicemente perché avevi già tanto da dare agli altri, la tua persona e la tua vita, cosa c’è di più prezioso? Così generoso da dedicare tutta una vita ai più bisognosi, gli stessi che nonostante le difficoltà cui il destino li ha sottoposti, hanno avuto la grande fortuna di incontrare te. La stessa fortuna è capitata a noi, una piccola comunità disorientata alla quale solo tu sei riuscito a restituire dignità e fiducia. Ora non possiamo che sentirci orgogliosi per aver avuto un posto nel tuo grande cuore. Grazie Don Sante per essere capitato nei nostri destini, proteggici da lassù adesso che di sicuro sei tra i migliori, non ti dimenticheremo mai e, come ci siamo sempre detti: ‘Anche se lontani, vicini col cuore e con la preghiera, per sempre’. Ti vogliamo tanto bene.” (La tua comunità di Leofreni, Castelluccio e Santa Lucia).

Egitto

Grazie alla sua Laurea in Lettere, don Sante ha potuto svolgere un prezioso servizio come insegnante nelle due scuole tecniche e professionali del Cairo e di Alessandria.  Ha trascorso vari anni in Egitto a più riprese (1958-1961, 1969-1970, 1983-1984, 2000-2006, 2009-2011). Oltre che come apprezzato insegnante, molti lo ricordano in cortile sempre circondato dai ragazzi, a cui spesso regalava una caramella o un “ghiné”, insieme ad un sorriso e ad una buona parola.
Dal settembre 2009 apparteneva alla comunità di Alessandria d’Egitto, dove desiderava essere utile per quanto ancora le forze glielo avrebbero permesso. Così lo ricorda il direttore: “Quello che in lui conquistava è che egli non vedeva nel giovane che gli stava davanti un arabo, un turco o un cinese, non vedeva un cristiano o un non cristiano, non vedeva un bravo o un delinquente, un simpatico o un antipatico… Ma soltanto una dignità umana che merita ogni rispetto, un figlio di Dio… E tutti lo capivano ed erano tutti affascinati, piccoli e grandi, perché parlava loro con la lingua del cuore (Don Bashir Souccar).
Ad Alessandria sono passati negli ultimi anni anche alcuni giovani confratelli per l’esperienza del tirocinio. Tutti ricordano con affetto don Sante. Uno di loro così scrive: “Un uomo di Dio e un uomo di santità che si manifestava con la sua semplicità e umanità reale, un uomo di fatti e non di parole. Il suo sorriso sereno ed amabile ti dava tranquillità e pace. Il suo zelo apostolico era incredibile, era sempre in mezzo ai ragazzi anche quando stava male, ed aveva una capacità nell’attirare i ragazzi pur non conoscendo la lingua, perché parlava loro con la lingua del cuore, che supera ogni confine ed ogni ostacolo, era sempre accerchiato dai ragazzi e dai giovani di tutte le età, piccoli e grandi. Aveva sempre una parola di incoraggiamento e di sollievo, non voleva mai vedere delle facce senza un sorriso. Per lui i giovani erano la sua vita ed era disposto a dare la vita per loro, proprio come don Bosco. Era un vero figlio di don Bosco, un apostolo, un prete salesiano fino in fondo e fino alla fine. Non ha mai smesso di pensare all’ispettoria, nonostante i momenti difficili che stava passando. Ringrazio il Signore perché mi ha dato la possibilità di conoscerlo, ed è stato per me una presenza significativa nel mio cammino formativo” (Dani Gaurie).

Terra Santa

Negli ultimi anni della sua vita, don Sante, già anziano e fragile di salute, accetta con disponibilità l’incarico di direttore a Cremisan per tre anni (2006-2009).  Così lo ricorda un confratello: “Ho conosciuto don Sante quando è diventato direttore di Cremisan. Sentivo e sperimentavo sempre il calore della sua fratellanza e della sua amicizia. Era sempre cordiale, gentile e molto accogliente. Parlava con affetto dei suoi allievi del Cairo e di Alessandria ed esprimeva sempre sentimenti molto positivi verso di loro. Ogni volta che sono stato a Cremisan era un piacere incontrarmi con lui. Parlavamo spesso di Don Bosco e del suo amore per i giovani, come un grande dono di Dio per il mondo. Secondo me, viveva un’esperienza profonda della presenza di Dio nella sua vita e sopportava serenamente la sua delicata situazione di salute. Nel suo modo di vivere la vita concreta a Cremisan, intravedevo la sua fede forte e il suo amore fraterno. La mia fervida preghiera è che il Signore gli conceda la pace e la gioia della sua presenza in paradiso. Prego il Signore perché mandi alla nostra congregazione e specialmente alla nostra ispettoria molti confratelli della statura di don Sante. Ringrazio il Signore per lui. (Don Stephen Kuncherakatt)

