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150 anni a Roma – Un motivo in più per ritrovarci a Roma !

Il silenzioso anniversario coincide con l’arrivo a Roma dei 233 capitolari per dare inizio al CG26 che porterà i salesiani a rilanciare il “Da mihi animas cetera tolle.

(ANS – Roma) – Ricorre oggi, 21 febbraio, il 150esimo anniversario del primo viaggio di Don Bosco a Roma, avvenuto nel 1858.

Che viaggio memorabile la prima volta nel 1858! – si legge nelle Memorie Biografiche (vol. XVIII, cap. XV pag. 353) – L’Italia era ancora “in pillole” nè esisteva ferrovia da Genova a Roma. Gli bisognò munirsi di passaporto, dettare il suo testamento dinanzi a notaio e testimoni, prendere posto sopra un battello e navigare fino a Civitavecchia. Che tortura quel mal di mare! Balzando dalla diligenza, toccò il suolo della città santa con la commozione degli antichi romei Quella fu l`unica volta che visitò l`urbe. Scese nelle catacombe di S. Callisto recentemente esplorate; salì financo sulla cupola di S. Pietro. Il conte De Maistre, che gli dava ospitalità, lo fece conoscere a quanti potè in case patrizie e in palazzi cardinalizi. Pio IX lo ricevette due volte al Quirinale e una in Vaticano; in quelle udienze gli diede suggerimenti per gettare buone basi alla Pia Società, postillò di propria mano l`abbozzo delle regole e gli disse di scrivere i suoi sogni. Il giovane chierico che allora seguiva come, l`ombra il Servo di Dio, ora gli sedeva a fianco suo Vicario”.

A quella prima visita seguirono altre durante le quali Don Bosco portava avanti la promozione della sua opera, il riconoscimento della nascente Congregazione salesiana e, su mandato di Papa Leone XIII, la costruzione della chiesa del Sacro Cuore.


Mi permettete un’aggiunta “patriottica” ?  Quando lì si dice che D.Bosco dovette munirsi di passaporto, non si precisa che era il Passaporto del Regno SARDO-Piemontese !!!!!!!!! di cui Giovanni Melchiorre Bosco era fedelissimo suddito.

Questo per chi non ricorda la storia.

Dunque dal Porto di Genova (anch’esso appartenente al Regno SARDO-Piemontese), raggiungeva in “piroscafo” Orbetello nel Granducato di Toscana (altro Stato sovrano) e di qui entrava nello Stato Pontificio. dunque anche lui era “uno straniero a Roma”. L’inno era in Linguia Sarda, cominciava così: “Cunservet Deus su Re, salvet su Regnu SARDU, e gloria a s’istendardu  …”, il resto chiedetelo a Don Masedu.

Don Caputa