Torino Valdocco

Negli ultimi due anni, la situazione di salute di don Sante declinava inesorabilmente. Per questo si è reso necessario il trasferimento presso l’infermeria di Torino Valdocco, dapprima temporaneo e poi definitivo. Ricordo quando un anno fa, ormai già da alcuni mesi qui a Valdocco, mi chiese con le lacrime agli occhi di poter ritornare ancora ad Alessandria. Anche se non era del tutto opportuno, dopo aver consultato la dottoressa, gli abbiamo data questa possibilità. A fine marzo 2011 è ritornato per l’ultima volta in Egitto, felicissimo, ma soltanto due mesi dopo, a fine maggio, si è reso necessario un rimpatrio che lui stesso ormai considerava definitivo.
Desidero ringraziare cordialmente l’ispettore don Stefano, il direttore don Franco e tutti voi che in questi ultimi mesi siete stati vicino a don Sante e l’avete fatto sentire a casa. Si trovava bene qui ed era riconoscente. In un suo messaggio e-mail, scritto in risposta agli auguri per il suo compleanno nel luglio scorso, così mi scriveva: “Signor Ispettore, la ringrazio del ricordo e degli auguri per il mio compleanno. La salute non peggiora, né migliora. Riesco a camminare con un po’ di fatica. Ora sono in comunità e faccio qualche piccolo servizio.  I Superiori sono molto gentili e comprensivi. Non manco di pregare e di ricordare la comunità di Alessandria, dove ho lasciato il mio cuore (Don Sante Bedon, 18 luglio 2011).

Caro don Sante, dopo il tuo lungo peregrinare sulla terra, in Italia e in Medio Oriente, ora sei arrivato nella Gerusalemme del cielo, la tua speranza si è compiuta. Come ci ha rassicurato Gesù nel vangelo di Giovanni che abbiamo letto, il tuo cuore non è turbato, ma è nella pace. Lui ti ha preparato un posto e tu ora vivi con lui, insieme a tanti fratelli e sorelle che hanno seguito Gesù, via verità e vita, insieme a tanti tuoi confratelli fedeli ed esemplari che ti hanno preceduto.

L’ultima parola la lasciamo a te, caro don Sante. È un breve messaggio SMS che hai inviato dall’ospedale del Cottolengo, quando alcuni tuoi exallievi sono venuti a trovarti la vigilia di Natale: “Penso a voi, cari giovani egiziani, che siete stati la mia gioia durante la permanenza nel vostro splendido Paese e vi auguro un Buon Natale ed un felice Anno Nuovo 2012. Sono a Torino per cure mediche. Sto riprendendomi un po’ alla volta, gradirò vostre notizie. Sono qui con i miei carissimi amici che mi hanno fatto una sorpresa: Malak Yahia, Remon Atfy, Michel Maher, Mina Mahrous” (Don Sante Bedon, Ospedale Cottolengo, 24 dicembre 2011).

E a nome di tutti giovani che hai incontrato e che avrebbero voluto essere qui per darti un ultimo saluto, ti affidiamo ora a Maria Ausiliatrice, qui nella Basilica a lei dedicata. Penso particolarmente ad uno di questi giovani, Edwar, exallievo del Cairo e aspirante ad Alessandria, che si trova ora nel noviziato di Genzano e che ha scelto di diventare salesiano, grazie anche a te. Ti affidiamo dunque alla Vergine Ausiliatrice, dicendo un’Ave Maria nella lingua di questi giovani che hai incontrato e amato, la lingua araba.

Torino Valdocco
9 febbraio 2012
Don Maurizio Spreafico
Ispettore MOR